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venerdì 10 febbraio 2012

Mercato: nuova rivoluzione al Löwen. Via Bielecki e Lijewski, arrivano tre rinforzi.

Seguendo le orme di Slawomir Szmal, Mariusz Jurasik and Grzegorz Tkaczyk, altri due polacchi del Rhein Neckar Löwen hanno deciso di tornare in patria. Non certo due giocatori qualunque: Karol Bielecki (foto) e Krzysztof Lijewski raggiungeranno le fila del KS Vive Targi Kielce al termine dell'attuale stagione. La notizia è stata annunciata dal sito web della squadra tedesca e ripresa da vari media. Bielecki è da tempo una delle colonne portanti del RNL, la cui casacca ha continuato a vestire pure dopo il gravissimo infortunio all'occhio sinistro, mentre Lijewski era entrato fra i 'Leoni' la scorsa estate dopo sei campionati all'Amburgo.

Per ovviare alle numerose partenze eccellenti, che includono pure gli islandesi Guðjón Valur Sigurðsson e Ólafur Stefánsson, emigrati a Copenaghen già al termine della passata stagione (il primo sarà di nuovo in viaggio, destinazione Kiel, fra pochi mesi), in Germania hanno 'prenotato' rimpiazzi giovani ma ormai affermati a livello internazionale: il portiere Niklas Landin, uno dei principali artefici della vittoria danese ai recenti europei (ora in forza al Bjerringbro-Silkeborg), il promettente terzino svedese Kim Ekdahl du Rietz, nel campionato in corso al servizio del Nantes HBC transalpino, ed l'ala destra Alexander Pettersson (foto), che quest'anno gioca con l'Islanda (pur avendo origini lettoni) e con il Füchse Berlino, e nel 2010 venne eletto 'sportivo dell'anno' dalla stampa dell'isola dei Geyser.

domenica 29 gennaio 2012

EUROPEI MASCHILI PALLAMANO 2012: Danimarca campione!! Serbia battuta 21-19 in finale.

DANIMARCA CAMPIONE D'EUROPA. Quattro anni dopo il loro primo successo, gli scandinavi tornano ai vertici continentali. Sconfitta (ed incapace di realizzare il 'triplete' dopo i trionfi di Djoković e della nazionale di pallanuoto nelle ore anteriori) la Serbia, forse presentatasi all'ultimo atto con le pile un po' scariche dopo una camminata trionfale. Lo score di 21-19 sigilla una gara intensa e combattuta anche se non spettacolare in senso stretto, data la prevalenza delle difese sugli attacchi ed i numeri di due grandi portieri quali Niklas Landin e Darko Stanić.

Il punteggio dopo trenta minuti (un 9-7 quasi 'd'altri tempi') aveva già fatto intendere, a chiunque aspirasse a gustarsi un grande spettacolo pieno di goal, che forse era meglio andare al cinema... Qualche rete di più nella ripresa si vede, ma l'andazzo del match non cambia: Danimarca a fare da lepre, Serbia, tra l'altro salvata in molte occasioni da Stanić, ad inseguire senza mai mollare, ma pure senza mai raggiungere la 'preda'. Nemmeno la fiammata che in un attimo porta i padroni di casa dal 12-16 al 15-16 può cambiare un copione già scritto.

Un Mikkel Hansen stratosferico, che da buon fuoriclasse esce al momento giusto, ricaccia indietro gli avversari e mette al sicuro il trionfo, con la collaborazione di Landin. Al Michelone in grandissima forma corrisponde, dall'altra parte, la giornata no sia di Momir Ilić che di Marko Vujin, incapaci di provocare danni alla retroguardia 'ospite'. Dopo Canellas in semifinale, altre due presunte macchine da goal 'evaporano' al momento stesso in cui devono affrontare la Danimarca. Coincidenza o grande merito degli scandinavi? Il fattore ambientale non è riuscito ad incidere più di tanto questa volta. Ancor meno ha inciso Žarko Šešum, costretto in tribuna con un occhio bendato dopo essere stato colpito ad un oggetto lanciato dagli spalti venerdì scorso, pare diretto al coach dalla Croazia.

Danesi vincitori di un Europeo probabilmente non di qualità sopraffina (la squadra campione nel 2008 e quella che ha sfiorato il titolo mondiale un anno ci sembravano migliori delle 'truppa Wilbek' attuale), caratterizzato più dai grandi fallimenti (Francia in primis, ma non solo) che dalle grandi prodezze, ma in ogni caso bravissimi a raccogliere tutte le possibilità presentatesi davanti da otto giorni a questa parte. Gli uomini di Wilbek, che sulla panchina della nazionale maschile uguaglia la doppietta continentale al suo attivo come coach della nazionale danese femminile negli anni novanta, vendicano la sconfitta della fase a gruppi, e passano direttamente alle Olimpiadi, obbligando una Serbia comunque giunta ad un risultato storico a cercarsi il biglietto per Londra nel futuro torneo di qualificazione.

Conoscendo la solidità difensiva dei nordici, e la bravura di chi difende la porta su entrambi i lati del campo, pochi si aspettavano un inizio (e più in generale una partita) spumeggiante. Le previsioni, in particolare sulla difficoltà serba di abbattere il muro avversario, sono state rispettate in pieno. Dalla partenza. Ci vogliono oltre cinque minuti e mezzo perché Rajko Prodanović, miglior marcatore dei suoi con appena quattro reti (e questo vorrà pur dire qualcosa...), inauguri il tabellino serbo, per giunta con fatica: parata di Landin, traversa, e poi finalmente palla dentro. Nel frattempo, però, Mikkel Hansen ed Anders Eggert (l'ala sinistra è stata una delle note migliori della 'landshold' di Copenaghen in questo torneo) avevano già portato gli avversari sul 2-0.

La Serbia pareggia, poi la lepre scandinava fugge ancora, ma per quanto la stella balcanica del THW Kiel non ne azzecchi una, il portiere riesce a tenere i suoi in partita. E se Nenad Vucković, di nuovo in forma(zione), ritrova il piacere del goal, Stanić rimane sempre il grande trascinatore: para, si esalta ed incita il pubblico. L'estremo difensore del Metalurg Skopje non può comunque fermare ogni bomba avversaria, così la Danimarca, favorita anche da una leggerezza di Dalibor Cutura che le regala due minuti in superiorità numerica, riesce ad ottenere il primo vantaggio importante: un 8-5 griffato Hansen (chi altri?) al ventiduesimo.

In una frazione che va 'a scatti', però, arriva la contro-replica serba: due goal in un minuto, con Ilić a timbrare finalmente la rete nemica, ed il distacco torna minimo. Il tempo si chiude con un nuovo Darko & Niklas Show. Solo Bo Spellerberg, il cui arrivo in squadra ha elevato il livello di gioco ed i risultati dei futuri vincitori, riesce a segnare, mandando tutti negli spogliatoi con il basso punteggio già citato. E con entrambi i portieri oltre al 50%. L'impressione alla pausa è che la Danimarca sia sulla strada giusta, e la Serbia abbia assolutamente bisogno dei suoi due gemelli del goal.

Peccato che sia Vujin che Ilić proseguano la loro battaglia con il goal in apertura di ripresa, mentre l'uno-due firmato da Nikolaj Markussen porta l'Armata Wilbek al nuovo massimo vantaggio: 11-7. E se Stanić continua a fare il possibile fra i pali, il Momir nazionale continua a sbagliare, pure dai sette metri. Il rigore neutralizzatogli da Landin però non scoraggia i serbi, come al solito molto combattivi, che ora fanno piuttosto affidamento sul pivot Alem Toksić. Suo il meno uno (10-11), poi vanificato da Hansen e dal giovane Rasmus Lauge Schmidt, oggi in verità non molto considerato dal proprio allenatore, né molto preciso (due su sette, ben diversa era stata la mira contro la Spagna).

Il secondo, ed ultimo centro di Ilić è seguito da un nuova bomba del Michelone, che sbatte su palo e portiere e poi va dentro. Quando ti riescono anche tiri del genere, vuol proprio dire che è la tua giornata. E di segnali premonitori della vittoria finale della Danimarca ne abbiamo visti parecchi dall'inizio del Main Round otto giorni prima. Dall'altra parte, invece, le bordate sbattono sulla traversa o … sul naso di Landin, senza però riuscire a mettere fuori combattimento il portierone danese.

Il già menzionato break che porta di nuovo i locali sul meno uno agli otto dalla fine, segnando l'entrata di Marko Vujin nel novero dei marcatori (due golletti: troppo poco, troppo tardi) è soltanto un'illusione. A sistemare le cose ci (ri)pensa Sua Altezza Re Mikkel con tre reti nel giro di quattro minuti!! Serbia sotto di due lunghezze quando arriva il giro di lancette conclusivo, e pure terribilmente sotto pressione. Tanto da perdere l'ultima palla proprio davanti a Mikkel Hansen, che con tutta la calma del mondo sigilla il trionfo danese. Chi altri poteva farlo?

** Danimarca - Serbia 21-19 (9-7)
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martedì 24 gennaio 2012

EUROPEI MASCHILI PALLAMANO 2012: Serbia in semifinale, Svezia out. Danimarca e Macedonia non si arrendono.

Fra tante sorprese e decisioni rinviate, la seconda giornata del Gruppo I offre almeno una certezza: la Serbia è in semifinale!! I padroni di casa si ritagliano un posto fra le Fantastiche Quattro con un turno d'anticipo, battendo la Svezia che un simile risultato aveva ottenuto lo scorso anno ai Mondiali casalinghi, ed invece stavolta finisce eliminata più o meno precocemente. Il fattore-campo ora sta dalla parte dei serbi, bravi a vendicare il 28-24 subito a Malmö 366 giorni prima, per la felicità di una Beogradska Arena più calda e 'vocale' che mai.

L'inizio non è loro favorevole: un ottimo Johan Sjöstrand proietta gli scandinavi verso il 5-2; ma dopo i primi dieci minuti il vento cambia direzione, spingendo la squadra di casa verso la vittoria, e propiziando un break di 6-1, con il contropiede vincente di Marko Vujin a regalare il doppio vantaggio locale (8-6). Ekdahl Du Rietz, Ekberg e Lundström provano a reagire. Invano. I serbi conservano le distanze ed in chiusura di tempo trovano addirittura il massimo vantaggio: 14-11 a firma Ivan Nikcević.

La musica non cambia nel successivo quarto d'ora: i padroni di casa tengono a bada ogni accenno di rimonta; ma qualche imprecisione, unita alle prodezze di Sjöstrand che non si arrende mai, consente ai nordici di tornare a meno uno. Partita riaperta? Non troppo. I gialloblu sbagliano ancora in attacco al momento decisivo, complice un ottimo Darko Stanić che risponde al collega svedese (i due portieri finiranno con la stessa, ottima percentuale: 43%), ed i vari Prodanović, Sesum e Vujin li puniscono. Nemmeno la doppietta di Kim Ekdhal du Rietz nel finale impedisce l'esplosione di gioia dei diciottomila tifosi allo scadere del tempo. L'obiettivo minimo è centrato, ora a Belgrado e dintorni si punta ad una medaglia.

Serbia unica contendente già qualificata, visto che negli altri due match le squadre (all'inizio) messe peggio in classifica si sono imposte. La Macedonia è tornata in corsa per un passaggio del turno comunque assai improbabile dopo aver messo al tappeto la Polonia. Tre i fattori principali del trionfo balcanico il solito grande Kiril Lazarov, il solito grande pubblico, e fra i pali un immenso Borko Ristovski, che termina l'incontro con il 44 percento dopo aver raggiunto punte del cinquanta. Portieri avversari invece in giornata no.

Decisiva la partenza a razzo dei macedoni, cui fanno da trampolino le doppiette di Naumche Mojsovski e Lazarov. Il 4-1 iniziale si trasforma nel 10-4 di metà tempo, con la stella della squadra semplicemente inarrestabile (sei reti in un quarto d'ora per 'Kire'!) ed i polacchi completamente frastornati da Lazarov, dal portiere balcanico, e dai decibel di una Beogradska Arena tutta in giallo e rosso: c'è pure il Presidente della Repubblica Gjorge Ivanov! Passato il momento peggiore, la squadra di Bogdan Wenta riesce quantomeno a contenere i danni fino all'intervallo, quando il tabellone segna un impietoso 18-12.

Dopo la grande prova contro la Svezia, però, annullare un gap di 'solamente' sei lunghezze dovrebbe essere un gioco da ragazzi per Krzysztof Lijewski (MVP dei suoi, mentre il top scorer è Bartosz Jurecki) e compagni. Ma certe imprese riescono ogni tanto, e stavolta non è quella buona. Anche se un poker di reti consecutive in appena tre minuti (dal 38° al 41°) aveva creato illusioni di una nuova mega-rimonta, immediatamente frustrate da Alushovski, Dimovski, Lazarov e dalle parate di Ristovski. I polacchi non riescono mai ad avvicinarsi più di tanto (il 27-25 finale sarà il minimo vantaggio macedone dopo i primi cinque minuti), e Kire sale a quota nove con l'uno-due che, in chiusura di match, mette al sicuro i due punti.

Successo di due reti anche per la Danimarca, in grado di fare sua una delle sfide più tradizionali della pallamano europea, mandando al tappeto la Germania. La seconda vittoria consecutiva permette agli scandinavi di rimanere in corsa, raddrizzando (in parte) una situazione che appariva compromessa, mentre i tedeschi devono riporre nel cassetto le speranze di passaggio del turno anticipato, ed ora rischiano grosso.

La vittoria danese, merito soprattutto dei numeri di un Niklas Landin tornato in forma 'Mondiale' (2011) risulta meno tribolata che quella di sabato con la Macedonia, e matura in un grande finale di primo tempo, che fa seguito ad un pessimo inizio. Gli uomini di Ulrik Wilbek sono bravi a non farsi tagliare le gambe dal parziale di 5-1 'made in Germany' (protagonista Uwe Gensheimer in versione fuoco di paglia: tre goal in cinque minuti, poi nulla fino al 48°, e quindi ancora niente fino alla sirena), e reagiscono sia con Mikkel Hansen, il quale però non gioca molto nella prima parte, che attraverso i numeri di Landin, ritrovando la parità entro il quarto d'ora. Dopo un botta e risposta più o meno lungo arriva lo scatto firmato in particolare da una stella della Bundesliga, Hans Lindberg, a segno tre volte nei minuti precedenti l'intervallo. Cui si giunge con la Danimarca avanti di tre: 17-14.

Alla ripresa del gioco Tomas Mogensen, altro elemento del campionato tedesco, ed Anders Eggert incrementano le distanze fino al 21-16. La Germania, tenuta a galla dal portiere Silvio Heinvetter, prova a rifarsi sotto, e proprio il 'cameo' di Gensheimer ad una dozzina di minuti dal termine segna la riapertura dei giochi (24-23). Tempo di time-out per Wilbek, al quale segue una fase frenetica con tiri senza ricompensa da una parte e dall'altra, e Landin nuovamente in evidenza. L'esito della gara si deciderà (entro il sessantesimo ovviamente) dai sette metri: Eggert è glaciale e non spreca le due occasioni che si trova fra le mani; il grande incompiuto Gensheimer si vede invece neutralizzare l'ultimo tentativo con poco più di un minuto rimasto. Le ultime sentenze definitive sono rimandate a giovedì, con i danesi obbligati a vincere il derby vichingo contro una Svezia ormai eliminata, augurandosi che la Polonia strappi almeno un punto alla Germania.

Main Round: Gruppo 1 - Risultati 2a Giornata
** Macedonia - Polonia 27-25 (18-12)
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** Danimarca - Germania 28-26 (17-14)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)
** Serbia - Svezia 24-21 (14-11)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
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Start List (formazioni) (pdf)
Classifica dopo la 2a Giornata
1. Serbia 7 p. 3-1-0 (91-82) +9
2. Germania 5 p. 2-1-1 (100-96) +4
---------------------------------
3. Danimarca 4 p. 2-0-2 (109-109) 0
4. Macedonia 3 p. 1-1-2 (108-108) 0
5. Polonia 3 p. 1-1-2 (99-104) -5
6. Svezia 2 p. 0-2-2 (100-108) -8

mercoledì 18 gennaio 2012

EUROPEI MASCHILI PALLAMANO 2012. Il goal fantasma di Lazarov e il goal-spettacolo di Landin (video).

Direttamente dal web, ecco la controversa rete / non-rete (noi opteremmo più per la seconda ipotesi) di Kiril Lazarov negli ultimi secondi di Germania - Macedonia. 'Rete' non concessa, con relativa sconfitta dei macedoni il cui ricorso all'EHF è stato respinto, scatenando molte polemiche da parte degli ex-yugoslavi, con numerosi 'apprezzamenti' sul web da parte dei tifosi di Skopje e dintorni, i più gentili dei quali erano 'EHF mafia' e roba simile ...


Nel video qui sopra trovate gli ultimi cinque minuti della partita, l'episodio 'incriminato', e non facile da decifrare, avviene dopo 09:14. Da rivedere anche la posizione del macedone Stoilov (minuto 08:53 del video) quando 'batte' la punizione passando la palla al compagno. E' corretta?

In questo secondo filmato, sempre del medesimo episodio, tratto dal sito francese handnews ma di qualità più scadente, troviamo solamente gli attimi relativi al missile scagliato dal fuoriclasse macedone, che si stampa contro la traversa.


Fin de match Macédoine - Allemagne di Handnews

Sempre dal Tubo, la spettacolare rete del danese Niklas Landin durante il primo tempo del match con la Serbia. L'estremo difensore scandinavo non avrà segnato esattamente dalla sua linea di porta, ma quasi ...

martedì 1 febbraio 2011

Löwen scatenati sul mercato: arrivano Petersson e il portiere-rivelazione Landin (dal 2012)

La notizia era nell'aria da qualche tempo, ma ora sembra avere tutti i crismi dell'ufficialità, inclusa la conferma del diretto interessato. Niklas Landin, portiere-rivelazione dei recentissimi Campionati del Mondo, vestirà la maglia del Rhein-Neckar Löwen dal Luglio 2012.

Dietro l'arrivo (a quale prezzo non è stato rivelato) della giovane stella danese, argento ai Mondiali con la sua nazionale, c'è Jesper Nielsen, presidente ma soprattutto magnate-mecenate che, a colpi di palanche e grandi acquisti, sta cercando di rinforzare il club tedesco, ed allo stesso tempo trasformare l'AG København - di cui è proprietario - in una delle migliori realtà a livello continentale, con ambizioni di arrivare fin sul tetto d'Europa. Tanto che qualcuno aveva addirittura ipotizzato che Landin potesse raggiungere Mikkel Hansen nella capitale danese; ma dalle parti della Sirenetta hanno già gli ottimi Kasper Hvidt e Steinar Ege, quindi preferiscono investire in altri ruoli e giocatori (Karabatic? Balic? Ólafur Stefánsson? Le voci si rincorrono. Per ora giusto quelle ...). E poi vuoi mettere il fascino della Bundesliga? Logico quindi che il ragazzone di due metri per 22 anni abbia imboccato il cammino verso Mannheim.

Nielsen, risposta dell'handball ai vari Abramovich e Florentino Pérez, voleva averlo in Germania anche prima (e non è detto che non continui a provarci): nella prossima estate, quando Slawomir Szmal farà le valigie per tornare in patria nel Vive Targi Kielce. Ma Landin (foto a sinistra) ha preferito onorare i suoi impegni (più o meno, in quanto l'estate scorsa aveva firmato per tre anni, ma il suo contratto includeva una clausola di rescissione dopo il secondo...) con l'attuale club, il meno conosciuto Bjerringbro-Silkeborg, per la gioia di coach Carsten Albrektsen: 'Sono felicissimo di poter avere un portiere di tale bravura ancora per diciotto mesi, ed anche onorato ed orgoglioso che insieme noi siamo riusciti a contribuire allo sviluppo di un giocatore di talento, che naturalmente poi si misurerà sulla grande scena (internazionale)'. Albrektsen vede il passaggio del suo pupillo in una squadra tedesca come l'evoluzione naturale della carriera di un elemento di valore come Landin.

Da parte sua il giocatore preferisce mantenere un basso profilo e pensare al futuro più immediato, che è ancora nel suo paese: 'Ovviamente sarà interessante in Germania, ma adesso sono felice di giocare in una delle squadre migliori di Danimaca, e sia io che il mio club puntiamo a vincere titoli'. E punta anche, possibilmente, a vincere qualcosa pure con la nazionale. Il grande salto può attendere, per un ragazzo che dimostra di avere la testa sulle spalle e intraprendere la scalata verso l'Olimpo dei grandi portieri (molti lo vedono come il degno successore di Titi Omeyer ...) un passo alla volta, perfezionandosi e migliorando gradualmente.

I ruggiti di mercato dei Leoni non si fermano qui: contemporaneamente a Landin arriverà in casa RNL il 30enne Alexander Petersson (foto sopra), ala-terzino islandese di origine lettone, molto bravo in difesa, che sta contribuendo al superlativo campionato del Füchse dopo aver militato anche a Dusseldorf, nel TV Grosswallstadt e nel Flensburg-Handewitt. Rimarrà a Berlino ancora una stagione per poi raggiungere Gudmundur Gudmundsson, suo coach già in nazionale, anche nella squadra di club allenata da quest'ultimo. Dove Petersson resterà, secondo contratto, per tre anni.

Prima di loro, ricordiamo, giungerà dall'Amburgo il forte terzino polacco Krzysztof Lijewski. Ma questo era già risaputo da alcuni mesi.

Zebre di Kiel, Volpi di Berlino, 'galletti amburghesi' e il resto della zoo-Bundesliga sono avvisati: dall'estate 2012 i Leoni avranno denti ancora più affilati. E tanta, tanta fame ...

sabato 29 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI 2011: Riassunto, risultati della partite di Venerdi 28 Gennaio

Il Mondiale di pallamano maschile 2011 avrà l'atto conclusivo che, dopo l'eliminazione della Croazia, in molti si attendevano. Francia e Danimarca infatti si contenderanno il trono (Domenica prossima, ore 17:00, Malmö Arena) dopo essersi aggiudicate le rispettive semifinali.

I Bleus 'espugnano' Malmö battendo la Svezia per 29-26, un risultato forse ancor riduttivo se rapportato alla loro effettiva superiorità in campo. Transalpini un poco in affanno all'inizio, con gli svedesi subito trascinati dall'entusiasmo, ma poi Bertrand Gille e Michaël Guigou in particolare (otto reti a testa nei sessanta minuti) portano i campionissimi al vantaggio, nonostante sia William Accambray che Xavier Barachet sentano il peso della loro relativa inesperienza a questi livelli. Il più tre della pausa (15-12) si allarga a macchia d'olio nel secondo tempo, con il giovane talento nativo di Cannes (ovvero Accambray) finalmente in palla, e sia Luc Abalo che Titi Omeyer a far sfoggio della loro bravura. Tanto che, sul 24-17 a metà ripresa, la pratica-Svezia sembrava davvero archiviata.

Però gli scandinavi, di fronte al pubblico delle grandi occasioni - seppur incapace di creare un ambiente 'caldissimo' - non sono disposti a gettar via un'opportunità storica, e tra un paio di reti di Jonas Källman e qualche bel numero di Mattias Andersson, subentrato nell'ultimo quarto d'ora ad un Johann Sjöstrand in giornata no (anche Oscar Carlén non era in forma fisica ottimale, ma è riuscito comunque a fare una cinquina di reti) piazzano un 6-1 che li riporta a meno due con poco tempo da giocare, ma abbastanza per sperare in una clamorosa rimonta. Speranze mal riposte: la Francia non si lascia impressionare e, complice un opportuno time-out che spezza il 'momento magico' degli avversari, conduce in porto una vittoria meritata, con due reti di Guigou che scacciano ogni paura.

Vittoria che li manda in finale, dove troveranno la temibile squadra danese, brava a sbarazzarsi di un avversario ostico quale la Spagna. Partita strana, con i nordici avanti quasi sempre, ma sul filo dell'equilibrio fino a pochi istanti dalla sirena. Partenza con botta e risposta tra le due parti, e con giocate spesso alla velocità della luce; i danesi, abituati a ritmi rapidissimi sin dalle prime gare, prendono un buon margine di vantaggio, con una doppietta di Kasper Søndergaard a spedirli sul 10-6.

Però sono pur sempre umani, non possono tenere il ritmo altissimo e pretendere di non sbagliare mai. Ed allora ecco che, dopo qualche imprecisione di troppo, frutto di eccessiva frenesia e della finalmente efficace 5-1 avversaria, i combattivi spagnoli ne approfittano e, tra un contropiede e l'altro, ritrovano la parità (10-10), con cui si conclude anche il tempo (12-12). L'entrata di Arpad Sterbik al posto di un non certo stratosferico Hombrados non è estranea alla 'remontada' iberica. Nè lo sono quelle di Raúl Entrerríos e Joan Cañellas.

Ma con Julen Aguinagalde pivot dalle polveri bagnate (e dalle zero reti), e le ali altrettanto inefficaci, l'inizio della seconda parte è favorevole alla 'Danish Dynamite', che stacca di nuovo i 'nemici', in grado di andare in rete appena una volta (Garabaya) in nove minuti, e vola sul 17-13. Strada spianata verso il successo? Macchè. il serbo-ungherese di Spagna torna a sbarrare la via del goal, e l'incontro si riapre: 17-16, 21-20 e poi di nuovo parità a quota 23. E' a quel punto che si decide la gara: i danesi spingono ancora sull'acceleratore e, complice qualche due minuti affibbiato alla selección da arbitri cechi non proprio amici della Spagna, provano a scrollarsi di dosso Viran Morros - finito giustamente sulla panca dei puniti - e compagni. Stavolta è quella buona: una doppietta di Hans Lindberg, spina nel fianco (destro) della difesa spagnola, fissa la score sul 27-23, leggermente ritoccato negli ultimi istanti fino al 28-24 conclusivo, score forse bugiardo di una partita incerta fino a pochi minuti dal termine.

Ma l'anima della squadra danese, il cui trionfo ha mandato in visibilio gli oltre quattromila fans che avevano tinto la Kristianstad Arena di bianco-rosso, e tra loro il principe Frederik in versione 'ultrà', sono soprattutto Mikkel Hansen e Niklas Landin. Il primo, sempre più consacrato nell'elite della pallamano internazionale (e che adesso insidia la Wozniacki come sportivo più popolare del suo paese), va a segno nove volte - sette della quali dalla lunga distanza (a Barcellona quanto si saranno pentiti di averlo lasciato andar via?) Il secondo, principale artefice della vittoria, almeno a sentire le dichiarazioni post-partita del compagno Jesper Nøddesbo, può invece vantare una percentuale di salvataggi intorno al 50%, compresi tre rigori neutralizzati. Con loro al timone, una squadra ed un'intera nazione possono sognare il colpaccio; la Francia è avvertita.

Spagnoli e svedesi si contenderanno il bronzo domenica alle 14:30, mentre nel 'derby delle deluse' (nonché ex vittime predilette della Francia) la Croazia si è imposta di misura all'Islanda in un match equilibrato ed emozionante. Balcanici avanti per buona parte della frazione di partenza, con i soliti Buntić, Zrnić e Vori ad aprire il divario a suon di goal, ma un incredibile contro-break islandese (8-1) sul finire del tempo porta all'intervallo sul 16-14 per i nordici. Al ritorno in campo le distanze rimangono tali, poi però gli slavi agganciano (25-25) e staccano gli avversari, restituendo loro l'otto a uno della prima frazione. Gli uomini del paese dei vulcani non gettano la spugna, e provano a rientrare, ma alla fine devono soccombere, anche se con il minimo scarto (34-33). Per Duvnjak e compagni arriva almeno un quinto posto finale.

La sfida per la settima piazza, più importante della precedente in quanto assegnava l'ultimo posto al 'tavolo' delle qualificazioni per Londra 2012, ha visto l'Ungheria prevalere a sorpresa su una Polonia che chiude nel peggiore dei modi un Mondiale da dimenticare. Altro che podio o addirittura finalissima, come in certe previsioni della vigilia: i polacchi rischiano di essere ormai fuori da ogni prospettiva di partecipazione olimpica (solo un 'ripescaggio' dopo gli Europei di inizio 2012 li potrebbe aiutare).

Vittoria giusta dei magiari, bravi alla partenza (3-0 immediato), e poi bravissimi a ribaltare una situazione che si era fatta difficile: dal 14-10 per Bielecki e soci si arriva al 16-14 pro-Ungheria dell'intervallo, grazie soprattutto alle reti di Tamás e Gergö Iváncsik. Il black-out polacco continua ad inizio ripresa, con conseguente incremento (19-14, pure Ferenc Ilyés ci mette lo zampino) del loro svantaggio. La reazione dei vari Bartosz Jurecki e Bartolomiej Jaszka arriva troppo tardi, e si limita a riportarli a meno due (28-30) a poco dalla sirena; il rigore - nonchè undicesimo goal personale del giorno - di Gergö Ivancsik, ala sinistra del MKB Veszprém KC, non fa altro che sigillare il trionfo della propria squadra.

Semifinale #1 (Malmö Arena, Malmö)
** Francia - Svezia 29-26 (15-12)
Francia: Guigou (8 reti), Bertrand Gille (8), Accambray (3), Karabatic (3), Abalo (2), Barachet (2), Fernandez (2), Joli (1)
Svezia: Källman (6), Ekdhal Du Rietz (5), Carlén (5), Ekberg (3), Doder (3), Arrhenius (2), Larholm 2
goal-by-goal e statistiche dell'incontro

Semifinale #2 (Kristianstad Arena, Kristianstad)
** Danimarca - Spagna 28-24 (12-12)
Danimarca: Mikkel Hansen (9 reti), Lindberg (6), Søndergaard (5), Lars Christiansen (2), Toft Hansen (2), Mads Christiansen (1), Spellerberg (1), Boesen (1), Knudsen (1)
Spagna: Cañellas (6), Raúl Entrerríos (3), Alberto Entrerríos (3), Gurbindo (2), Ugalde (2), Roberto García (2), Chema Rodríguez (1), Viran Morros (1), Juanín García (1), Rocas (1), Romero (1), Garabaya (1).
goal-by-goal e statistiche dell'incontro

* Francia e Danimarca alla finalissima.
* Spagna e Svezia alla finale 3°-4° Posto.

Finale 5°-6° Posto (Malmö Arena, Malmö)
** Croazia - Islanda 34-33 (14-16)
goal-by-goal dell'incontro

Finale 7°-8° Posto (Kristianstad Arena, Kristianstad)
** Ungheria - Polonia 31-28 (16-14)
goal-by-goal dell'incontro