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lunedì 7 maggio 2012

EHF Champions femminile. Finale: al Györ il primo round. Ma tra Anita e Bojana è scontro stellare.

Il Györi Audi ETO KC si aggiudica l'andata della finalissima di Champions League femminile al termine di un duello equilibrato ed emozionante con il Budućnost Podgorica. Ma il 29-27 della sirena lascia aperte tutte le opzioni in vista della gara di ritorno, in programma domenica 13 in Montenegro.

Le padrone di casa, per l'occasione 'in trasferta' alla Veszprém Arena (con maggiore capienza, ma prevedibilmente esaurita in ogni ordine di posti), partono a gran velocità, mettendo a segno le tre reti iniziali. Katrine Lunde-Haraldsen, che ambisce a tornare sul tetto d'Europa per la terza volta in quattro anni (le prime due assieme a Bojana Popović, oggi stella delle sue avversarie), si fa trovare pronta fra i pali, neutralizzando un rigore della stessa Bojana ed un altro di Katarina Bulatović.
Però la truppa di Dragan Adzić ha esperienza e carattere sufficienti per non lasciarsi abbattere, e reagisce attraverso la Popović ed il pivot Ana Djokić, ex di turno (in sei anni a Györ ha vinto campionati e coppe a iosa...) in grado di beffare più volte la stretta marcatura cui viene sottoposta. Come da pronostico, entrambe le contendenti mettono in mostra difese aggressive; lo testimoniano i numerosi sette metri fischiati, con qualche errore di troppo per le slave al momento di concretizzarli, nonché le due penalità rifilate a Dragana Cvijić dopo appena 13 minuti. La giovane serba si guadagnerà poi anche il terzo due minuti, terminando la propria gara in anticipo.

Con Djokić e Popović a rispondere colpo su colpo alle magiare, mentre Lunde Haraldsen (46% di parate) e Clara Woltering continuano a fare il proprio dovere nelle rispettive porte, non sorprende che il match continui su binari d'equilibrio, per quanto sia il Györ a menare le danze (13-12) all'intervallo. Vantaggio cresciuto in modo notevole al rientro in campo: la squadra allenata dal norvegese Karl-Erik Bøhn vola sul più cinque (23-18 al 48° minuto) grazie soprattutto alle reti - alla fine saranno una dozzina - della sua 'diva' Anita Görbicz, mattatrice dell'incontro da parte locale (Heidi Løke si fermerà invece a quota quattro).
Adzić si vede obbligato a chiedere un time-out, rivelatosi quanto mai opportuno: le balcaniche tornano sul binario giusto e si rifanno sotto. E' Popović, a segno qualcosa come 14 volte in totale, a frasi carico in prima persona della rimonta, con l'ausilio delle parate 'made in Germany' della Woltering. Bene anche Jovanka Radičević (altra ex) fra le padrone di casa, deludente Andrea Lekić, mentre nelle fila ospiti la Bulatović incappa in una giornata no.

Si arriverà dunque ai sessanta minuti decisivi per il titolo con il Györi Audi ETO, grande favorito per la vittoria finale nei pronostici della scorsa estate, in posizione favorevole, ma con le slave, che potranno contare sull'apporto del solito, caldissimo pubblico (la cui versione 'ultras in trasferta' ha avuto qualche scambio di cortesie con i poliziotti ungheresi sugli spalti di Veszprém...) dello Sportski Centar Morača, in grado di mantenere intatte le loro chances. Seppure i precedenti in terra montenegrina non siano poi così negativi per le magiare.

Si arriverà all'ultima ora di gioco della stagione nella massima incertezza, ma con un'unica certezza: tra Görbicz e Popović (e tutte le loro compagne) sarà di nuovo una battaglia avvincente.

Di sotto le statistiche della finale di andata (cliccare per ingrandire).

domenica 11 marzo 2012

ULTIM'ORA: l'Atlético Madrid vince la Copa del Rey 2012 di pallamano.

Grande successo e prova di forza del Balonmano Atlético de Madrid capace di imporsi per 37-31 al Barcellona Intersport (che a sua volta conferma il calo di rendimento notato negli ultimi tempi, ed oggi mette in mostra un Danijel Saric non in gran forma) nella finale di Coppa del Re disputatasi questo pomeriggio a Torrevieja, vicino ad Alicante. La squadra della capitale spagnola rischia di affondare nel primo tempo, in cui finisce sotto pure di quattro (12-8 e successivo 13-9) ma è brava a reagire, in particolare per merito di Joan Cañellas, ed alla pausa si trova ad appena una lunghezza (14-15) dagli avversari.

Il ritorno in campo si annuncia promettente per i catalani, ma la doppietta di Laszlo Nagy si rivela un fuoco di paglia: trascinato dai goal di Nikolaj Markussen e Julen Aguinagalde l'Atlético infila un mega-parziale di 7-1 nel giro di appena sei minuti, ribaltando completamente la situazione. Ci penserannno poi Jonas Källman e Kiril Lazarov (quest'ultimo, manco a dirlo, top scorer dei suoi) ad allungare ulteriormente. Il gap si dilata fino al 32-25, anche grazie ai salvataggi di un Hombrados che fa la sua parte nel match, ed il seguente, timido tentativo di rientro dei blaugrana non porterà a nulla. Non servirà neppure l'infallibilità dai sei metri di Raul Entrerrios: al Pabellón Infanta Cristina la festa finale é tutta in bianco e rosso.

Copa del Rey 2012. Finale
* BM. Atlético Madrid - F.C. Barcelona Intersport 37-31 (14-15)
Statistiche 1;
Statistiche 2;
Play by play

giovedì 1 marzo 2012

EHF Champions League Maschile: gli orari della Final Four 2012.

La European Handball Federation ha reso noti gli orari della Final Four di Velux EHF Champions League maschile 2011/12, di scena il 26 e 27 Maggio prossimi nell'ormai 'tradizionale' scenario della Lanxess Arena di Colonia, in grado di ospitare fino a ventimila spettatori circa. E dove si annuncia un nuovo, molto probabile tutto esaurito, visto che 17 mila biglietti sono stati già venduti.

Giornalisti, fotografi, inviati radio-televisivi eccetera possono già inviare le loro richieste di accredito online tramite il portale ehfFINAL4.com entro le ore 17:00 di Venerdì 4 Maggio.

Ad 'allietare' il pubblico durante l'evento saranno gli Europe, rock-band svedese di grande successo nella seconda metà degli anni '80, che alla Lanxess Arena faranno risentire le note di 'The Final Countdown', singolo che, cantato dall'allora idolo Joy Tempest, spopolò nelle classifiche di mezza Europa un quarto di secolo fa (tanto per intenderci, quando squadre tipo ... SKA Minsk, Wybrzeże Danzica e CSKA Mosca dominavano la scena della pallamano internazionale). Un tuffo nel passato per i fans non più giovanissimi.

Sabato 26 Maggio 2012
* h: 15:15 prima semifinale
* h: 18:00 seconda semifinale

Domenica 27 Maggio 2012
* h: 15:15 finale 3/4 posto
* h: 18:00 finale 1/2 posto

sabato 4 febbraio 2012

Campionati Asiatici Maschili di Pallamano: Corea del Sud e Qatar in finale. I sauditi sfiorano la grande impresa.

Saranno dunque Corea del Sud e Qatar a contendersi la medaglia d'oro ai XV Campionati Asiatici di Pallamano maschile, in corso di svolgimento a Gedda. I Coreani campioni in carica si sono ritagliati un posto per l'ultimo atto prevalendo sui padroni di casa dell'Arabia Saudita al termine di una sfida incerta ed emozionante fino all'ultimo. Senza però lo 'scacco al re' che in una certa fase di gara sembrava davvero materializzarsi.

Pubblico da grandi occasioni, con cinquemila ugole (più o meno) sugli spalti; gran tifo per la squadra locale, ma anche una discreta rappresentanza di fans in arrivo da Seul e dintorni. Già alla partenza si intuisce che non sarà una passeggiata per i detentori del titolo, in grado di trovare la prima rete solo dopo quattro minuti. Jae Woo-Lee porta i suoi in testa dopo circa sette minuti, e da quell'istante i sauditi si vedranno obbligati a rincorrere per tutto il primo tempo, rimanendo comunque addosso agli avversari. Grande protagonista, per la squadra in maglia verde, il 25enne Hussain Al-Mohsin, che concluderà la gara con un ragguardevole bottino personale di otto segnature. Nelle fila coreane si distinguono invece Eun Ho Lee e Hyo-Won Eoo, le cui reti mantengono la squadra avanti alla pausa (14-13).

Il secondo tempo è suddiviso in tre parti diverse. Innanzitutto un monologo dell'Arabia Saudita, inarrestabile al ritorno in campo. Per dodici lunghissimi minuti si nota solo una squadra, capace di infilare un parzialone di 8-0 e volare sul più sette (21-14) con i tifosi ed i telecronisti di Saudi Sports 2 letteralmente in visibilio, complici le parate di Manaf Al-Saeed. Ma proprio quando molti già pregustavano il trionfo locale e la grande sorpresa che mettesse fine al dominio coreano, arriva la maestosa reazione degli ospiti, che con un contro-break di 8-1, realizzato in appena SEI minuti, ritrovano la parità.

La Corea è squadra tosta, di blasone ed esperienza, almeno se paragonata alle sue concorrenti continentali, e lo dimostra appieno in questo frangente. Trascinatore e attore principale del 'ribaltone' è il mitico Yoon Kyung-shin, fuoriclasse (ex Bundesliga) a segno cinque volte in pochissimo tempo, ed otto nell'intera seconda frazione. Sullo slancio, i giocatori dell'Estremo Oriente staccano addirittura gli avversari, ed il +3 (26-23) indicato dal tabellone ai tre minuti e mezzo dalla fine sembra aver chiuso la porta agli arabi.

Ma a questo punto inizia l'ultima fase, con il tentativo di rientro dei padroni di casa, totalmente restii a gettare la spugna. Tornano sul meno uno, e nell'ultimo minuto di gioco hanno addirittura la palla del pareggio; peccato che il tiro del possibile 27-27 si infranga contro il portiere avversario, e con esso le speranze di (quasi) tutto il pubblico. La Corea deve solo amministrare il possesso finale prima di scatenare l'urlo liberatorio. E' stata una fatica enorme, ma alla fine i detentori sono riusciti a cavarsela.

Alla battaglia cominciata alle 16:30 italiane non fa seguito una seconda semifinale altrettanto avvincente. Il Giappone tiene il passo del favorito Qatar per una decina di minuti, e prova a resistere comunque fino al 17°. Ma nel periodo che va da metà della frazione iniziale (terminata 19-13) alla metà del secondo tempo si assiste in pratica ad un assolo qatariota, con i figli del Sol Levante addirittura sotto di undici (28-17) al minuto 46, a dispetto degli sforzi di Kenij Toyoda e Kota Ozawa. La 'stella' Higashigahama stavolta brilla meno del solito: una rete dopo tre minuti, poi il nulla. perto il solco necessario a garantire loro la vitttoria, grazie anche al portiere Yousef Almaleem, i giocatori allenati dallo sloveno Borut Maček tirano un po' i remi in barca negli ultimi minuti ed il Giappone rende il distacco meno pesante, fino al 33-28 della sirena; un +5 comunque riduttivo per quanto si era visto nel match.

Corea del Sud e Qatar si giocheranno il titolo asiatico Domenica 5 Febbraio a partire dalle ore 16:30 nostrane (le 18:30 saudite); intanto però sono liberi di festeggiare in anticipo la qualificazione ai Mondiali del 2013, il cui ultimo biglietto disponibile verrà asssegnato alla vincente della finale per il bronzo: sauditi e giapponesi in campo, sempre Domenica 5, alle ore 14:30 di Roma (16:30 a Gedda).

Dirette televisive sul canale satellitare Saudi Sports 2 (Al Riyadiyah 2) del satellite Hotbird (13° Est), o meno probabilmente sul 'gemello' Saudi Sports 1.

SEMIFINALE #1
* Arabia Saudita - Corea del Sud 26-27 (13-14)
Statistiche 1;
Statistiche 2

SEMIFINALE #2
* Qatar - Giappone 33-28 (19-13)
Statistiche 1;
Statistiche 2

FINALE 1/2 POSTO
* Qatar - Corea del Sud (Domenica 5 Febbraio, h: 16:30)

FINALE 3/4 POSTO
* Arabia Saudita - Giappone (Domenica 5 Febbraio, h: 14:30)

FINALE 5/6 POSTO
* Iran - Bahrain 25-20 (11-12)
Statistiche 1;
Statistiche 2

FINALE 7/8 POSTO
* Emirati Arabi Uniti - Kuwait 31-29 (15-12)
Statistiche 1;
Statistiche 2

FINALE 9/10 POSTO
* Giordania - Uzbekistan 32-30 (17-17)
Statistiche 1;
Statistiche 2

domenica 29 gennaio 2012

EUROPEI MASCHILI PALLAMANO 2012: Danimarca campione!! Serbia battuta 21-19 in finale.

DANIMARCA CAMPIONE D'EUROPA. Quattro anni dopo il loro primo successo, gli scandinavi tornano ai vertici continentali. Sconfitta (ed incapace di realizzare il 'triplete' dopo i trionfi di Djoković e della nazionale di pallanuoto nelle ore anteriori) la Serbia, forse presentatasi all'ultimo atto con le pile un po' scariche dopo una camminata trionfale. Lo score di 21-19 sigilla una gara intensa e combattuta anche se non spettacolare in senso stretto, data la prevalenza delle difese sugli attacchi ed i numeri di due grandi portieri quali Niklas Landin e Darko Stanić.

Il punteggio dopo trenta minuti (un 9-7 quasi 'd'altri tempi') aveva già fatto intendere, a chiunque aspirasse a gustarsi un grande spettacolo pieno di goal, che forse era meglio andare al cinema... Qualche rete di più nella ripresa si vede, ma l'andazzo del match non cambia: Danimarca a fare da lepre, Serbia, tra l'altro salvata in molte occasioni da Stanić, ad inseguire senza mai mollare, ma pure senza mai raggiungere la 'preda'. Nemmeno la fiammata che in un attimo porta i padroni di casa dal 12-16 al 15-16 può cambiare un copione già scritto.

Un Mikkel Hansen stratosferico, che da buon fuoriclasse esce al momento giusto, ricaccia indietro gli avversari e mette al sicuro il trionfo, con la collaborazione di Landin. Al Michelone in grandissima forma corrisponde, dall'altra parte, la giornata no sia di Momir Ilić che di Marko Vujin, incapaci di provocare danni alla retroguardia 'ospite'. Dopo Canellas in semifinale, altre due presunte macchine da goal 'evaporano' al momento stesso in cui devono affrontare la Danimarca. Coincidenza o grande merito degli scandinavi? Il fattore ambientale non è riuscito ad incidere più di tanto questa volta. Ancor meno ha inciso Žarko Šešum, costretto in tribuna con un occhio bendato dopo essere stato colpito ad un oggetto lanciato dagli spalti venerdì scorso, pare diretto al coach dalla Croazia.

Danesi vincitori di un Europeo probabilmente non di qualità sopraffina (la squadra campione nel 2008 e quella che ha sfiorato il titolo mondiale un anno ci sembravano migliori delle 'truppa Wilbek' attuale), caratterizzato più dai grandi fallimenti (Francia in primis, ma non solo) che dalle grandi prodezze, ma in ogni caso bravissimi a raccogliere tutte le possibilità presentatesi davanti da otto giorni a questa parte. Gli uomini di Wilbek, che sulla panchina della nazionale maschile uguaglia la doppietta continentale al suo attivo come coach della nazionale danese femminile negli anni novanta, vendicano la sconfitta della fase a gruppi, e passano direttamente alle Olimpiadi, obbligando una Serbia comunque giunta ad un risultato storico a cercarsi il biglietto per Londra nel futuro torneo di qualificazione.

Conoscendo la solidità difensiva dei nordici, e la bravura di chi difende la porta su entrambi i lati del campo, pochi si aspettavano un inizio (e più in generale una partita) spumeggiante. Le previsioni, in particolare sulla difficoltà serba di abbattere il muro avversario, sono state rispettate in pieno. Dalla partenza. Ci vogliono oltre cinque minuti e mezzo perché Rajko Prodanović, miglior marcatore dei suoi con appena quattro reti (e questo vorrà pur dire qualcosa...), inauguri il tabellino serbo, per giunta con fatica: parata di Landin, traversa, e poi finalmente palla dentro. Nel frattempo, però, Mikkel Hansen ed Anders Eggert (l'ala sinistra è stata una delle note migliori della 'landshold' di Copenaghen in questo torneo) avevano già portato gli avversari sul 2-0.

La Serbia pareggia, poi la lepre scandinava fugge ancora, ma per quanto la stella balcanica del THW Kiel non ne azzecchi una, il portiere riesce a tenere i suoi in partita. E se Nenad Vucković, di nuovo in forma(zione), ritrova il piacere del goal, Stanić rimane sempre il grande trascinatore: para, si esalta ed incita il pubblico. L'estremo difensore del Metalurg Skopje non può comunque fermare ogni bomba avversaria, così la Danimarca, favorita anche da una leggerezza di Dalibor Cutura che le regala due minuti in superiorità numerica, riesce ad ottenere il primo vantaggio importante: un 8-5 griffato Hansen (chi altri?) al ventiduesimo.

In una frazione che va 'a scatti', però, arriva la contro-replica serba: due goal in un minuto, con Ilić a timbrare finalmente la rete nemica, ed il distacco torna minimo. Il tempo si chiude con un nuovo Darko & Niklas Show. Solo Bo Spellerberg, il cui arrivo in squadra ha elevato il livello di gioco ed i risultati dei futuri vincitori, riesce a segnare, mandando tutti negli spogliatoi con il basso punteggio già citato. E con entrambi i portieri oltre al 50%. L'impressione alla pausa è che la Danimarca sia sulla strada giusta, e la Serbia abbia assolutamente bisogno dei suoi due gemelli del goal.

Peccato che sia Vujin che Ilić proseguano la loro battaglia con il goal in apertura di ripresa, mentre l'uno-due firmato da Nikolaj Markussen porta l'Armata Wilbek al nuovo massimo vantaggio: 11-7. E se Stanić continua a fare il possibile fra i pali, il Momir nazionale continua a sbagliare, pure dai sette metri. Il rigore neutralizzatogli da Landin però non scoraggia i serbi, come al solito molto combattivi, che ora fanno piuttosto affidamento sul pivot Alem Toksić. Suo il meno uno (10-11), poi vanificato da Hansen e dal giovane Rasmus Lauge Schmidt, oggi in verità non molto considerato dal proprio allenatore, né molto preciso (due su sette, ben diversa era stata la mira contro la Spagna).

Il secondo, ed ultimo centro di Ilić è seguito da un nuova bomba del Michelone, che sbatte su palo e portiere e poi va dentro. Quando ti riescono anche tiri del genere, vuol proprio dire che è la tua giornata. E di segnali premonitori della vittoria finale della Danimarca ne abbiamo visti parecchi dall'inizio del Main Round otto giorni prima. Dall'altra parte, invece, le bordate sbattono sulla traversa o … sul naso di Landin, senza però riuscire a mettere fuori combattimento il portierone danese.

Il già menzionato break che porta di nuovo i locali sul meno uno agli otto dalla fine, segnando l'entrata di Marko Vujin nel novero dei marcatori (due golletti: troppo poco, troppo tardi) è soltanto un'illusione. A sistemare le cose ci (ri)pensa Sua Altezza Re Mikkel con tre reti nel giro di quattro minuti!! Serbia sotto di due lunghezze quando arriva il giro di lancette conclusivo, e pure terribilmente sotto pressione. Tanto da perdere l'ultima palla proprio davanti a Mikkel Hansen, che con tutta la calma del mondo sigilla il trionfo danese. Chi altri poteva farlo?

** Danimarca - Serbia 21-19 (9-7)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)

EUROPEI MASCHILI PALLAMANO 2012: La Croazia vince agevolmente la finale per il Terzo posto.

Croazia di Bronzo. I balcanici vincono meritatamente, battendo la Spagna con lo score di 31-27, la finale per il 3/4 posto, condotta in pratica dall'inizio alla fine. Decisive la precisione al tiro di Ivan Čupić e gli otto goal di Blazenko Lacković, quest'ultimo MVP dei suoi. Oltre alla coppia-vincente, tra le fila slave bene Igor Vori, Marko Kopljar, e Mirko Alilović in porta (tre rigori avversari neutralizzati). Sull'altro fronte positive le prestazioni di Daniel Sarmiento, Victor Tomás ed Iker Romero, però non assistiti in fase offensiva dai compagni, e la Spagna ne risente. Sierra gioca poco e non azzecca nulla, mentre l'altro portiere Hombrados offre una prestazione così così.

Le reti della coppia Vori - Lacković propiziano il 9-4 del primo quarto d'ora, che sembra già indirizzare la sfida nel verso giusto per la Goluza-band. Iberici impacciatissimi in attacco nella prima fase di gara, ma Sarmiento e Tomás evitano comunque il tracollo, ed è proprio un tris a firma dei due assi del Barcellona a riportare la Spagna, brava ad approfittare di una superiorità numerica (due minuti a Čupić), al meno uno dell'intervallo. Peccato che l'infortunio di Tomás sullo slancio di un goal realizzato lo metta fuori gioco per il secondo tempo.

Che inizia con Julen Aguinagalde a trovare addirittura il pareggio dai sei metri, sfruttando un assist del solito Sarmiento, ma è un fuoco di paglia. Lacković e Čupić ristabiliscono il +4, poi fa brevemente la sua apparizione nel tabellino marcatori anche Ivano Balić. Ci mette la firma (tre volte) pure Ivan Nincević, ed all'entrata negli ultimi dieci minuti, sul 26-21, i giochi sembrano fatti. La Spagna prova ad abbozzare una rimonta, arriva sul meno due, ma con Alilović di nuovo sugli scudi (sette metri di un mediocre Parrondo respinto al mittente) la Croazia amministra e si porta a casa un terzo posto conquistato con pieno merito.

** Croazia - Spagna 31-27 (13-12)
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Statistiche 03 (pdf);
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EUROPEI PALLAMANO MASCHILE 2012: anteprima delle finali!

In una giornata straordinaria per lo sport serbo, che vede l'eroe nazionale Novak Djoković impegnato nella finale degli Australian Open di tennis e la forte rappresentativa di pallanuoto sfidare i cugini del Montenegro per l'oro europeo, sarà la pallamano a regalare le ultime emozioni ad un popolo in attesa di un risultato storico. Anzi, ancora più storico di quello già ottenuto, visto che per la prima volta la Serbia del 'rukomet', non più Yugoslavia, è riuscita a conquistarsi un posto nell'ultimo atto di una grande competizione.

Tra gli uomini di Veselin Vuković e l'apoteosi è rimasto però l'ostacolo più difficile: la Danimarca che non si arrende mai. Una squadra che, dopo le tribolazioni di partenza, sembra davvero essersi imbarcata sulla rotta giusta: un cocktail di meriti propri e demeriti altrui l'ha catapultata fino alle semifinali, dove è riuscita a porre fine alle ambizioni di una Spagna di nuovo tanto forte quanto incompiuta. Un po' per bravura, un po' grazie alle circostanze, di cui hanno saputo approfittare nel modo migliore, gli scandinavi sono ormai arrivati ad un passo dal ripetere il trionfo continentale del 2008. Passo da compiere questa sera, 'vendicando' pure il K.O. subito dai serbi nelle primissime fasi del torneo (quel 24-22 della seconda giornata, materializzatosi dodici giorni fa).

Tanto di cappello a mister Ulrik Wilbek per il ripensamento e la convocazione di Bo Spellerberg. Meglio tardi che mai: il versatile centrale del KIF Kolding ha dato una nuova spinta alla 'Landshold', che dopo il suo arrivo è cresciuta sia in termini di gioco che di risultati. Senza dimenticare ovviamente il contributo degli altri: tanto per fare alcuni nomi, il portiere Niklas Landin, la stella Mikkel Hansen, alla fine decisivo contro la Spagna pur rimanendo in ombra per buona parte del match (d'altronde era marcatissimo), quell'Anders Eggert micidiale dall'ala, il veterano Hans Lindberg oppure la giovane-rivelazione Rasmus Lauge Schmidt, una spina nel fianco degli iberici venerdì scorso. La difesa rocciosa ha spesso creato difficoltà alla manovra 'nemica'. L'allenatore nordico, pronto ad aggiungere una nuova perla al suo impressionante curriculum, sa che per battere i serbi ed il fattore-campo la Danimarca dovrà comunque alzare i ritmi rispetto alla gara della fase a gironi, magari affidandosi ai quei contropiedi di cui sono stati maestri in tante occasioni. E sulla tradizione, perché se l'ultimo precedente ha sorriso alla Serbia, è pur vero che i balcanici non riuscivano a prevalere sugli odierni avversari da sette anni o giù di lì. Wilbek fa professione di fiducia riguardo alle capacità dei suoi di non lasciarsi condizionare dall'ambiente che troveranno oggi pomeriggio, ma questo è ancora tutto da dimostrare ...

Da parte loro i padroni di casa dovranno puntare moltissimo sulla forza del gruppo, sul talento di Momir Ilić e Marko Vujin, sulla parate di un Darko Stanić spesso e volentieri determinante, e soprattutto sull'apporto (invocato, a nome di tutta la squadra serba, da Dalibor Cutura, che può battezzare il suo debutto in nazionale, a 36 anni suonati, con una medaglia d'oro) della Beogradska Arena, oggi secondo le previsioni stipata e 'calda' come non mai, con ventimila ugole pronte di nuovo a fare da 'uomo in più' per una nazionale purtroppo obbligata a vedersela con lo stato di forma non perfetto di alcuni giocatori, e con la minore esperienza, rispetto alla controparte, a tali livelli. Ma come lo stesso Vuković, che nei suoi anni in campo da pivot ha conquistato ori olimpici (1984) e Mondiali (1986), ricorda, in una finale secca non è necessariamente la squadra più forte e/o esperta a vincere.

La grande sfida delle ore 17:00 sarà preceduta, alle 14:30 dalla finale dei delusi: Spagna e Croazia si affrontano per un terzo posto ad ogni modo prestigioso. Gli iberici potrebbero replicare il piazzamento dei Mondiali dello scorso anno, ed aggiungere una nuova medaglia all'altro bronzo (Croazia 2000) ed al tris di argenti in bacheca. Peccato che, ancora una volta, l'appuntamento con il gradino più alto del podio sia stato rinviato a data da destinarsi. Viran Morros si dice determinato a fare suo questo nuovo importante riconoscimento; dall'altro lato Igor Vori (spesso elemento avanzato della difesa 5-1 slava, che stavolta potrebbe venire 'sostituita' da una 6-0 che sappia aumentare le difficoltà di una Spagna priva di grandi cecchini dai nove metri ...) desidera porre fine alla sua tradizione negativa personale nelle 'finaline': tre incontri, tre sconfitte. Ed il compagno Blazenko Lacković non accetterebbe di tornare in patria a mani vuote.

Curiosamente, anche in questo caso il precedente confronto diretto si è concluso sul 24-22. Con sconfitta balcanica, però. Altro motivo che spingerebbe i croati a giocarsela a fondo, nell'attesa che un'eventuale successo della Danimarca contro i loro cugini-rivali serbi regali alla squadra di Slavko Goluža il vantaggio non da poco di organizzare il rispettivo gruppo di qualificazione olimpica in casa. Un privilegio che la Spagna si è peraltro già assicurato. Pure l'ultimo precedente nella corsa al bronzo, datato Pechino 2008, è favorevole alla 'Roja': la formazione ai tempi diretta da Juan Carlos Pastor sconfisse gli odierni rivali per 35-29.

FINALE 1-2 POSTO
(Beogradska Arena. Domenica 29/01/2012 - h. 17.00)
** SERBIA – DANIMARCA

FINALE 3-4 POSTO
(Beogradska Arena. Domenica 29/01/2012 - h. 14.30)
** SPAGNA – CROAZIA

Diretta televisiva in italiano di Spagna - Croazia su SPORTITALIA 2, e di SERBIA-DANIMARCA su SPORTITALIA; entrambe le finali vanno live anche su Sport 1 (satellite Astra, 19.2° Est) in tedesco. Soliti highlights della giornata alle ore 23:00 circa nell'EHF Euro 2012 Show su Eurosport 2 (Sky Canale 212).

Dirette web sul Canale Youtube dell'evento, dove si possono trovare anche i video 'on demand' delle partite precedenti; in alternativa possibili link ai vari live streaming (intorno agli orari inizio delle partite) sui seguenti portali:

Sportlemon (FromSport)
Live Score Hunter
Rojadirecta

sabato 28 gennaio 2012

EUROPEI PALLAMANO MASCHILE 2012: la finale è Serbia - Danimarca!!

Ebbene sì, Serbia e Danimarca vanno alla finalissima. Le due squadre, già incontratesi nella seconda giornata della fase a gruppi, con vittoria dei balcanici, il 17 Gennaio scorso, hanno guadagnato il diritto a ritrovarsi in un nuovo testa a testa. Non più alla Pionir Arena, ma nel maestoso scenario della Beogradska Arena. Non più con i soli due punti in palio, ma con il titolo europeo come unico obiettivo.

SERBIA - CROAZIA 26-22
I serbi hanno fatto loro il derby con la Croazia. Tifo caldissimo per i padroni di casa, ma nessun incidente. Il dispositivo di sicurezza, compresi l'ampio spiegamento di forze dell'ordine ed il divieto di accesso al paese per i tifosi croati senza biglietto, al momento pare aver funzionato.

Per quanto riguarda strettamente l'incontro, i padroni di casa si sono assicurati la vittoria grazie ad una sontuosa seconda parte. La prima è trascorsa su piani essenzialmente d'equilibrio, con la Croazia ad inaugurare il marcatore (Ivan Cupić dai sette metri) e rispondere ad ogni … risposta serba per otto minuti. Ivan Nikcević, compagno dell'azzurro Tin Tokić al Valladolid, e connazionali ribaltano finalmente la situazione sul 6-5, ma gli 'ospiti' che beneficiano di una panchina lunga, tornano avanti; lo scambio di reti prosegue fino a quando Ivano Balić, stavolta in campo abbastanza tempo, fissa lo score sul 12-11, e poi Marko Kopljar (migliore croato del match) ed Igor Vori (i cui trascorsi a Conversano vengono spesso ripetuti dal cronista di Sportitalia 2, alla quale facciamo i complimenti per la scelta di trasmettere in diretta le ultime, decisive sfide del torneo), rispondendo a Ivan Stanković e Marko Vujn, mandano le squadre alla pausa lunga sul 14-13 per loro.

Nessuna delle contendenti è riuscita a conquistarsi più di un rete di margine in tutta la frazione di apertura, però alla ripresa del gioco il vento cambia. In una direzione gradita alla stragrande maggioranza del pubblico. Alem Toskić e Momir Ilić regalano il primo vantaggio 'consistente' (16-14) alla Serbia, poi torna a colpire il duo Stanković-Vujin. I croati ora faticano a superare il muro difensivo rivale, incluso un Darko Stanić ancora una volta immenso. Ad un quarto d'ora dalla fine, sul 21-17, con la partita che sembra scappargli di mano, mister Goluža è obbligato a chiedere time-out. Kopljar si riscopre protagonista con due reti, che dimezzano lo scarto, e con … un due minuti rifilato dagli arbitri per un fallaccio, che propizia il nuovo allungo serbo. I dieci minuti rimanenti servono alla stella Ilić per allungare il bottino personale fino agli otto goal, portando i suoi al 25-20. Una doppietta di Vuijn, tra i canti di gioia degli spettatori, chiude la contesa. I croati falliscono l'obiettivo principale e dovranno accontentarsi della lotta per il bronzo. I loro grandi rivali invece fanno la storia e conquistano, ovviamente con il contributo imprescindibile del fattore-campo, la prima finale di sempre.

DANIMARCA - SPAGNA 25-24
La Danimarca si era in precedenza ritagliata uno spazio nella finalissima battendo la Spagna, per l'ennesima volta fermatasi alle porte dell'oro, con il minimo scarto. Nordici sempre lontani dalla forma esibita nel 2008 ed ai Mondiali dello scorso anno, però bravissimi a cogliere al volo le opportunità capitate negli ultimi sette giorni. La combinazione di risultati che aveva permesso la grande rimonta nel Main Round è stata seguita, in semifinale, da ulteriori episodi favorevoli alla squadra di Wilbek. A cui, lo ribadiamo, va riconosciuto il merito di averne saputo approfittare.

Inizio gara con prevedibile dominio delle difese, ed errori su entrambi i lati, tanto che ci vogliono quattro minuti perché Hans Lindberg sblocchi il punteggio. Dopo dieci minuti di equilibrio è la Spagna a regalarsi il primo break: un poker di reti, favorito da buone difese e relativi contropiedi, propizia il 7-3 e illude qualche tifoso della 'Roja'. Il coach scandinavo chiede time-out al momento giusto: al rientro i suoi tornano alla carica, spinta da Thomas Mogensen e dalle bombe del giovanissimo (appena 20 anni) centrale Rasmus Hauge Schimdt, nonché da un Niklas Landin ormai tornato (quasi) una certezza fra i pali. Dopo otto minuti senza reti, René Toft Hansen fissa dai sei metri la parità a quota dieci, e i danesi mettono la freccia con Anders Eggert autore dell'11-10. Spagna senza bussola in attacco nell'ultima fase del periodo, incapace di aggirare la sei-zero difensiva rivale, e priva (ma questo lo si sapeva da tempo) di cecchini in grado di fare la differenza dai nove metri. Non molto meglio in difesa, dove combina un pasticcio rivelatosi alla fine determinante: la barriera copre in modo inadeguato una punizione di Mikkel Hansen a tempo scaduto, lo stesso José Manuel Sierra si fa trovare fuori posto, ed il fuoriclasse del Copenaghen dice gracias: palla in rete e più due per la 'Danish Dynamite' a metà gara.

Romero e soci finiscono male e ricominciano peggio: un tris dell'ispiratissimo Lauge Schmidt apre la porta al più cinque avversario (17-12) del 38° minuto. Poi finalmente la Selección richiude le maglie in difesa, con Sierra a fare il proprio dovere, colpisce duro in contrattacco, e finalizza la 'remontada'. I trascinatori saranno Jorge Maqueda (unico vero 'bombardiere' dalla lunga distanza) e Julen Aguinagalde, per quanto il 19 pari con cui si entra nei dieci minuti conclusivi rechi la firma di Cristian Ugalde. Gli spagnoli pagano lo sforzo della rimonta e tornano a collezionare errori, lasciandosi ri-scappare gli avversari. Manco a dirlo, nel nuovo parziale troviamo lo zampino del giovane Rasmus eroe di giornata. Game over? Per nulla. La truppa di coach Rivera non starà disputando la miglior partita di sempre, ma non ha perso la grinta. Ed impatta a due giri di lancetta dal termine. A questo punto torna in scena di prepotenza l'altro Hansen, il Michelone da Helsingør, perfetto simbolo della nazionale danese di questo Europeo. Il Michelone non esalta più di tanto, non gioca benissimo, ma proprio come la sua squadra riesce a fare la cosa giusta al momento giusto. A fine primo tempo annota quel goal incredibile su punizione, ed ora griffa la doppietta che decide l'esito del confronto, catapultando i danesi nella finale per l'oro.

Con qualche recriminazione avversaria, non infondata: l'impatto tra Ugalde ed uno scandinavo nell'ultima azione iberica poteva essere sanzionato con un sette metri in grado di cambiare tutto. Ma gli arbitri, che hanno sempre ragione (anche quando hanno torto), la vedono diversamente, e poi con una gara diversa (ed un Joan Cañellas capace di combinare almeno qualcosa...) gli spagnoli ora starebbero a festeggiare, non a rammaricarsi per il nuovo K.O. subito ad un anno di distanza dalla semifinale mondiale. La Danimarca ringrazia e va avanti, beffarda e testarda nel conquistare un risultato sul quale, una settimana fa, pochi nello Jutland e dintorni avrebbero sinceramente puntato.

SEMIFINALI - RISULTATI
** Danimarca - Spagna 25-24 (12-10)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)

** Serbia - Croazia 26-22 (13-14)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)

FINALE 1-2 POSTO
(Beogradska Arena. Domenica 29/01/2012 - h. 17.00)
** SERBIA – DANIMARCA

FINALE 3-4 POSTO
(Beogradska Arena. Domenica 29/01/2012 - h. 14.30)
** SPAGNA – CROAZIA

venerdì 27 gennaio 2012

SLOVENIA KO: tra record di Lazarov ed ambizioni olimpiche, per la Macedonia la festa è doppia.

La Macedonia vince la battaglia balcanica contro la Slovenia e si qualifica per le ... qualificazioni alle Olimpiadi di Londra!! La finale per il 5/6 posto dei Campionati Europei di pallamano maschile si è decisa per un solo goal di scarto: 28-27 il punteggio finale che premia i macedoni. Decisivo al riguardo l'errore del giovane Sebastian Skube, il quale, dall'ala sinistra, spedisce fuori all'ultimo secondo il pallone che avrebbe potuto mandare la gara ai supplementari.

Dragan Gaijć firma l'uno-due di partenza sloveno, ma i futuri vincitori reagiscono immediatamente, e ribaltano la situazione arrivando alla pausa sul 16-12. I macedoni toccano il massimo vantaggio (+5) ad inizio ripresa, però la riscossa slovena, capitanata da Matiaž Brumen (MVP dei suoi) e Jure Dolenec, top scorer sette volte a referto, non si lascia attendere: aggancio al 40° e doppio vantaggio successivo, grazie ad un tremendo parziale di 7-1.

Macedoni colpiti ma non affondati, tornano di nuovo avanti quando Kiril Lazarov, al 47° minuto, sigla un goal storico: la sua RETE NUMERO 59, che lo trasforma nel miglior realizzatore di sempre in una singola edizione del torneo, cancellando il primato stabilito da Olafur Stefansson nel 2002. 'Kire' perfezionerà in seguito il suo record portandolo a quota 60. Un goal, il settimo personale nel match, in grado di far volare la nazionale di Skopje sul più tre (26-23) ad una decina di minuti dal termine.

Ci penseranno poi il solito Bosko Ristovski (oggi 'soltanto' al 31 percento) fra i pali, e l'errore di Skube (probabilmente non l'elemento più indicato a cui affidare un tiro così determinante) a fil di sirena a rendere vano l'ultimo accenno di rimonta, firmato da un Luka Zvizej anche stavolta in grande spolvero. Conclusione amara per il grande Europeo della Slovenia; per atleti, staff e tifosi della Macedonia, invece, la festa è doppia.

FINALE 5/6 POSTO
** Macedonia - Slovenia 28-27 (16-12)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)

lunedì 23 gennaio 2012

IHF/EHF Challenge Trophy: a Belgrado c'è gloria anche per la Moldavia!

Sabato scorso, a margine delle sfide inaugurali del Main Round degli Europei maschili, si è giocata alla Beogradska Arena la finale dell'IHF/EHF Challenge Trophy, con vittoria della Moldavia, che ha prevalso sulle Isole Far Oer con il punteggio conclusivo di 30-28 (p.t. 15-9).

Come suggeriscono i tabellini, primo tempo dominato dagli ex-sovietici, con Anatolii Butov sugli scudi (cinque reti in mezz'ora, l'ultima a fil di sirena, poi altre due nel secondo tempo) ed il portiere Valeriu Erhan a fare buona guardia, coadiuvato da una difesa tosta. Troppi errori, invece, da parte scandinava.

Tutto resta più o meno uguale al rientro in campo, poi i nordici abbozzano una sorta di reazione ma riescono soltanto a ridurre il gap a 23-28 con cinque minuti da giocare. Fino a quando, trascinati da un Danjel Torgard finito in doppia cifra nel tabellino marcatori, hanno un improvviso scatto d'orgoglio nell'ultima fase di gara e si portano a meno due.

Ma ormai è troppo tardi: Erhan nega a Runi Hojgaard la gioia dell'ultimo goal ed i moldavi possono iniziare la festa, con tanto di premiazione effettuta dal gran capo dell'EHF, il norvegese Tor Lian, e da Miguel Roca Mas in rappresentanza dell'International Handball Federation. Grazie a questo trionfo la Moldavia si qualifica, come rappresentante europeo, all'IHF Intercontinental Trophy, dove sfiderà i campioni dei vari Challenge Trophy degli altri continenti.

Serghei Costin (terzino destro Moldavia): 'Alla fine di questa partita mi sento incredibilmente felice ed orgoglioso della mia squadra. Era la prima volta che disputavo l'IHF/EHF Challenge Trophy e vincerlo immediatamente è qualcosa che potevo soltanto sognarmi. Da noi i palazzetti sono piccoli, ed abitualmente giochiamo davanti a 200 spettatori; niente di paragonabile ad un luogo come la Beogradska Arena. Mi piacerebbe diventare un giocatore professionista di pallamano, e lavorerò sodo per riuscirci'.

Johan á Plógv Hansen (terzino sinistro Isole Faroer, foto in alto): 'Per me e per la mia squadra disputare la finale dell'IHF/EHF Challenge Trophy è un sogno avveratosi. Non avevamo mai giocato in un'arena con 20.000 posti a sedere, è stata una sensazione incredibile! Durante questo torneo abbiamo imparato molto, e adesso non vediamo l'ora di vedere all'opera alcuni tra i migliori giocatori del mondo. Sogno di poter giocare, qualche giorno, contro stelle del genere'.

sabato 21 gennaio 2012

Campionati Africani di Pallamano 2012. Tunisia e Angola rivincono il titolo.

In Europa le gerarchie dell'handball continentale stanno cambiando, in Africa no. La serata che, con ogni probabilità, chiude il ciclo vincente della Francia maschile, vede Tunisia (tra gli uomini) ed Angola (in ambito femminile) riconfermarsi ai vertici nelle finali dei XX Campionati Africani.

Nella sfida che venerdì sera a Rabat (Marocco) ha chiuso il torneo, la favorita Tunisia riconquista l'oro ai danni di un'Algeria incapace di ripetere l'impresa compiuta 24 ore prima contro l'Egitto. Le' Aquile di Cartagine' hanno ragione degli avversari grazie soprattutto ad un'ottima prima frazione, in cui concedono appena sei reti. Wissem Hmam ed Issam Tej stroncano dal principio la resistenza nemica, portando il tabellone sul 10-3 dopo una ventina di minuti. Parziale tremendo, ma che invece di abbattere l'Algeria finisce per illudere i tunisini. I quali, forse pensando ad una facile passeggiata, tolgono il piede dall'acceleratore.

Ed allentano le maglie in difesa, tanto che la stessa squadra a segno con il contagocce per tutto il primo tempo, terminato 12-6, al rientro in campo trafigge la difesa rivale cinque volte in sei minuti, riaprendo l'incontro (13-11). I tifosi algerini alla Salle Ibn Yassine esplodono e pre-gustano la grande rimonta. Che resta incompiuta: passato l'attimo di smarrimento, la squadra di coach Alain Portes riesce a non farsi raggiungere e, dopo essere arrivata sul 19-17 a dieci minuti dalla fine, gestisce ottimamente l'ultima tranche di gara, chiudendo con lo score di 23-20.

Tra fumogeni accesi in campo e cori inaspettatamente affittati dallo sport spagnolo ('Campeones, Campeones...'), Heykel Mégannem (sei reti il suo bottino personale) e compagni festeggiano il loro nono titolo africano e la relativa qualificazione olimpica. I tunisini hanno pure staccato il biglietto per i Mondiali 2013, in questo caso assieme all'Algeria (ferma a sei stagionatissimi ori continentali, l'ultimo datato 1996, e 'dirottata' sul torneo preolimpico in Danimarca) e ad alle altre due semifinaliste: Egitto e Marocco. Nello scontro tra questi ultimi, valido per il bronzo, successo (non si sa quanto) consolatorio dei Faraoni che travolgono i padroni di casa per 29-15.

A Tunisi puntavano ad una storica doppietta, tornando a vincere contemporaneamente il titolo maschile e quello femminile dopo 36 anni. Dovranno aspettare ancora ... le angolane non hanno ceduto lo scettro: le Regine d'Africa sono sempre loro!! Finale combattuta, come quella dell'edizione 2010, e con le stesse vincitrici. Le tunisine non si lasciano impressionare dalla partenza a razzo delle 'Palancas Negras' (antilopi nere), avanti per 4-1 dopo 5 minuti, e ristabiliscono la parità (7-7) senza esitare. Con la fuoriclasse Mouna Chebbah a corrente alternata, l'equilibrio regge anche in seguito: 12-12 a metà gara.

La situazione non cambia fino agli ultimi dodici minuti circa (19 pari), poi le angolane fanno valere tutta la loro (maggiore) classe, ed esperienza, e cattiveria, e mentalità vincente, e chi più ne ha più ne metta ... Con le sorelle Kiala a fare la differenza, le atlete in rosso e nero prendono quel margine di vantaggio (24-21 al 55°) che in pratica si porteranno fino alla sirena (26-24). Abbastanza per festeggiare una nuova medaglia d'oro - l'ottava di seguito, l'undicesima in totale - ribadire chi sono le più forti, e prenotare il biglietto per Londra.

La Tunisia è invece 'condannata' ad un duro girone di qualificazione olimpico, dove, tra le altre, l'attende la Danimarca. Terzo posto a sorpresa per la Repubblica Democratica del Congo, che dopo aver raggiunto per la prima volta le semifinali, termina addirittura sul podio, sconfiggendo nettamente (33-24) l'Algeria nella 'finalina'. Come tra gli uomini, le prime quattro squadre classificate accedono al Campionato del Mondo 2013.

Torneo Maschile - Finale 1/2 Posto
** TUNISIA - ALGERIA 23-20 (12-6)
Tunisia: Magaiez, Helal (1 arrêt); Megannem (6/6), Tej (5/6), Hmam (3/3), Gharbi (2/2), Bousnina (2/4), Ayed (2 /2 rig.) Boughamni (1/2), Banour (1/4), Sanai (1/7), Touati (0/2)
Algéria: Kerbouche; Rahim (4/4), Chebhour (4/6), Berkous (3/8), Soudani (3/5), Daoud (2/2), Boultif (2/5), Kaabache (2/2), Labane (0/2)

Torneo Maschile - Finale 3/4 Posto
** MAROCCO - EGITTO 15-29 (5-16)

Cliccare l'immagine per ingrandire
Torneo Maschile - Classifica Finale
1. Tunisia
2. Algeria
3. Egitto
4. Marocco
5. Senegal
6. Angola
7. Camerun
8. Repubblica Democratica del Congo
9. Congo Brazzaville
10. Costa d’Avorio
11. Gabon
12. Burkina Faso

Torneo Maschile - Albo d'oro
2012. Tunisia
2010. Tunisia
2008. Egitto
2006. Tunisia
2004. Egitto
2002. Tunisia
2000. Egitto
1998. Tunisia
1996. Algeria
1994. Tunisia
1992. Egitto
1991. Egitto
1989. Algeria
1987. Algeria
1985. Algeria
1983. Algeria
1981. Algeria
1979. Tunisia
1976. Tunisia
1974. Tunisia


Torneo Femminile - Finale 1/2 Posto
*+ ANGOLA - TUNISIA 26-24 (12-12)
Torneo Femminile - Finale 3/4 Posto
** REP. DEM. CONGO - ALGERIA 33-24 (14-8)
Torneo Femminile - Finale 5/6 Posto
** CAMERUN - CONGO BRAZZAVILLE 22-19 (11-8)
Torneo Femminile - Finale 7/8 Posto
** COSTA D'AVORIO - SENEGAL 28-21 (14-8)

Cliccare l'immagine per ingrandire
Torneo Femminile - Classifica Finale
1. Angola
2. Tunisia
3. Repubblica Democratica del Congo
4. Algeria
5. Camerun
6. Congo Brazzaville
7. Costa d’Avorio
8. Senegal
9. Egitto
10. Marocco

Torneo Femminile - Albo d'oro
2012. Angola
2010. Angola
2008. Angola
2006. Angola
2004. Angola
2002. Angola
2000. Angola
1998. Angola
1996. Costa d’Avorio
1994. Angola
1992. Angola
1991. Nigeria
1989. Angola
1987. Costa d’Avorio
1985. Congo
1983. Congo
1981. Congo
1979. Congo
1976. Tunisia
1974. Tunisia

venerdì 20 gennaio 2012

Campionati Africani di Pallamano 2012. Oggi si assegnano i titoli!

Se ai Campionati Europei in corso di svolgimento in Serbia i risultati a sensazione non mancano, la Coppa d'Africa 2012 di pallamano, che si conclude oggi a Rabat, offre sorprese col contagocce, ma alla fine qualcuna la regala. Di quelle che fanno notizia: la grande finale annunciata, in campo maschile, tra Egitto e Tunisia non avrà luogo.

Merito o colpa dell'Algeria che, a causa di una formula insolita, ritrova in semifinale i Faraoni già affrontati nella fase a gruppi e stavolta li elimina, al termine di un match tiratissimo (come il precedente, conclusosi in parità) e deciso solo negli ultimi istanti. Egitto avanti per 14-12 a metà gara, facendo tesoro dei cinque rigori a loro concessi, ed in vantaggio per 25-24 a poco dalla fine, con numerosi fans dell'Algeria (comunque già brava a raddrizzare un precedente 19-16 che sembrava chiudere in giochi in favore degli avversari) sul punto di abbandonare la Salle Ben Yacine, rassegnati ad una nuovo K.O. dopo quello subito nella finale 2010.

A smentirli ci pensa Zorro Bénali, il quale prima sfrutta un assist di Tahar Labane per impattare, e subito dopo ruba il pallone della vittoria, servendo Riad Chehbour, specialista in contropiedi, che non sbaglia. Risultato clamoroso, ancor più vista la crisi che attanaglia l'handball algerino, con il campionato fermo a causa di contrasti interni alla federazione. Tra i vincitori buona prova del portiere Samir Kerbouche e della coppia Sassi Boultif - Messaoud Berkous, con sette reti ciascuno.

Fra l'Algeria ed il trono continentale (che garantisce pure un biglietto per Londra 2012) rimane però un ostacolo non da poco: la corazzata-Tunisia, che si sbarazza dei padroni di casa marocchini per la seconda volta in pochi giorni. Come per la seconda volta in pochi giorni il pubblico che gremisce gli spalti all'inverosimile mostra sia tutto il suo lato positivo, abusando delle corde vocali pur di spingere i propri eroi, che quello negativo: ancora laser puntati contro gli occhi del portiere ospite, con conseguente breve sospensione del match.

Ma nemmeno questo riesce a fermare l'onda tunisina. Il Marocco di Philippe Carrara, esperto allenatore transalpino da due mesi sulla panca dei magrebini, tiene il passo per un quarto d'ora, più o meno fino al 5-6, poi si schianta contro il muro difensivo eretto dai vari Issam Tej, Wissem Hmam e Mosbah Sanai. I contropiedi che ne derivano portano lo score sul 12-5 (min.24), chiudendo di fatto il match. E per quanto gli avversari non gettino mai la spugna, il divario non fa che aumentare: otto reti a metà gara, dodici all'entrata dell'ultimo quarto di gioco. Fino al 28-16 della sirena, fotografia della netta superiorità di una squadra sull'altra.

La Tunisia ha l'occasione di centrare una storica doppietta, riuscita loro soltanto nei lontanissimi 1974 e 1976. Ma se gli uomini partono favoriti nella 'corsa all'oro' contro l'Algeria, tra le donne, che pure hanno sconfitto le algerine in semifinale (un buon viatico per la finalissima maschile odierna...) il discorso è differente: c'è da mettere in scacco la Regina, quell'Angola femminile che si è impadronita dello scettro continentale nel 1998 e non lo ha più mollato, vincendo le ultime sette-edizioni-sette del torneo, e arrivando a dieci titoli complessivi in bacheca.

Angolane tutt'altro che disposte a interrompere la loro striscia vincente, né di fallire la qualificazione olimpica. Dopo l'ottimo risultato dei Mondiali (quarti di finali raggiunti) dello scorso Dicembre, le sorelle Kiala e le loro compagne erano partite a rallentatore nella rassegna marocchina, ma hanno trovato il ritmo giusto strada facendo, ed ora appaiono inarrestabili. Se ne sono accorte pure le loro avversarie in semifinale: la Repubblica Democratica del Congo forse già abbastanza felice per lo storico approdo tra le prime quattro (e per la rivincita arrivata, dopo tanti derby perduti, contro le 'cugine' di Brazzaville nei quarti) per opporre qualsiasi resistenza all'uragano-Angola. Il quale si abbatte implacabile già dai primi minuti: il 10-0 dopo un quarto d'ora svuota subito il match di ogni significato. Il resto è pura numerologia: 23-9 alla pausa lunga, 39-19 alla sirena. Per le angolane è una passeggiata.

Le tunisine hanno compiuto un cammino inverso: rivali asfaltate nei primi incontri, poi forma in calando e vittorie sempre più striminzite. Non male, comunque, il 27-24 rifilato alle dirimpettaie algerine giovedì, soprattutto guardando al buon valore delle avversarie. Sfida equilibrata nella prima parte con la Tunisia, che sbaglia forse un po' troppo, avanti per la prima volta solo al 22° (9-8); all'intervallo si arriva in parità: dieci reti per ciascuno.

Per fortuna (loro) nella ripresa sale in cattedra la grande Mouna Chebbah, fuoriclasse del Viborg HK danese (che presto abbandonerà, restando comunque nel campionato femminile numero uno al Mondo) e trascinatrice di una nazionale che con le sue prodezze vola sul 17-14 (minuto 40) e poi fino al 24-17 (minuto 51). L'Algeria prova a rientrare ma è tardi, e riesce solo a rendere meno amaro il gusto della sconfitta. Tunisine in finale, ma eccessivamente dipendenti da una Chebbah in campo indisposta sin dalle prime partite.

Torneo Maschile - Semifinali: Risultati
* ALGERIA - EGITTO 26-25 (12-14)
* MAROCCO - TUNISIA 16-28 (7-15)

Torneo Maschile - 5/8 Posto: Risultati
* ANGOLA - CAMERUN 24-23 (13-8)
* SENEGAL - REP. DEM. CONGO 33-32 (14-15)

Torneo Maschile - Finale 5/6 Posto
* SENEGAL - ANGOLA 28-27
Torneo Maschile - Finale 7/8 Posto
* CAMERUN - REP. DEM. CONGO 29-25 (13-15)

Torneo Maschile - Finale 1/2 Posto: Programma
Ven. 20/1/2012 - h. 21.00: ALGERIA - TUNISIA

Torneo Maschile - Finale 3/4 Posto: Programma
Ven. 20/1/2012 - h. 18.00: MAROCCO - EGITTO


Torneo Femminile - Quarti di finale: Risultati
* REP. DEM. CONGO - CONGO BRAZZAVILLE 29-19 (10-10)
* ANGOLA - SENEGAL 41-20 (19-10)
* ALGERIA - CAMERUN 23-22 (11-10)
* TUNISIA - COSTA D'AVORIO 24-19 (11-7)

Torneo Femminile - Semifinali: Risultati
* ANGOLA - REP. DEM. CONGO 39-19 (23-9)
* TUNISIA - ALGERIA 27-24 (10-10)

Torneo Femminile - 5/8 Posto: Risultati
* CAMERUN - COSTA D'AVORIO 19-18 (11-11)
* CONGO BRAZZAVILLE - SENEGAL 25-22 (13-10)

Torneo Femminile - Finale 1/2 Posto: Programma
Ven. 20/1/2012 - h. 18.00: TUNISIA - ANGOLA
Torneo Femminile - Finale 3/4 Posto: Programma
Ven. 20/1/2012 - h. 12.00: ALGERIA - REP. DEM. CONGO
Torneo Femminile - Finale 5/6 Posto: Programma
Ven. 20/1/2012 - h. 14.00: CAMERUN - CONGO BRAZZAVILLE
Torneo Femminile - Finale 7/8 Posto: Programma
Ven. 20/1/2012 - h. 12.00: COSTA D'AVORIO - SENEGAL


Una notevole copertura televisiva dell'evento è assicurata dal canale satellitare magrebino Nessma TV, visibile su Hot Bird, con numerose dirette e differite giornaliere. E' più difficile trovare live streaming su internet, ma si consiglia di dare comunque un'occhiata, intorno all'orario d'inizio dei match, alle seguenti pagine:

Sportlemon (FromSport)
Live Score Hunter
Rojadirecta
Nessma TV Streaming (se funziona)

sabato 24 dicembre 2011

Copa Asobal: l'edizione 2011 è del Barcellona Intersport.

Per il Barcellona delle meraviglie, la squadra di pallamano che sta seguendo le orme vincenti dei loro 'cugini' calcistici, è arrivato il primo 'titulo' stagionale. L'Intersport di Xavi Pascual ha conquistato Giovedì sera a León la XXII Copa Asobal, trofeo finito nelle vetrine della bacheca catalana per la settima volta. Un record in questa competizione. Vittima di turno dello strapotere blaugrana il Reale Ademar, squadra di casa che era riuscita a sfruttare il fattore campo nella semifinale contro l'Atlético Madrid, ma al cospetto dei Campioni d'Europa ha dovuto alzare bandiera bianca.

Avvisaglie di come sarebbe andata a finire si erano viste già dall'inizio, con le reti di Laszlo Nagy (saranno in tutto nove) e Juanín García ad obbligare coach Isidoro Martínez a far ricorso al primo time-out dopo appena nove minuti, sul 6-3 per gli ospiti, frutto anche di una buona difesa sul pivot locale Rafael Baena, stavolta poco incisivo. Ma le cose non vanno meglio al rientro in campo, anzi i catalani approfittano di un due minuti rifilato a Carou per volare rapidamente sul più cinque (8-3, min. 12:24).

L'Ademar in seguito stringe le maglie in difesa, ricorrendo ad un'efficace 5-1, ma quanto di buono fatto da Borges e dalla retroguardia termina spesso in fumo per colpa di una sciagurata fase offensiva, con troppi errori in attacco: e se il Barcellona smarrisce la via del goal per quasi dieci minuti - adesso è la volta di Pascual a chiedere necessariamente il time-out - i leonesi trovano appena una misera rete. Insomma, il minimo risultato con il massimo sforzo. Va un po'meglio quando finalmente entrambe la squadre tornano a colpire, e dopo qualche veloce botta e risposta, nel quale emerge la figura dell'infallibile Antonio García, MVP dell'incontro, si torna negli spogliatoi sul 9-12.

La reazione locale è più veemente nella ripresa, tanto da arrivare ad una sola rete di scarto dai rivali (13-14), per la gioia del pubblico del Palacio de Los Deportes. Merito della sopracitata cinque-uno, ma anche del doppio pivot, con Juan Andreu affiancato a Baena. A zittire i fans locali ci pensa comunque il solito, grande Danijel Saric. Il portierone serbo-bosniaco estrae dal cilindro la parte migliore del suo repertorio, e con l'aiuto del prolifico Nagy, che per una decina di minuti regge da solo l'attacco barcellonista, rimette gli avversari a distanza di sicurezza (20-17 all'entrata nell'ultimo quarto d'ora di gioco).

Pur costretto a rincorrere tutto il tempo, il Reale Ademar non getta la spugna, e la sfida rimane aperta, ed intensa, man mano che si avvicina la sirena. Rutenka e Sorhaindo, entrambi letali dai sei metri, provano a chiuderla, senza riuscirvi: approfittando di una superiorità numerica è invece Martin Stranovsky a fissare lo score sul 26-27 a due giri d'orologio dal termine.

Grazie ai successivi errori in attacco di Sarmiento e Juanín García i castigliani hanno persino due opportunità di pareggiare e forzare i supplementari; peccato per loro che la palla non voglia più saperne di entrare (prima a causa di una cattiva combinazione tra Antonio García ed Andreu, poi per un tiro affrettato del giovane Jaime González, facilmente neutralizzato da Saric-inesca); con tali modalità il F.C. Barcelona Intersport esce vittorioso da una battaglia sempre condotta, ma tirata fino all'ultimo.

XXII COPA ASOBAL - FINALE
** Barcellona Intersport - Reale Ademar León 28-27 (12-9)
Statistiche 1 (pdf)
Statistiche 2 (pdf)
Play by play (pdf)

giovedì 22 dicembre 2011

Copa Asobal: Tokic e Atlético KO, La finale è Ademar - Barça.

Sorpresa nella Copa Asobal, di scena tra Mercoledì e Giovedì al Palacio de Deportes di León. Niente finale annunciata fra Barcelona Intersport ed Atlético Madrid: a contendere il trofeo ai blaugrana, stasera alle ore 21:00 (probabile diretta web su laola1.tv), saranno i padroni di casa del Reale Ademar, in una riedizione dei tornei 1998 e 2008, entrambi vinti dai leonesi. I madrileni fanno invece la loro 'brava' parte nella serata disastrosa del club (culminata con l'eliminazione dalla Coppa del Re di calcio) e cedono per 28-27 agli uomini di Isidoro Martínez, nonostante la solita dose di reti assicurata da Kiril Lazarov.

Sfida spettacolare di fronte a un pubblico da grandi occasioni, con un ritmo altissimo fin dalle prime battute. Errori e relativi contropiedi da una parte e dall'altra, ma Venlo Losert e J.J. Hombrados fanno il loro dovere ed impediscono al rispettivo avversario di prendere alcun margine significativo.

Poi, a prescindere dall'apparente efficacia della 6-0 difensiva locale, i biancorossi tentano la fuga (9-6 al ventesimo) grazie soprattutto ad Alberto Entrerríos, ed ai due minuti rifilati a Stranovsky. La reazione dell'Ademar, firmata dal pivot Rafa Baena, capocannoniere dello scorso campionato, e da Carlos Ruesga, non si fa attendere, ed alla pausa è tutto come prima: 13-13.

Al ritorno in campo, è un Reale-show, a dispetto dell'entrata di Didier Dinart, in panca nel primo tempo. Entrerríos e più in generale l'attacco dell'Atlético vengono disinnescati, e finiscono per commettere qualche errore di troppo in fase offensiva. Con i locali subito a punirli. Ne esce un sorprendente parziale di 7-1, ed un massimo vantaggio di sei reti (24-18) intorno a metà tempo, firmato in particolare da Martin Stranovsky, Denis Krivochlykov ed ancora Ruesga.

Game over? Non se di mezzo c'è la truppa di coach Talant, e personaggi come Roberto García Parrondo, pedina-chiave, in difesa come al contrattacco, della 'remontada' atletica, che riporta i madrileni addirittura avanti (26-25), e poi le squadre di nuovo in parità (27 a testa) quando rimangono solo due giri d'orologio. Stavolta però a Dujshebaev, forse un po' esagerato con il suo turnover, va male: l'unica rete degli ultimi 120 secondi la timbra Antonio García Robledo, che regala al pubblico di casa un'enorme gioia, negando all'ex-Ciudad Real l'opportunità di vincere il suo secondo titolo dopo il trasferimento nella capitale.

Pronostico rispettato nella prima semifinale, con il Barça di un grande Raúl Entrerríos, ex di turno infallibile dai sei come dai nove metri, che prevale sul Cuatro Rayas Valladolid del sottoutilizzato Tin Tokic. Lo score della sirena (32-26) può far credere ad una passeggiata, ma così non è stato: i catalani si sono dovuti sudare la vittoria, contro un avversario coriaceo che ha saputo reagire ad un inizio sfavorevole: Gurbindo e Jolí trascinano i castigliani alla rimonta dopo il prima scatto (5-2 dopo sei minuti) barcellonista.

All'equatore del primo tempo il tabellone segna otto pari, ma falli in attacco e palle perse offrono all'Intersport il nuovo break su un piatto d'argento. Tanto che si va alla pausa sul 18-14, con un botta e risposta fra Rutenka e Krivokapic nei minuti finali del periodo.

Gap spazzato via in un battibaleno nella ripresa: quattro reti di fila (due ad opera di Nikcevic) degli uomini di Juan Carlos Pastor, e la sua controparte Xavi Pascual si vede obbligata a chiamare time-out. I cambi del mister catalano non sortiscono gli effetti desiderati, e dall'altra parte ancora un immenso Gurbindo risponde colpo su colpo, mantenendo un equilibrio che si romperà davvero solo nell'ultima tranche di gara, quando la panchina lunga a disposizione di Pascual farà la differenza, e pure Laszlo Nagy ci metterà lo zampino, mentre il Valladolid rimarrà a secco per circa sette minuti.

XXII COPA ASOBAL - SEMIFINALI
** Barcellona Intersport - Cuatro Rayas Valladolid 32-26 (18-14)
Statistiche 1 (pdf)
Statistiche 2 (pdf)
Play by play (pdf)

** Reale Ademar León - BM. Atlético de Madrid 28-27 (13-13)
Statistiche 1 (pdf)
Statistiche 2 (pdf)
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FINALE - Giovedì 22 Dicembre, h. 21:00
** Reale Ademar León - F.C. Barcelona Intersport

lunedì 19 dicembre 2011

Mondiali Femminili Pallamano 2011. Danimarca K.O., alla Spagna un bronzo storico.

La Spagna femminile conquista il suo primo, storico bronzo mondiale ed eguaglia il terzo posto ottenuto nello scorso Gennaio dalla Selección maschile. Sconfitte dalla Norvegia nella finalina del 2009, questa volta le iberiche si prendono la rivincita, a spese dell'altra potenza nordica, la Danimarca di Jan Pytlick.

Partita in bilico per tutto il primo tempo, con pochi goal (una costante quando ci sono di mezzo le danesi) e vantaggi minimi da entrambe le parti. Si arriva alla pausa sul 9-9, merito soprattutto dei due portieri: Christina Pedersen, protagonista di un buon mondiale, e Silvia Navarro che, una settimana dopo la prestazione superlativa contro il Montenegro, si regala un'altra Domenica bestiale, terminando il match con il 54% di parate.

Le scandinave abbozzano una fuga al ritorno in campo (12-10), ma trattasi di mera illusione: le reti di Carmen Martín (poi finita nell'All-Star team) e Nerea Pena fanno da trampolino di lancio verso il podio per la Spagna, che rifila alle avversarie un micidiale sei a zero in grado di spianarle la strada. Senza dimenticare l'apporto di Macarena Aguilar, e naturalmente lo show della Navarro, le cui prodezze hanno un effetto demoralizzante sull'attacco danese. Anche la scelta di Pytlick di puntare molto sulle ali si rivela inefficace.

Gli ultimi minuti servono solo ad ampliare il divario fra le contendenti fino al 24-18. Poi, al fischio finale, arriva la liberazione per le vincitrici, libere di festeggiare con balli, canti e lacrime che coinvolgono persino mister Jorge Dueñas, ormai consacratosi come allenatore di maggior successo nella storia della nazionale femminile di Madrid e dintorni. Sotto la sua guida, la Roja ha conquistato l'argento agli Europei 2008, le semifinali al Campionato del Mondo l'anno successivo, ed ora questa storica medaglia nella massima rassegna internazionale.
Silvia Navarro: 'Eravamo affaticate, ma valeva la pena fare un ultimo sforzo, nel secondo tempo la squadra ha stretto i denti per vincere la partita. Finire nell'All Star Team sarebbe stato un grande riconoscimento, ma non lo cambierei di certo con la medaglia di bronzo. Abbiamo raggiunto un enorme risultato, ora è il momento di goderselo assieme alla mia famiglia'.

Macarena Aguilar: 'Sono felicissima, in Cina eravamo rimaste con l'amaro in bocca, stavolta è arrivata la ricompensa per il lavoro svolto negli ultimi anni. Non posso lamentarmi, dopo l'infortunio e le prestazione dell'anno scorso in Danimarca abbiamo dimostrato che la squadra è di alto livello. Ci hanno detto che la gente è tutta con noi, ma non ce ne renderemo totalmente conto fino a quando non arriveremo in Spagna. Nei prossimi giorni staccheremo un attimo e ricaricheremo le pile, la stagione è ancora lunga'.

Carmen Martin: 'Sono stanca ma molto felice per la medaglia di bronzo, che è una grande ricompensa, e per il riconoscimento personale ottenuto. In Danimarca non avevamo mostrato il nostro autentico valore, però la squadra ha ripreso il cammino e ne siamo contentissime. Mi sono ricordata parecchio delle compagne che non sono qui con noi: Begoña Fernández, Beatriz Fernandez e Zulai Aguirre'.

Jorge Dueñas: 'Sono ancora un po' con la testa nelle nuvole, la reazione della squadra dopo la sconfitta con la Norvegia è stata incredibile. Abbiamo meritato questo riconoscimento, sia per il lavoro che abbiamo svolto, sia perché eravamo tornati dai campionati in Cina e Danimarca molto delusi. Le ragazze credevano nella vittoria, e la abbiamo raggiunta grazie al contributo di tutte loro. Adesso è arrivato il momento di divertirsi e rilassarsi al ritorno a casa, perché il calendario che ci attende nel 2012 è durissimo'.

Su lato danese, amarezza e frustrazione per la sconfitta e la medaglia mancata di un soffio, proprio come agli Europei casalinghi di un anno fa. Seppure il quarto posto ottenuto da una squadra priva di alcune pedine fondamentali, ma che ha messo in mostra il talento della rivelazione Louise Burgaard, sia un buon risultato. Recriminazioni arbitrali da parte di Louise Svalastog Spellerberg, la quale però ammette anche le colpe della sua squadra nell'insuccesso di domenica, mentre Jan Pytlick, mettendo in mostra la stessa 'affabilità' esibita prima della partita di Mestrino, ironizza (a vuoto) sulla nazionalità dei direttori di gara, a suo parere inadatti ad arbitrare a questi livelli in quanto israeliani. Certe frasi è meglio non commentarle neanche ...

Nelle due finali minori, il Brasile mette il sigillo al suo buon Mondiale casalingo annichilendo (36-20, lo score parla da solo ...) una Russia che, dopo aver perso ogni chances di medaglia, gioca (??) con la testa già sull'aereo per Mosca, offrendo una non-prestazione indegna. Tutto il contrario della Croazia, che si regala un ottima piazza numero sette nella tabella finale a spese di una Angola il cui traguardo prossimo è la vittoria negli imminenti Campionati africani, con relativa conquista del biglietto per Londra 2012.

domenica 18 dicembre 2011

NORVEGIA CAMPIONE DEL MONDO DI PALLAMANO FEMMINILE!

La storia si ripete. Per la Francia soprattutto. Per la Norvegia, invece, la storia ... si fa e basta. Dodici anni dopo la finale di Lillehammer, le scandinave tornano a vincere un titolo mondiale. E proprio contro l'avversario di allora, la Francia. Ma visti i numerosi tentativi, in seguito falliti, di conquistare il titolo anche lontano dai palazzetti di casa, possiamo dire che per la nazione (e la nazionale) numero uno della pallamano femminile la seconda volta ha comunque un sapore storico ed inedito. Pure in quanto ha permesso loro di eguagliare la Francia ... maschile: come i vari Karabatić, Omeyer, Abalo eccetera, adesso le gemelle Lunde le loro compagne detengono contemporaneamente il titolo Mondiale, il titolo Olimpico ed il titolo Europeo.

Nel caso DELLE francesi, invece, 'seconda volta' non vuol dire ritorno in cima al mondo otto anni dopo il trionfo del 2003, ma un altro scivolone appena prima del traguardo più importante, dopo quello della passata edizione contro la Russia. E per di più arrivato per colpa di una Norvegia che, negli ultimi scontri diretti, avevano sempre battuto. C'erano dunque abbastanza motivi per giustificare la scarsità di sorrisi delle transalpine durante la cerimonia di premiazione, nonostante l'ottimo Mondiale da loro disputato.
Il più grande spettacolo durante il week-end, la finale di San Paolo, ha avuto senso per un quarto d'ora o giù di li. Almeno finché le Bleues, che con il 3-1 iniziale (doppietta di una Siraba Dembélé in seguito 'evaporata') avevano illuso i tifosi d'Oltralpe, sono riuscite a tenere testa alle guerriere vichinghe; ma quando la Norvegia ha messo le mani sul match, e sulla medaglia d'oro, per le francesi non c'è stato nulla da fare.

Battere uno squadrone affollato di stelle, in campo come in panchina, esperto ed affamato di gloria come la nazionale di Oslo era una sfida troppo grande anche per le Femmes de Défis, sulle quali hanno pesato sia il difficile cammino che hanno dovuto affrontare (culminato con le dure battaglie vinte su Russia e Danimarca) sia le assenze di peso delle infortunate Signate e Pineau. Audrey Bruneau ha regalato l'ultimo vantaggio alle sue (7-6), poi Linn-Jørum Sulland e Kristine Lunde-Borgersen hanno trascinato le ragazze in maglia bianca fino al 19-13 dell'intervallo.

Ma la Norvegia ha mostrato tante frecce al proprio arco durante il primo tempo e, dato forse ancor più significativo, senza la necessità di ricorrere ai suoi tradizionali contropiedi 'doc' per dettar legge: l'efficacia e la potenza degli attacchi posizionali, naturalmente unita a una difesa ferrea (spesso diretta magistralmente dal capitano Marit Malm Frafjord) ed agli abituali numeri di Katrine Lunde Haraldsen in porta, è bastata.
Karoline Dyhre Breivang battezza la ripresa con un suo goal, e ancora Kikki Lunde trafigge dalla distanza la povera Cléopâtre Darleux, portando la Landslag al massimo vantaggio (23-15). Le Bleues non si danno per vinte (data la posta in palio ci mancherebbe altro) ed approfittano di qualche momento di scarsa lucidità della manovra avversaria; però trovano sempre nella Lunde Haraldsen un baluardo difficile da superare, ed in Kari Aalvik Grimsbø un secondo portiere bravo a respingere al mittente due rigori forse in grado di cambiare il corso del match. Per cui, nonostante tutti i loro sforzi, le francesi riescono soltanto a ridurre il gap fino al meno cinque.

A stroncare definitivamente ogni velleità di rimonta ci pensano Heidi Løke, letale in contrattacco e dai sei metri, e la giovanissima Amanda Kurtović, appena ventenne ma per nulla influenzata dalla pressione di un match così importante: segna dall'ala (destra), dai sette metri, dalla distanza. La ragazzina ha carattere, non a caso il suo idolo è un certo Zlatan Ibrahimović. La doppietta della Ayglon sarà invece solo il canto del cigno: la difesa 'Made in Norge' ha mandato le ragazze di Olivier Krumbholz ormai fuori giri, e tre reti norvegesi di fila riporteranno il divario su termini pesanti.

Alla sirena esplode la gioia degli oltre 500 tifosi che hanno seguito la squadra fino in Brasile, delle atlete e di tutto lo staff norvegese, incluso il (fino allora) compassato mister Thorir Hergeirsson, riuscito là dove il suo ex-capo, la leggendaria Marit Breivik, aveva più volte fallito: nell'intento di vincere un Mondiale lontano da casa. Fa una strana sensazione pure vedere i nomi delle poco più che maggiorenni Kurtović, Mari Molid e Stine Bredal Oftedal nell'albo d'oro del campionato del Mondo, ove un mito come Gro Hammerseng non è mai (o soltanto .... ancora?) riuscito ad entrare. Ma questa è la pallamano (femminile) norvegese: una fucina di talenti con continui ricambi di valore. Che forse non dovrà aspettare un'altra dozzina d'anni per tornare a vincere un Mondiale.

NORVEGIA - FRANCIA 32-24 (pt 19-13).

CLASSIFICA FINALE

1. NORVEGIA

2. FRANCIA

3. SPAGNA

4. DANIMARCA

5. BRASILE
6. RUSSIA
7. CROAZIA
8. ANGOLA

9. SVEZIA
10. MONTENEGRO
11. SUD COREA
12. ISLANDA
13. ROMANIA
14. GIAPPONE
15. OLANDA
16. COSTA D'AVORIO

17. GERMANIA
18. TUNISIA
19. KAZAKHISTAN
20. URUGUAY
21. CINA
22. CUBA
23. ARGENTINA
24. AUSTRALIA

L'All Star Team ufficiale dei Mondiali:

* PORTIERE: Chana Masson (BRA)
* ALA DESTRA: Carmen Martin (SPA)
* TERZINO DESTRO: Line Jørgensen (DAN)
* CENTRALE: Allison Pineau (FRA)
* PIVOT: Heidi Løke (NOR)
* TERZINO SINISTRO: Andrea Penezić (CRO)
* ALA SINISTRA: Emilia Turey (RUS)