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venerdì 19 ottobre 2012

PSG Handball inarrestabile. Honrubia e soci si mangiano pure i savoiardi ...

Serata storica per il Paris Saint Germain handball, che si ritrova leader unico del campionato francese dopo aver espugnato d'autorità Chambéry (28-24) nell'anticipo del sesto turno di LNH, nonché scontro al vertice fra le uniche due squadre fino allora rimaste a punteggio pieno. Il PSG non è però la sola imbattuta del campionato: il Dunkerque ha quattro vittorie ed un pareggio all'attivo, e proverà a rompere il giocattolino dello sceicco qatariota il prossimo sabato 10 Novembre.

Alla squadra-faro della capitale il successo contro i 'savoiardi' mancava dal 1° Novembre 2006, quando però il PSG vinse in casa (per l'ultima vittoria esterna occorre ritornare al 25 Marzo dello stesso anno). Il successo di giovedì sera è maturato nella ripresa, dopo il perfetto equilibrio (13-13) dell'intervallo, e dovuto in particolare al trio delle meraviglie Samuel Honrubia (9 reti su una decina di tiri!!), Mladen Bojinović (7) e Mikkel Hansen (6 goal, ed una rilevante utilità pure come assistman), ma anche alle parate di Juan Manuel Sierra, entrato nel secondo tempo per mettere il suo timbro personale sul match.
Immagine dell'incontro tratta dalla pagina online del quotidiano sportivo L'Equipe.

E se qualcuno potrebbe storcere il naso davanti all'apparente disparità di trattamento fra Honrubia e Boijnović (i due ex del Montpellier, implicati nell'affare scommesse, possono tranquillamente scendere in campo...) da una parte ed i loro ex compagni di squadra costretti dalla giustizia ad uno stop forzato dall'altra, Bertrand Gille, stella dei battuti di serata, non risparmia invece complimenti ai vincitori: 'a noi manca ancora tanto per creare problemi a questa bella squadra di Parigi. La maturità che stanno dimostrando è impressionante, congratulazioni a loro'.

Tra le fila parigine, un Didier Dinart in versione pompiere opta invece per smorzare ogni eccesso di entusiasmo: 'siamo i grandi favoriti del campionato, ma questa è solo la sesta giornata. Dobbiamo ancora perfezionare il nostro gioco. Fra noi c'é molta solidarietà, è un piacere giocare insieme.'

giovedì 6 settembre 2012

L'handball tra crisi spagnola e 'terra promessa' francese

Sull'edizione online del quotidiano sportivo madrileno Marca è apparso, corredato da 'inevitabile' foto di un Mikkel Hansen a tutto sorriso con la maglia della sua nuova squadra, un interessante (seppur lungo e un po' ridondante) articolo a firma Jorge Dargel che tratta l'attualissima questione del trasferimento degli assi di varie nazionalità nel campionato di Francia, visto ormai se non a livello di 'Paese dei Bengodi' dell'handball, quantomeno come una destinazione molto attraente, vuoi anche solo per motivi economici - leggasi in particolare alla voce 'sceicchi del Paris Saint Germain'. Articolo che quindi si sofferma, partendo da presupposti reali ma forse scivolando nel catastrofismo, sulla crisi del 'balonmano' spagnolo, con l'emorragia di campioni (anche della nazionale) verso altri lidi, soprattutto appena oltre i Pirenei.

Traduciamo e riportiamo il contenuto del pezzo (con il quale, va detto, la maggioranza dei lettori spagnoli sembra d'accordo).



Francia, la nuova terra 'promessa'

La Ligue Nationale d'Handball ha fatto un salto di qualità accaparrandosi un buon numero di stelle, alcune delle quali spagnole, provenienti da altri grandi campionati come la Asobal. La massima competizione francese progredisce ogni anno, grazie alla solidità economica che offrono i suoi club, in parallelo al continuo peggioramento di quella spagnola causato sia dalla crisi economica che dalla cattiva gestione finanziaria opera dei suoi dirigenti.

Molti storsero il naso quando, nel 2009, Nikola Karabatić, allora senza dubbio il miglior giocatore del mondo, decise di lasciare il THW Kiel e la Bundesliga per 'tornare a casa'. Il giocatore francese aveva scelto di tornare a Montpellier, nella squadra che lo aveva visto crescere sportivamente e 'spinto' verso il campionato tedesco - il migliore del pianeta - e verso uno dei più grandi club di questo sport.

Alcuni lo criticarono affermando che 'Kara' stesse facendo un passo indietro nella sua carriera, ma il giocatore di origine serba aveva le idee chiare: intendeva tornare in Francia ed a far parte della 'squadra del cuore', vicino al fratello Luka ed al padre Branko, poi morto nel maggio 2011. In uno di quei gesti che sembrano riservati ai geni, questo fuoriclasse aveva deciso di rinunciare ad una maggiore quantità di denaro e titoli internazionali per motivi sentimentali.

Ma anche perché era a conoscenza dell'interessante progetto sportivo del Montpellier, squadra che migliora sostanzialmente in ogni stagione, con l'apporto di gente nuova, per cercare di raggiungere la Final Four e lottare per vincere la Champions League, dato che in Francia oggi è già, in maniera quasi dittatoriale, l'assoluto padrone delle competizioni nazionali. Forse 'Niko', oltre ad essere uno di quei giocatori che saranno sempre ricordati nel mondo della pallamano per le loro qualità, è stato una specie di 'veggente', in grado di aprire ad altre grandi stelle le porte del campionato transalpino.

A seguire subito Il 'genio francese' sulla strada da Kiel a Montpellier ci ha pensato l'ala slovena Kavticnik, tra i migliori in assoluto nel proprio ruolo. Ma anche nella scorsa stagione uno degli atleti di maggior successo, Jérôme Fernandez, ha lasciato lo squadrone tedesco per trascorrere i suoi ultimi anni di carriera sportiva nel Tolosa. A questi nomi si aggiungerà prossimamente Thierry Omeyer, con Sjöstrand pronto a rimpiazzarlo fra i pali della compagine teutonica. L'ultimo della lista potrebbe risultare Narcisse, di cui tempo fa si vociferaba di un futuro approdo al Saint Raphaël.

In procinto di debuttare come parte integrante del campionato francese nella stagione ormai dietro l'angolo sono i fratelli Gille, di ritorno nella 'loro' Chambéry dopo aver vissuto i migliori anni di carriera ad Amburgo, ove sono considerati due autentici miti. Altri, come il norvegese Erlend Mamelund, il croato Metlicic e lo spagnolo Malmagro, vanno a rafforzare ulteriormente l'attuale campione Montpellier, che si troverà Paris Saint-Germain e Chambéry come concorrenti principali per i trofei nazionali. La squadra parigina ha visto la propria traiettoria cambiare di 180 gradi dopo aver raggiunto la salvezza in extremis all'ultimo turno della scorsa stagione. Salvezza che ha consentito l'accesso dei 'petrodollari' della Qatar Foundation, alla base di un progetto sportivo apparentemente faraonico.

Questo nuovo PSG incute timore solo a vederne la formazione, rimodellata (con 11 facce nuove) quest'estate con l'arrivo di numerosi rinforzi, la maggior parte da altri campionati. Il loro ultimo acquisto, Mikkel Hansen, attualmente il migliore giocatore del mondo, va a completare una rosa che se si amalgama in fretta può aspirare a vincere tutte le competizioni nazionali. Al fuoriclasse danese va infatti aggiunto un cast di star del calibro di Luc Abalo, Antonio García, Didier Dinart, Marko Kopljar, Samuel Honrubia, José Manuel Sierra, più gli islandesi Robert Gunnarsson e Asgeir Hallgrimsson.

Anche la seconda divisione francese avrà nomi conosciuti, come il 'globetrotter' Vladica Stojanovic che entrerà nei ranghi dell'Aix-en-Provence, o l'argentino Federico Vieyra, il ceco Tomas Reznicek ed il tedesco Matthias Baur, tutti acquisti dell'Istres che punta a tornare nella LNH il più velocemente possibile.

E adesso quelli che si strappavano i capelli quando Karabatic era tornato a Montpellier cominciano a notare quanto i club francesi si rinforzino ad ogni stagione con pedine di fama internazionale. I motivi di questa 'migrazione' sono chiari: il campionato transalpino ed i suoi team stanno migliorando in virtù di interessanti progetti economici e sportivi, che fra l'altro tolgono protagonismo all'Asobal, tuttora secondo miglior campionato al mondo dopo l'onnipotente Bundesliga, sorta di 'NBA' della pallamano. Da parecchi anni il campionato spagnolo ha perso lo status di 'migliore al mondo' a tutto vantaggio della Bundesliga tedesca, ma adesso rischia persino di scivolare in terza posizione, a benificio del paese limitrofo.

Vedere come un posto nella Ligue garantisca uno stipendio mensile, per giunta con una buona busta paga, è un fattore chiave al momento della scelta di militare in un club francese. Basterebbe domandare a qualsiasi atleta di una squadra spagnola se preferisce avere la certezza di essere pagato alla fine di ogni mese, oppure solo a fine anno ... E' sintomatico che ben tredici giocatori siano emigrati dalla Liga verso il torneo francese, con una nutrita rappresentanza di atleti spagnoli in questo esodo. Mentre solo tre 'coraggiosi' (Barachet, Dahl e Iker Serrano) hanno fatto il cammino opposto, lasciando la Francia in direzione Spagna ...

Alla salute finanziaria dei club transalpini, tranne il caso del Tolosa con i suoi gravi problemi economici (i giocatori hanno dovuto abbassarsi lo stipendio del 17%), va aggiunto il buon lavoro svolto dalla LNH, l'ottima affluenza di pubblico nei vari palazzetti e l'attenzione mediatica. Appare chiaro come, se tutti questi fattori funzionano, sia solo questione di tempo prima che affluiscano gli sponsor, fondamentali perché qualsiasi entità sportiva non si veda costretta a chiedere aiuto alle istituzioni pubbliche, a loro volta obbligate dalla crisi economica a tagliare quelle sovvenzioni in precedenza elargite ai club professionistici.

La Francia è dunque tornata ad essere la 'terra promessa', soprattutto per gli spagnoli, come accadeva dopo la Seconda Guerra Mondiale ed alla fine degli anni '50, in quanto la Ligue assicura stabilità economica ed buon salario che, in generale, permette agli atleti di vivere esclusivamente giocando a pallamano. Cosa che in Spagna sta diventando sempre più patrimonio unico delle maggiori squadre, o di qualche elemento dei club 'minori': é raro che nel corso di una stagione non si parli di società dove gli stipendi non vengono pagati, oppure costrette a rinunciare a giocare in Europa, a retrocedere se non addirittura scomparire in seguito al debito accumulato dopo una nefasta gestione da parte dei dirigenti.

E come succedeva nel lontano passato, i giocatori spagnoli iniziano a vedere di nuovo nella Francia la terra promessa. Prima era difficile trovare qualcuno del nostro paese in una squadra francese, Edu Fernández è stato fra i pochi tentando la fortuna a Chambéry, in un campionato a quei tempi minore, ma adesso, visto come stanno le cose nella Asobal, sta diventando un'opzione altamente consigliata. Un altro 'pioniere' fu Valero Rivera Jr., che aveva scelto di trasferirsi a Nantes per aprire una nuova tappa della sua carriera sportiva in un posto dove i tifosi non guardassero troppo al suo cognome. Ed il figlio dell'allenatore della nazionale non sta facendo affatto male, tanto da risultare capocannoniere della sua squadra nelle ultime due stagioni, ed essere scelto come 'miglior ala sinistra' e 'miglior giocatore' della LNH' nel più recente campionato, quando è pure terminato secondo nella classifica dei top scorer dell'intera Ligue.

Al termine della stagione 2010-11 altri giocatori spagnoli decisero di emigrare nel campionato francese: i pivot Borja Fernández, che scelse il Nantes del suo ex compagno Valero Rivera Jr., ed Iker Serrano, acquistato dal Tremblay, più il terzino destro Salva Puig attualmente al Tolosa. Ma il grande 'fuggi-fuggi' ha sicuramente avuto luogo quest'estate, quando sei giocatori del nostro paese, compresi alcuni membri della nazionale, sono stati 'costretti' ad andarsene dalla Spagna in cerca di un futuro più roseo. Il primo è stato Jorge Maqueda, che ha visto il Nantes come miglior scelta professionale, seguito da Alberto Entrerríos. Poi sono arrivati Rafa Baena (Creteil), Antonio García e José Manuel Sierra (PSG), oltre a Cristian Malmagro (Montpellier).

Continuando di questo passo, probabilmente non saranno gli ultimi a trasferirsi nel torneo francese, di fronte al panorama che offrono la Liga e vari club spagnoli, in un campionato dove ormai non basta più perdere alcune delle sue stelle, ma che comincia a lasciarsi scappare alcuni fra i migliori atleti della selección ... E purtroppo ciò non capita solo nella pallamano maschile spagnola; vi è qualcosa di simile in ambito femminile, che a sua volta patisce un esodo di giocatrici verso altri paesi, tra cui la Francia (Nely Carla Alberto, Eli Chávez, Marta López, Lara González ecc.).

giovedì 2 agosto 2012

AG København. La 'saga nordica' finisce in bancarotta.

Ai margini delle Olimpiadi, un'altra notizia-bomba ha scosso il panorama dell'handball internazionale. Il castello di carte è crollato, tanto velocemente come era stato costruito: l'AG København, ipermegasquadra messa in piedi per arrivare a tempo di record ai vertici europei, ed in effetti giunta alla Final Four di Champions League lo scorso maggio, è in bancarotta. Il club in grado di portare oltre 30 mila spettatori ad una finale di campionato ripartirà dalla terza divisione nazionale, mentre le numerose stelle reclutate a suon di palanche dal magnate Jesper Laustrup Nielsen, che ha abbandonato la nave (lasciandola alla deriva, vista la mancanza di investitori seriamente intenzionati a prenderne il posto) non ritenendo il progetto più vantaggioso, in termini economici, sono ora 'libere' di cercarsi un'altra squadra.

Sarà particolarmente interessante vedere la destinazione di Mikkel Hansen, ma oltre all'IHF Player of the Year 'in carica' pure altri elementi (Sigurdsson, Ekberg, Atlason giusto per nominarne alcuni) potrebbero rinforzare varie compagini europee. Magari rimpolpando il roster dell'ambizioso IFK Kristianstad svedese o soprattutto quel Paris Saint Germain Handball che, grazie ai petrodollari degli emiri, non sembra badare a spese (proprio come la sua controparte calcistica) e punta a sostituire il club della capitale danese come 'next big thing'. Seguendone le orme tanto nella rapida ascesa quanto nella fragorosa caduta? Vedremo. Di sicuro la lista della spesa (effettuata) parigina è già impressionante: basta dare un'occhiata qua: http://fr.wikipedia.org/wiki/Paris_Saint-Germain_Handball#Transferts_en_2012.2F2013. Altrettanto sicuramente, la saga nordica appena conclusasi, senza lieto fine, nella città della Sirenetta non lascia una piacevole sensazione.


venerdì 20 aprile 2012

Copenaghen vs.Barcellona. Stasera L'EVENTO. In uno stadio di calcio. E in diretta web.

Partono oggi i quarti di finale di EHF Champions League maschile. Apre le danze l'attesissima sfida tra AG København e F.C. Barcelona Intersport, sotto la direzione di gara dei tedeschi Lars Geipel e Marcus Helbig.

Terminata seconda nel gruppo che comprendeva pure la schiacciasassi THW Kiel, dopo aver battuto due volte su due il Montpellier, e sbarazzatasi negli ottavi del Sävehof campione di Svezia, la corazzata danese, messa in piedi a suon di colpi di mercato, grazie ai soldi del magnate Jesper 'Kasi' Nielsen, con lo scopo di arrivare il più velocemente possibile sul tetto d'Europa, misura le proprie (grandi) ambizioni contro i detentori del titolo, nonché leader a punteggio pieno della Liga Asobal dopo ben 25 turni.

Superato un momento relativamente difficile, con successi stentati in campionato e qualche battuta d'arresto fra Coppa del Re e massimo torneo continentale, i blaugrana paiono tornati a vincere e convincere. Ma questa sera si troveranno di fronte 'il peggior rivale che ci potesse capitare', come l'ha definito l'ex centrale ora dirigente Enric Masip: un'impressionante manciata di fuoriclasse, a cominciare da Mikkel Hansen, 'Giocatore dell'Anno IHF 2011' e trascinatore della nazionale fresca vincitrice degli Europei.

Il martello di Helsingør, che ha vestito la maglia blaugrana dal 2008 al 2010, non è l'unica freccia all'arco del coach svedese Magnus Andersson, il quale può contare anche su altri due ex del Barça: il portiere Kasper Hvidt, che difese la porta catalana per un biennio ed ora si alterna fra i pali al 39enne Peter Henriksen (recentemente tolto dalle liste di disoccupazione a cui era stato spedito da una lesione del legamento crociato, e chiamato a sostituire l'infortunato norvegese Steinar Ege), ed il terzino/centrale Joachim 'Trattore' Boldsen, perno della difesa nordica. Mentre lo spagnolo Cristian Malmagro, per sette stagioni al Granollers, è atteso da un derby personale con i 'cugini' della metropoli.

Nel novero dei campioni incaricati di portare l'AGK ai vertici dell'handball internazionale figurano anche Lars Jørgensen e René Toft Hansen finito nell All-Star Team degli Europei lo scorso Gennaio, lo svedese Nicklas Ekberg e ben quattro elementi della nazionale islandese: Arnór Atlason, Snorri Guðjónsson, il veterano Ólafur Stefánsson, e quel Guðjón Valur Sigurðsson che vuole regalare un grande trofeo al presidente Nielsen prima di trasferirsi al Kiel (assieme a Toft Hansen; quest'ultimo verrà sostituito la prossima estate dallo spagnolo Carlos Prieto, altro ex del Barcellona).

La quantità e qualità di fuoriclasse del Barça non ha certo bisogno di presentazione. Stasera Xavi Pascual potrà schierare pure Siarhei Rutenka, cui l'EHF ha in seconda istanza, dopo ricorso catalano, tolto la giornata di squalifica ricevuta dopo l'espulsione per fallo su Karabatic nel ritorno degli ottavi con il Montpellier. Una buona notizia per gli attuali campioni d'Europa, che potranno fare affidamento su una panchina più lunga ed obiettivamente migliore rispetto ai loro avversari.

Anche se, a detta dello stesso mister iberico, le due squadre hanno stili di gioco simili, basati su ferree difese (principalmente 6-0) e contrattacchi spesso e volentieri finalizzati dalle rispettive ali. A cui ovviamente vanno aggiunte, in campo danese, le bordate 'doc' del Michelone, che più di uno a Barcellona starà sicuramente rimpiangendo, mangiandosi le dita per esserselo lasciato scappare.

Da parte sua Hansen, che già ha battuto il Barça quattro anni fa, quando giocava nel meno famoso GOG Svendborg, ha confessato alla TV2 Sporten del suo paese di voler vincere per arrivare alla Final Four di Colonia, ma di non cercare nessuna vendetta contro la sua ex squadra, aggiungendo di ricordare il biennio passato al Palau Blaugrana come un periodo ad ogni modo positivo.


Highlights dell'unico match di handball già disputato al Parken Stadium di Copenaghen, la finale di campionato 2010-2011 tra AGK e Silkeborg. Un ambiente incredibile, l'antipasto di quello che troveremo stasera nella sfida-evento contro il Barcellona.

Gli scandinavi puntano a sfruttare al massimo il fattore ambientale: per questo motivo hanno scelto, come sede dell'incontro, il Parken Stadium della capitale danese, 'arena' abitualmente riservata ai gladiatori del calcio, dove oggi si attendono oltre 21 mila spettatori (già metà dei biglietti erano stati venduti nelle prime ore successive al sorteggio!). Cui vanno aggiunti tutti quelli che seguiranno AGK-Barcellona su uno dei venti e passa canali di vari continenti, fra cui Dubai Media Incorporated e la messicana Televisa, che lo trasmetteranno. Il tutto per un 'semplice' incontro di pallamano.

Anzi, per 'il più grande match di handball mai disputato in terra danese'. Parola di Søren Colding, direttore generale del Copenaghen. Un evento assolutamente da non perdere. In diretta web dalle ore 20:10 sul portale ehftv.com.

domenica 29 gennaio 2012

EUROPEI MASCHILI PALLAMANO 2012: Danimarca campione!! Serbia battuta 21-19 in finale.

DANIMARCA CAMPIONE D'EUROPA. Quattro anni dopo il loro primo successo, gli scandinavi tornano ai vertici continentali. Sconfitta (ed incapace di realizzare il 'triplete' dopo i trionfi di Djoković e della nazionale di pallanuoto nelle ore anteriori) la Serbia, forse presentatasi all'ultimo atto con le pile un po' scariche dopo una camminata trionfale. Lo score di 21-19 sigilla una gara intensa e combattuta anche se non spettacolare in senso stretto, data la prevalenza delle difese sugli attacchi ed i numeri di due grandi portieri quali Niklas Landin e Darko Stanić.

Il punteggio dopo trenta minuti (un 9-7 quasi 'd'altri tempi') aveva già fatto intendere, a chiunque aspirasse a gustarsi un grande spettacolo pieno di goal, che forse era meglio andare al cinema... Qualche rete di più nella ripresa si vede, ma l'andazzo del match non cambia: Danimarca a fare da lepre, Serbia, tra l'altro salvata in molte occasioni da Stanić, ad inseguire senza mai mollare, ma pure senza mai raggiungere la 'preda'. Nemmeno la fiammata che in un attimo porta i padroni di casa dal 12-16 al 15-16 può cambiare un copione già scritto.

Un Mikkel Hansen stratosferico, che da buon fuoriclasse esce al momento giusto, ricaccia indietro gli avversari e mette al sicuro il trionfo, con la collaborazione di Landin. Al Michelone in grandissima forma corrisponde, dall'altra parte, la giornata no sia di Momir Ilić che di Marko Vujin, incapaci di provocare danni alla retroguardia 'ospite'. Dopo Canellas in semifinale, altre due presunte macchine da goal 'evaporano' al momento stesso in cui devono affrontare la Danimarca. Coincidenza o grande merito degli scandinavi? Il fattore ambientale non è riuscito ad incidere più di tanto questa volta. Ancor meno ha inciso Žarko Šešum, costretto in tribuna con un occhio bendato dopo essere stato colpito ad un oggetto lanciato dagli spalti venerdì scorso, pare diretto al coach dalla Croazia.

Danesi vincitori di un Europeo probabilmente non di qualità sopraffina (la squadra campione nel 2008 e quella che ha sfiorato il titolo mondiale un anno ci sembravano migliori delle 'truppa Wilbek' attuale), caratterizzato più dai grandi fallimenti (Francia in primis, ma non solo) che dalle grandi prodezze, ma in ogni caso bravissimi a raccogliere tutte le possibilità presentatesi davanti da otto giorni a questa parte. Gli uomini di Wilbek, che sulla panchina della nazionale maschile uguaglia la doppietta continentale al suo attivo come coach della nazionale danese femminile negli anni novanta, vendicano la sconfitta della fase a gruppi, e passano direttamente alle Olimpiadi, obbligando una Serbia comunque giunta ad un risultato storico a cercarsi il biglietto per Londra nel futuro torneo di qualificazione.

Conoscendo la solidità difensiva dei nordici, e la bravura di chi difende la porta su entrambi i lati del campo, pochi si aspettavano un inizio (e più in generale una partita) spumeggiante. Le previsioni, in particolare sulla difficoltà serba di abbattere il muro avversario, sono state rispettate in pieno. Dalla partenza. Ci vogliono oltre cinque minuti e mezzo perché Rajko Prodanović, miglior marcatore dei suoi con appena quattro reti (e questo vorrà pur dire qualcosa...), inauguri il tabellino serbo, per giunta con fatica: parata di Landin, traversa, e poi finalmente palla dentro. Nel frattempo, però, Mikkel Hansen ed Anders Eggert (l'ala sinistra è stata una delle note migliori della 'landshold' di Copenaghen in questo torneo) avevano già portato gli avversari sul 2-0.

La Serbia pareggia, poi la lepre scandinava fugge ancora, ma per quanto la stella balcanica del THW Kiel non ne azzecchi una, il portiere riesce a tenere i suoi in partita. E se Nenad Vucković, di nuovo in forma(zione), ritrova il piacere del goal, Stanić rimane sempre il grande trascinatore: para, si esalta ed incita il pubblico. L'estremo difensore del Metalurg Skopje non può comunque fermare ogni bomba avversaria, così la Danimarca, favorita anche da una leggerezza di Dalibor Cutura che le regala due minuti in superiorità numerica, riesce ad ottenere il primo vantaggio importante: un 8-5 griffato Hansen (chi altri?) al ventiduesimo.

In una frazione che va 'a scatti', però, arriva la contro-replica serba: due goal in un minuto, con Ilić a timbrare finalmente la rete nemica, ed il distacco torna minimo. Il tempo si chiude con un nuovo Darko & Niklas Show. Solo Bo Spellerberg, il cui arrivo in squadra ha elevato il livello di gioco ed i risultati dei futuri vincitori, riesce a segnare, mandando tutti negli spogliatoi con il basso punteggio già citato. E con entrambi i portieri oltre al 50%. L'impressione alla pausa è che la Danimarca sia sulla strada giusta, e la Serbia abbia assolutamente bisogno dei suoi due gemelli del goal.

Peccato che sia Vujin che Ilić proseguano la loro battaglia con il goal in apertura di ripresa, mentre l'uno-due firmato da Nikolaj Markussen porta l'Armata Wilbek al nuovo massimo vantaggio: 11-7. E se Stanić continua a fare il possibile fra i pali, il Momir nazionale continua a sbagliare, pure dai sette metri. Il rigore neutralizzatogli da Landin però non scoraggia i serbi, come al solito molto combattivi, che ora fanno piuttosto affidamento sul pivot Alem Toksić. Suo il meno uno (10-11), poi vanificato da Hansen e dal giovane Rasmus Lauge Schmidt, oggi in verità non molto considerato dal proprio allenatore, né molto preciso (due su sette, ben diversa era stata la mira contro la Spagna).

Il secondo, ed ultimo centro di Ilić è seguito da un nuova bomba del Michelone, che sbatte su palo e portiere e poi va dentro. Quando ti riescono anche tiri del genere, vuol proprio dire che è la tua giornata. E di segnali premonitori della vittoria finale della Danimarca ne abbiamo visti parecchi dall'inizio del Main Round otto giorni prima. Dall'altra parte, invece, le bordate sbattono sulla traversa o … sul naso di Landin, senza però riuscire a mettere fuori combattimento il portierone danese.

Il già menzionato break che porta di nuovo i locali sul meno uno agli otto dalla fine, segnando l'entrata di Marko Vujin nel novero dei marcatori (due golletti: troppo poco, troppo tardi) è soltanto un'illusione. A sistemare le cose ci (ri)pensa Sua Altezza Re Mikkel con tre reti nel giro di quattro minuti!! Serbia sotto di due lunghezze quando arriva il giro di lancette conclusivo, e pure terribilmente sotto pressione. Tanto da perdere l'ultima palla proprio davanti a Mikkel Hansen, che con tutta la calma del mondo sigilla il trionfo danese. Chi altri poteva farlo?

** Danimarca - Serbia 21-19 (9-7)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)

EUROPEI PALLAMANO MASCHILE 2012: l'ALL-STAR TEAM del torneo

Ecco la lista dei migliori giocatori dell'Europeo, ruolo per ruolo, secondo i 'professori' dell'EHF, Una giuria le cui scelte offriranno, come al solito, validi spunti alla discussione ed alla polemica. Anche perché, seguendo un andazzo ormai consolidato, il responso pare seguire abbastanza certe logiche da 'Manuale Cencelli' attente a distribuire i riconoscimenti tra varie squadre. Oltre ai Magnifici Sette, nelle rispettive posizioni in campo, vengono menzionati anche il serbo Momir Ilić, miglior atleta del torneo, Viran Morros come perno della difesa (iberica), ed il grande Kiril Lazarov in qualità di top scorer (nonché nuovo recordman in una singola edizione del torneo con 60 reti all'attivo in sette partite)

** PORTIERE:
DARKO STANIC (Serbia)

** ALA SINISTRA:
GUDJON VALUR SIGURDSSON (Islanda)

** TERZINO SINISTRO:
MIKKEL HANSEN (Danimarca)

** CENTRALE:
UROS ZORMAN (Slovenia)

** PIVOT:
RENE TOFT HANSEN (Danimarca)

** TERZINO DESTRO:
MARKO KOPLJAR (Croazia)

** ALA DESTRA:
CHRISTIAN SPRENGER (Germania)

** MVP:
MOMIR ILIC (Serbia)

** CAPOCANNONIERE:
Kiril Lazarov (Macedonia)

** MIGLIOR DIFENSORE:
Viran Morros (Spagna)

sabato 28 gennaio 2012

EUROPEI PALLAMANO MASCHILE 2012: la finale è Serbia - Danimarca!!

Ebbene sì, Serbia e Danimarca vanno alla finalissima. Le due squadre, già incontratesi nella seconda giornata della fase a gruppi, con vittoria dei balcanici, il 17 Gennaio scorso, hanno guadagnato il diritto a ritrovarsi in un nuovo testa a testa. Non più alla Pionir Arena, ma nel maestoso scenario della Beogradska Arena. Non più con i soli due punti in palio, ma con il titolo europeo come unico obiettivo.

SERBIA - CROAZIA 26-22
I serbi hanno fatto loro il derby con la Croazia. Tifo caldissimo per i padroni di casa, ma nessun incidente. Il dispositivo di sicurezza, compresi l'ampio spiegamento di forze dell'ordine ed il divieto di accesso al paese per i tifosi croati senza biglietto, al momento pare aver funzionato.

Per quanto riguarda strettamente l'incontro, i padroni di casa si sono assicurati la vittoria grazie ad una sontuosa seconda parte. La prima è trascorsa su piani essenzialmente d'equilibrio, con la Croazia ad inaugurare il marcatore (Ivan Cupić dai sette metri) e rispondere ad ogni … risposta serba per otto minuti. Ivan Nikcević, compagno dell'azzurro Tin Tokić al Valladolid, e connazionali ribaltano finalmente la situazione sul 6-5, ma gli 'ospiti' che beneficiano di una panchina lunga, tornano avanti; lo scambio di reti prosegue fino a quando Ivano Balić, stavolta in campo abbastanza tempo, fissa lo score sul 12-11, e poi Marko Kopljar (migliore croato del match) ed Igor Vori (i cui trascorsi a Conversano vengono spesso ripetuti dal cronista di Sportitalia 2, alla quale facciamo i complimenti per la scelta di trasmettere in diretta le ultime, decisive sfide del torneo), rispondendo a Ivan Stanković e Marko Vujn, mandano le squadre alla pausa lunga sul 14-13 per loro.

Nessuna delle contendenti è riuscita a conquistarsi più di un rete di margine in tutta la frazione di apertura, però alla ripresa del gioco il vento cambia. In una direzione gradita alla stragrande maggioranza del pubblico. Alem Toskić e Momir Ilić regalano il primo vantaggio 'consistente' (16-14) alla Serbia, poi torna a colpire il duo Stanković-Vujin. I croati ora faticano a superare il muro difensivo rivale, incluso un Darko Stanić ancora una volta immenso. Ad un quarto d'ora dalla fine, sul 21-17, con la partita che sembra scappargli di mano, mister Goluža è obbligato a chiedere time-out. Kopljar si riscopre protagonista con due reti, che dimezzano lo scarto, e con … un due minuti rifilato dagli arbitri per un fallaccio, che propizia il nuovo allungo serbo. I dieci minuti rimanenti servono alla stella Ilić per allungare il bottino personale fino agli otto goal, portando i suoi al 25-20. Una doppietta di Vuijn, tra i canti di gioia degli spettatori, chiude la contesa. I croati falliscono l'obiettivo principale e dovranno accontentarsi della lotta per il bronzo. I loro grandi rivali invece fanno la storia e conquistano, ovviamente con il contributo imprescindibile del fattore-campo, la prima finale di sempre.

DANIMARCA - SPAGNA 25-24
La Danimarca si era in precedenza ritagliata uno spazio nella finalissima battendo la Spagna, per l'ennesima volta fermatasi alle porte dell'oro, con il minimo scarto. Nordici sempre lontani dalla forma esibita nel 2008 ed ai Mondiali dello scorso anno, però bravissimi a cogliere al volo le opportunità capitate negli ultimi sette giorni. La combinazione di risultati che aveva permesso la grande rimonta nel Main Round è stata seguita, in semifinale, da ulteriori episodi favorevoli alla squadra di Wilbek. A cui, lo ribadiamo, va riconosciuto il merito di averne saputo approfittare.

Inizio gara con prevedibile dominio delle difese, ed errori su entrambi i lati, tanto che ci vogliono quattro minuti perché Hans Lindberg sblocchi il punteggio. Dopo dieci minuti di equilibrio è la Spagna a regalarsi il primo break: un poker di reti, favorito da buone difese e relativi contropiedi, propizia il 7-3 e illude qualche tifoso della 'Roja'. Il coach scandinavo chiede time-out al momento giusto: al rientro i suoi tornano alla carica, spinta da Thomas Mogensen e dalle bombe del giovanissimo (appena 20 anni) centrale Rasmus Hauge Schimdt, nonché da un Niklas Landin ormai tornato (quasi) una certezza fra i pali. Dopo otto minuti senza reti, René Toft Hansen fissa dai sei metri la parità a quota dieci, e i danesi mettono la freccia con Anders Eggert autore dell'11-10. Spagna senza bussola in attacco nell'ultima fase del periodo, incapace di aggirare la sei-zero difensiva rivale, e priva (ma questo lo si sapeva da tempo) di cecchini in grado di fare la differenza dai nove metri. Non molto meglio in difesa, dove combina un pasticcio rivelatosi alla fine determinante: la barriera copre in modo inadeguato una punizione di Mikkel Hansen a tempo scaduto, lo stesso José Manuel Sierra si fa trovare fuori posto, ed il fuoriclasse del Copenaghen dice gracias: palla in rete e più due per la 'Danish Dynamite' a metà gara.

Romero e soci finiscono male e ricominciano peggio: un tris dell'ispiratissimo Lauge Schmidt apre la porta al più cinque avversario (17-12) del 38° minuto. Poi finalmente la Selección richiude le maglie in difesa, con Sierra a fare il proprio dovere, colpisce duro in contrattacco, e finalizza la 'remontada'. I trascinatori saranno Jorge Maqueda (unico vero 'bombardiere' dalla lunga distanza) e Julen Aguinagalde, per quanto il 19 pari con cui si entra nei dieci minuti conclusivi rechi la firma di Cristian Ugalde. Gli spagnoli pagano lo sforzo della rimonta e tornano a collezionare errori, lasciandosi ri-scappare gli avversari. Manco a dirlo, nel nuovo parziale troviamo lo zampino del giovane Rasmus eroe di giornata. Game over? Per nulla. La truppa di coach Rivera non starà disputando la miglior partita di sempre, ma non ha perso la grinta. Ed impatta a due giri di lancetta dal termine. A questo punto torna in scena di prepotenza l'altro Hansen, il Michelone da Helsingør, perfetto simbolo della nazionale danese di questo Europeo. Il Michelone non esalta più di tanto, non gioca benissimo, ma proprio come la sua squadra riesce a fare la cosa giusta al momento giusto. A fine primo tempo annota quel goal incredibile su punizione, ed ora griffa la doppietta che decide l'esito del confronto, catapultando i danesi nella finale per l'oro.

Con qualche recriminazione avversaria, non infondata: l'impatto tra Ugalde ed uno scandinavo nell'ultima azione iberica poteva essere sanzionato con un sette metri in grado di cambiare tutto. Ma gli arbitri, che hanno sempre ragione (anche quando hanno torto), la vedono diversamente, e poi con una gara diversa (ed un Joan Cañellas capace di combinare almeno qualcosa...) gli spagnoli ora starebbero a festeggiare, non a rammaricarsi per il nuovo K.O. subito ad un anno di distanza dalla semifinale mondiale. La Danimarca ringrazia e va avanti, beffarda e testarda nel conquistare un risultato sul quale, una settimana fa, pochi nello Jutland e dintorni avrebbero sinceramente puntato.

SEMIFINALI - RISULTATI
** Danimarca - Spagna 25-24 (12-10)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)

** Serbia - Croazia 26-22 (13-14)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)

FINALE 1-2 POSTO
(Beogradska Arena. Domenica 29/01/2012 - h. 17.00)
** SERBIA – DANIMARCA

FINALE 3-4 POSTO
(Beogradska Arena. Domenica 29/01/2012 - h. 14.30)
** SPAGNA – CROAZIA

domenica 22 gennaio 2012

EUROPEI MASCHILI PALLAMANO 2012: Main Round partito con tre battaglie incredibili.

Persino in una serata che, a livello di classifica, non cambia quasi nulla, lasciando le gerarchie sostanzialmente immutate, questo avvincente torneo regala emozioni a raffica. Il pubblico della capitale serba, trasferitosi per l'occasione dalla Pionir Arena alla più grande Beogradska Arena, assiste ad un trittico di partite spumeggianti, quasi in fotocopia, nel turno inaugurale del Main Round.

Apre le danze la straordinaria impresa della Polonia che, sotto di undici reti (9-20) all'intervallo contro la Svezia, mette in scena un'incredibile rimonta riuscendo ad agguantare i rivali all'ultimo minuto. Lo score finale (29-29) suona beffardo per i vichinghi, avanti dall'inizio sino a 35 secondi dal termine, e permette alla truppa di mister Wenta di salvare un punto, salendo a quota tre in graduatoria. Già dopo dieci minuti, con il tabellone a segnare il 7-1 pro-Svezia ('colpa' in particolare dell'ala sinistra Henrik Lundström e dei disastri dell'attacco 'made in Polonia') nessuno avrebbe immaginato un simile esito; tanto meno alla fine del primo tempo, cui si arriva con gli scatenati gialloblu a tormentare in serie i poveri Marcin Wichary e Piotr Wyszomirski. Netto il contrasto fra loro ed un Andreas Palicka ottimale nella porta svedese.

Il vento cambia totalmente nella ripresa. Il poker di reti consecutive in apertura, che obbliga Steffan Olsson a chiamare time-out, ne è prima avvisaglia. Il minuto di sospensione permette ai nordici di ritrovarsi, ed anche se Bartlomiej Jaska, MVP e top scorer degli est-europei, continua a martellarli, il gap rimane notevole: 25-19 a una quarto d'ora dalla fine. A quel punto giunge la seconda ondata polacca, che sommerge ogni speranza di vittoria avversaria. Trascinata da Michal Jurecki, la nazionale di Varsavia si avvicina alla preda, e la agguanta nei minuti finali, quando la Svezia non indovina più nulla in fase offensiva. L'onore di firmare il pareggio-beffa, e mandare in visibilio i propri tifosi, spetta ad Adam Wisniewski, ala sinistra del Wisla Plock.

Risultato 'bizzarro' anche nella gara successiva, protagoniste Danimarca e Macedonia. Spinti dal solito tifo straordinario, i balcanici volano sulle ali dell'entusiasmo e, dopo un botta e risposta lungo un quarto d'ora fra le due squadre, infilano un parzialone di dieci a quattro, trampolino di lancio per il massimo vantaggio dell'incontro intero (19-13). Responsabile numero uno, ovviamente, è Kiril Lazarov, bravo a martellare senza sosta la difesa scandinava. Peccato (dal punto di vista macedone) per quel finale di tempo in cui 'Kire' si prende una pausa e la Danimarca dimezza il margine. Si torna negli spogliatoi sul 19-16.

Il cannoniere dell'Atlético Madrid timbra di nuovo il cartellino al rientro in campo, con una tripletta in 15 minuti: però adesso mettere il pallone alle spalle di un Niklas Landin finalmente in forma è molto più complicato. Il giovane portiere nordico, ben assistito dalla difesa, spinge alla rimonta, che arriva dopo un goal del pivot Toft Hansen: 23 pari a metà secondo tempo, ora è tutto da rifare. L'orda vichinga non si arresta qui: sale in cattedra uno stratosferico Mikkel Hansen, che risponde da par suo all'altro 'martello' (quel Lazarov improvvisamente calato, al pari dei suoi compagni) e con un pokerissimo di reti porta la Danimarca avanti nello score.

Ribaltone definitivo? No!! La Macedonia è squadra guerriera, e torna a colpire. Il solito implacabile Lazarov, che vincerà il personalissimo scontro fra titani con Hansen (13 reti a 12 per il balcanico) firma il contro-pareggio, con addirittura possibilità di contro-sorpasso all'ultimo minuto. Quando si consuma il dramma: 5 secondi al termine, palla al solito 'Kire', il suo tiro rimbalza sulla gamba di Landin e termina in mano danese; contropiede lanciato, e finalizzato all'ultimo istante da Hans Lindberg. Esplosione di gioia per gli scandinavi: i due punti li salvano dal baratro e permettono a Bo Spellerberg (buona prova per il centrale appena rientrato da un infortunio) e compagni di mantenere qualche piccola opzione per il raggiungimento delle semifinali. Delusione per squadra e pubblico macedone che, come contro la Germania, escono da una grande gara a testa alta ma a mani vuote, raccogliendo meno di quanto avrebbero meritato. Ancora una volta gli ultimi, decisivi secondi non sorridono agli uomini di coach Shundovski.

Rimonta finale con pareggio in extremis pure nell'ultima gara della serata: lo scontro al vertice tra Serbia e Germania, vincitrici dei rispettivi gruppi ed arrivate al Main Round con il massimo dei punti disponibili. Una divisione della posta che accontenta di più i tedeschi, bravi a raddrizzare una partita compromessa nella prima parte. L'inizio serbo è travolgente: quattro goal in sei minuti, mentre la Germania non ne azzecca una contro un grande Darko Stanić e l'arcigna difesa locale. Superate le difficoltà dell'impatto, alle quali non era estraneo l'ambiente creato dai tifosi sugli spalti, la Germania torna in partita, soprattutto grazie ad Holger Glandorf. Ma nei sette minuti precedenti l'intervallo la Serbia ruggisce di nuovo, con il capitano Momir Ilić, micidiale dai sei come dai nove metri, a timbrare per cinque volte la rete avversaria.

Il 12-7 di metà gara viene persino migliorato al rientro in campo: 15-8 al 34°. Nove minuti sciagurati, però, riaprono i giochi: Glandorf, Roggisch e Gensheimer riportano gli ospiti ad un'incollatura (17-16) con un quarto d'ora di battaglia rimasto. Theuerkauf addirittura pareggia, poi la Serbia cerca di scappare di nuovo, piazzando un paio di colpi vincenti. Adrian Pfahl azzecca dai sei metri l'unico tiro buono della sua serata per fissare lo score sul 21-20 a sei minuti e mezzo dal termine. Da quel momento arriva una serie di errori, palle perse, parate, che sembrano congelare il punteggio. Un andazzo che ai padroni di casa non dispiacerebbe; purtroppo per loro, a cambiarlo con UN PAIO DI SECONDI rimasti ci pensa Sven-Sören Christophersen, subentrato al portiere Heinvetter per consentire alla Germania la superiorità numerica nell'ultimo attacco. Una scelta vincente: proprio il terzino delle 'Volpi' berlinesi trova, a fil di sirena, la bomba giusta dai nove metri. Alle fine del terzo match incredibile consecutivo, la Beogradska Arena è ammutolita, mentre i teutonici festeggiano il punto strappato con le unghie e coi denti, ed il primato nel girone mantenuto per un soffio.

Main Round: Gruppo 1 - Risultati 1a Giornata
** Polonia - Svezia 29-29 (9-20)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)
** Danimarca - Macedonia 33-32 (16-19)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)
** Serbia - Germania 21-21 (12-7)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)
Classifica dopo la 1a Giornata
1. Germania 5 p. 2-1-0 (74-68) +6
2. Serbia 5 p. 2-1-0 (67-61) +6
---------------------------------
3. Polonia 3 p. 1-1-1 (74-77) -3
4. Danimarca 2 p. 1-0-2 (81-83) -2
5. Svezia 2 p. 0-2-1 (79-84) -5
6. Macedonia 1 p. 0-1-2 (81-83) -2

martedì 20 dicembre 2011

Champions League Maschile. Kiel e Montpellier si impongono nei recuperi.

E'ancora spettacolo alla Sparkassen Arena. La Champions League maschile archivia l'anno solare 2011 con una sfida da quartieri alti fra il THW Kiel e l'AG København del magnate Jesper Nielsen, che dopo aver sfidato le Zebre in Bundesliga con il Rhein-Neckar Löwen ci prova in ambito internazionale con l'altro suo 'giocattolo': la squadra della capitale danese, costruita a suon di milioni per arrivare nel più breve tempo possibile ai vertici dell'handball europeo.

Il denaro però non riesce a garantire il successo sempre e comunque, ed al Copenaghen se ne sono accorti domenica, dopo aver perso una gara giocata ottimamente per oltre 40 minuti. Il primo tempo è infatti soprattutto di marca ospite, con Niklas Ekberg ed il nuovo capocannoniere del torneo Mikkel Hansen (otto reti a testa) a fare la differenza, nonostante le penalità rifilate alla loro squadra.

La classe di Filip Jicha e le parate di Thierry Omeyer tengono il Kiel in partita, ma una doppietta di Hansen manda tutti negli spogliatoi sul 14-12 per l'AGK, accompagnato in Germania da circa 500 fans (su oltre 10 mila spettattori). Gli scandinavi tengono botta pure nella ripresa, portandosi fino al +3 (20-17) dopo 41 minuti, ma a quel punto arriva la reazione dei padroni di casa, che infilano un break importante e prendono in mano le redini dell'incontro.

Non le molleranno più fino al 28-26 della sirena, con l'ultimo goal THW timbrato da Christian Zeitz, uno dei principali artefici (in compagnia del solito Titi in porta) della riscossa locale. Oltre ai due punti, i tedeschi fanno loro anche il primato del gruppo.

** THW Kiel - AG København 28-26 (12-14) (video)
THW Kiel: Zeitz 7, Jicha 5, Ilic 4, Ahlm 3, Andersson 3, Klein 3, Lundström 1, Palmarsson 1, Sprenger 1, Dragicevic, Kubes, Narcisse, Omeyer, Palicka, Reichmann
AG København: Ekberg 8, Hansen 8, Sigurdsson 3, Stefansson 2, Rene Toft Hansen 2, Henrik Toft Hansen 2, Gudjonsson 1, Boldsen, Ege, Hundstrup, Hvidt, Jorgensen, Larsen, Malmagro Viana, Ottesen

Nell'altro recupero del girone D, successo interno del Montpellier, che grazie alle reti di Dragan Gaijć, Nikola Karabatić e del tunisino Issam Tej centra il trionfo numero 100 in Champions League ed ipoteca la qualificazione ai danni della sua vittima di giornata, il Pick Szeged, ormai staccato di quattro punti in classifica (e con gli scontri diretti a vantaggio dei francesi) a tre turni dalla conclusione della fase a gruppi.

Non è stata impresa facile comunque: gli ungheresi, consci dell'importanza del match, non hanno mai gettato la spugna, nemmeno davanti all'8-5 locale dopo un quarto d'ora, e con i goal di Ancsin e Sulc sono arrivati a condurre per 14-12 a cinque minuti dalla pausa lunga.

La reazione transalpina, favorita dalle prodezze fra i pali di un Primoz Prost in stato di grazia e dalle penalità rifilate all'arcigna difesa ospite, ha mandato il MAHB negli spogliatoi con tre reti di vantaggio (17-14), ma la gara è rimasta su binari d'equilibrio, con i magiari a riportarsi sotto (22-23) a metà secondo tempo e la possibilità del pareggio negata loro da Prost, prima dello scatto finale che ha assicurato il successo ai padroni di casa, i quali schieravano uno stoico Vid Kavticnik in campo seppur indisposto.

** Montpellier HB - Pick Szeged 29-26 (17-14) (video)
Montpellier Agglomeration HB: Gajić 7, Nikola Karabatić 5, Tej 5, Bojinovic 4, Honrubia 4, Kavticnik 2, Arvin-Berod 1, Hmam 1, Bonnefond, Cochard, Gutfreund, Luka Karabatić, Prost, Salou, Stochl.
Pick Szeged: Ancsin 7, Sulc 6, Buday 3, Lekai 3, Prodanovic 3, Pribanic 2, Zubai 2, Bajorhegyi, Czina, Fekete, Mikler, Tatai, Toth, Vadkerti.

CLASSIFICA GRUPPO D
1. THW Kiel 11 p. 5-1-1 222-187 (+35)
2. AG København 10 p. 5-0-2 214-194 (+20)
3. Reale Ademar León 9 p. 4-1-2 214-205 (+9)
4. Montpellier Agglomeration HB 8 p. 4-0-3 222-213 (+9)
5. Pick Szeged 4 p. 2-0-5 205-230 (-25)
6. RK Partizan Beograd 0 p. 0-0-7 179-227 (-48)

sabato 17 dicembre 2011

Champions League maschile: due recuperi in programma Domenica. Big Match a Kiel.

Oltre ad assegnare titolo e medaglie nelle sfide conclusive dei Campionati del Mondo donne in Brasile, la giornata di Domenica 18 Dicembre offre due appuntamenti di sicuro interesse a livello maschile: i recuperi del girone D di Champions League. Tra i quali spicca il confronto della Sparkasse Arena, dove alle ore 17:00 (diretta web sul portale ehftv.com, e televisiva sulla satellitare Eurosport Germania) il THW Kiel dominatore della Bundesliga proverà a balzare in testa pure al suo gruppo europeo, battendo se possibile l'attuale capolista AG København.

La corazzata danese con tutte le sue stelle (il grande Mikkel Hansen, fra i candidati al premio di 'giocatore dell'anno 2O11', Olafur Stefansson, Gudjon Sigurdsson, Kasper Hvidt ecc.), costruita per approdare in breve tempo ai vertici continentali, è attesa da un esame molto difficile e significativo in casa di Jicha e compagni. Alcune centinaia dei loro tifosi passerà il confine per sostenere la truppa del magnate Jesper Nielsen in 'territorio nemico', ovvero ad appena 270 chilometri circa dalla capitale di Danimarca. Entrambe le formazioni vengono da trionfi esterni, guarda caso con lo stesso punteggio (34-31): i tedeschi sul campo del Montpellier, i loro dirimpettai scandinavi nel fortino del Pick Szeged.

E proprio francesi e magiari si affronteranno, in casa dei primi, nell'altra sfida. Un autentico spareggio per il quarto posto (e la qualificazione agli ottavi di finale), attualmente occupato dal MAHB di Karabatic, che però arriva da alcuni risultati non proprio lusinghieri in Champions e conserva soltanto due lunghezze di vantaggio (6 a 4) sui futuri rivali, già pronti all'operazione aggancio (ma in pratica eliminati in caso di sconfitta...). Il Pick aveva sfruttato il fattore campo all'andata, conclusasi sul 38-35 (p.t. 18-17) con Frantisek Sulc e Mate Lekai sugli scudi.

Montpellier alla Park&Suites Arena privo di William Accambray: anch'egli fra i candidati al prestigioso premio già menzionato riguardo a Mikkel Hansen, ma vittima di una lussazione ad un dito della mano destra durante la sfida vinta di misura sul Nîmes mercoledì scorso. Un infortunio che potrebbe richiedere fino ad otto settimane per il pieno recupero, facendo saltare la partecipazione del terzino sinistro ai prossimi campionati Europei (in Serbia dal 15 al 29 Gennaio 2012).

Domenica 18.12.2011 h. 17:00:
** THW Kiel (GER) - AG København (DAN)
(EHF TV / Eurosport Germania)
** Montpellier HB (FRA) - Pick Szeged (UNG)

CLASSIFICA GIR. D:
1. AG København 10 p. 5-0-1 188 -166 (+22)
2. THW Kiel 9 p. 4-1-1 194-161 (+33)
3. Reale Ademar Leon 9 p. 4-1-2 214-205 (+9)
4. Montpellier Agglomération HB 6 p. 3-0-3 193-187 (+6)
5. Pick Szeged 4 p. 2-0-4 179-201 (-22)
6. RK Partizan Belgrado 0 p. 0-0-7 179-227 (-48)

lunedì 31 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI 2011: ENCORE LA FRANCE, TOUJOURS LA FRANCE!

Francia ancora sul tetto del mondo. I Bleus si impongono su un avversario a dir poco irriducibile in una delle più emozionanti e combattute finali mai viste. Ci sono voluti i tempi supplementari perché Omeyer (stavolta non straordinario) e soci avessero ragione della tenacia danese, con il risultato finale di 37-35. I transalpini hanno tremato prima di riuscire ad imporre la loro legge ottenendo la loro vittoria più sofferta da quando è cominciato il loro ciclo dal 2008. E con questa, proprio partendo da Pechino, raggiungono il poker di grandi successi internazionali consecutivi. La Danimarca e i suoi calorosissimi supporter, che avevano attraversato il ponte di Oresund sperando in un finale diverso, ci hanno provato, ma alla fine ... ENCORE LA FRANCE, TOUJOURS LA FRANCE!

La Francia resta dunque seduta sul trono mondiale, ma ha davvero rischiato di cadere e farsi male. Avanti per tutto l'incontro o quasi - seppure mai con un vantaggio che potesse dare tranquillità - e capaci di rintuzzare i tentativi di rimonta avversaria, i francesi si sono infatti visti raggiungere a pochi secondi dal termine, e addirittura superare all'inizio dei dieci minuti supplementari, che poi li avrebbero visti uscire trionfanti.

Una finale intensa come poche, una Francia in difficoltà come mai in questi ultimi anni, ma alla lunga vincente. Tutto logico, quando di mezzo ci sono personaggi del calibro di Nikola Karabatic e Mikkel Hansen: dieci reti a testa nella finalissima, e la prova che se il primo ha meritato il premio come MVP del torneo, il secondo non avrebbe rubato nulla se l'avesse vinto lui. Oppure come Thierry Omeyer e quello che molti vedono come suo successore nel ruolo di miglior portiere del mondo: Niklas Landin (22 anni), che con ventuno parate si è fatto notare anche nell'ultimo atto. Oppure ancora come Didier Dinart, roccia in difesa a dispetto delle zero penalità subite dagli arbitri spagnoli, ed un Lars Christiansen che ha griffato la finalissima con cinque reti personali.

I transalpini mettono le cose in chiaro dall'inizio: difesa aggressiva (subito un giallo a Bertrand Gille) e la coppia Fernandez-Guigou a mandare lo score sul 2-0. I danesi non si lasciano impressionare così facilmente, e rispondono colpo su colpo, includendo un botta e risposta proprio fra Hansen e Karabatic. I francesi non sono squadra da lasciarsi rimontare facilmente però, e con un sette metri trasformato da Guillaume Joli vanno sul più tre (9-6) intorno a metà tempo. Contro-break nordico, con lo zampino di Landin, e arriva il primo aggancio (9-9); peccato per loro che due minuti rifilati alla stella degli scandinavi spianino la strada ad un nuovo allungo rivale, con il giovane Xavier Barachet a siglare il 12-9, e spingere coach Wilbek verso il time-out. Però al ritorno in campo Sua Maestà Karabatic regala alla Francia il massimo vantaggio. Gli ribatte il Michelone di Danimarca, che William Accambray non riesce a contenere, e si va negli spogliatoi sul 15-12.


La sensazione dopo i primi trenta minuti è quella di una Francia superiore, in virtù di maggiore 'solidità' ed esperienza, ma incapace di mettere del tutto le mani sull'incontro. Anche per merito della controparte, a sua volta brava a non farsi travolgere, ma a cui manca qualcosa per giocare a tu per tu con il più quotato e 'nobile' avversario. Impressioni confermate nei primi dieci-quindici minuti nella ripresa, con il divario sempre oscillante fra due e tre lunghezze, mentre Karabatic continua a perforare la difesa scandinava, si vede finalmente Accambray, e dall'altro lato Jesper Nøddesbo acquista maggiore protagonismo.

Il pivot danese del Barcellona, assieme ad Hansen, contribuisce al nuovo pareggio della sua squadra: un 24-24 (poi 25-25) che insinua i primi seri dubbi in una Francia che si pensava invincibile ed ora si vede costretta a cercare sempre più volte Luc Abalo all'ala destra, visto che al centro non sfonda più di tanto, e quando lo fa rischia di trovarsi la strada sbarrata da Landin. Il fuoriclasse del Ciudad Real fa comunque la sua parte, pure come assist-man per Gille, che riporta i Bleus avanti, con Karabatic ad arrotondare sul 27-25.

Giochi chiusi, anche se a fatica? No. Sale alla ribalta Lars Christiansen: il 'vecchietto' (sempre arzillo) scandinavo punisce tre volte, dall'alto dei suoi 38 anni e dall'ala sinistra: la terza vale il 29 pari. Tripletta rovinata da Bo Spelleberg, che cintura Barachet e manda Guigou ai sette metri, e sè stesso fuori per due giri di lancetta. I francesi ringraziano, segnano e potrebbero addirittura operare il break decisivo; ma Gille tira su Landin, e Lasse Boesen trova uno dei pochi raggi di luce in una serata per lui opaca, firmando il trenta pari.

Scintillante è invece la giornata di Re Nikola: suo il 31-30 che potrebbe decidere partita e torneo. E quale miglior match-winner che l'MVP dei mondiali, il giocatore probabilmente più famoso in assoluto? La trama ideale per un grande finale. Peccato che nessuno avesse avvisato Gille e Bo Spellerberg. Il primo, nel tentativo di difendere l'ultimo attacco danese, si fa prendere dalla foga e si piglia i suoi bei due minuti. Il secondo, con la squadra addirittura in doppia superiorità numerica (portiere tolto da Wilbek, dentro un altro giocatore...), trova il varco giusto per spedire il pallone fra Omeyer e l'angolino in basso, rasente al palo destro della porta francese. Si va ai supplementari! Che partita!


Il 31-31 acciuffato con unghie e denti (e volontà di ferro) a fil di sirena manda in visibilio i tifosi danesi, incluso il principe Frederik, ormai cliente fisso dei match della nazionale. Ed esalta Spelleberg e Knudsen, che smentiscono la Hansen-dipendenza in attacco e, dopo 64 minuti (!!!), trovano il primo vantaggio nordico della partita (33-32). Ora in Danimarca ci credono davvero ...

Non sanno, poveri loro, che il destino ha già preso la sua decisione. Ha scelto la Francia, e vuole mostrarlo nel modo più crudele per i danesi: li lascia illudere per un attimo, poi manda Karabatic a pareggiare, Jérôme Fernandez a rubare palla e lanciare Michaël Gigou, che ristabilisce le gerarchie in contropiede. Il tutto alla velocità della luce. Uno-due micidiale che esalta i telecronisti di France 2 (mettendo alla prova le loro corde vocali) ma spezza le gambe alla Danimarca. Il sette metri di Lars Christiansen è solo il canto del cigno: quando capitan Fernandez prende il mano la situazione e infila la doppietta decisiva (uno dai sette metri), i giochi sono fatti. 36-34 con un solo minuto rimasto: la Danimarca ora si è arresa davvero.

L'ultimo a gettare la spugna è - manco a dirlo - il ragazzone di Helsingør (al secolo Hansen Mikkel, classe 1987), cittadina a poche decine di chilometri da Malmö dove stasera non si festeggerà. Lo faranno invece i ragazzi di Claude Onesta. Dopo che Guigou sigla il 37-35 finale, evitando pure l'onta di una vittoria con il minimo scarto, esplode tutta la loro gioia, e la tensione per una partita che si è rivelata forse più difficile di quanto in tanti pensassero alla vigilia.

Modalità e difficoltà passano comunque in secondo piano. La Francia ha vinto ed è questo che conta. Assieme ad altri numeri, tipo i quattro successi mondiali (1995, 2001, 2009, 2011) di una nazionale che uguaglia la mitica Romania degli anni '60 e '70 e la Svezia. Si può tifare per i francesi o meno, ma bisogna levarsi il cappello di fronte a quanto ha saputo conquistare il movimento dei cugini d'Oltralpe. La Danimarca si lecca le ferite ed esce con la consapevolezza che le sue giovani stelle sapranno regalarle nuove soddisfazioni. Magari, con l'aiuto di una maggiore esperienza, arrivando a quel titolo mondiale che ancora manca al loro palmares e stavolta è sfuggito per un soffio.

Finale 1°-2° Posto
** Francia - Danimarca 37-35 dts (15-12; 31-31)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report

La partita 'raccontata' sul sito del quotidiano L'Equipe
(solo testo, in Francese)


L'incredibile finale delle cinque della sera ha fatto passare in secondo piano la vittoria della Spagna, che in una (quasi) altrettanto tirata battaglia per il terzo posto ha conquistato la medaglia di bronzo a spese della Svezia. Medaglia (la seconda per gli iberici dopo l'oro di Tunisi 2005, cui vanno aggiunti tre argenti Europei, un bronzo pure continentale e tre bronzi olimpici) meritata, e giunta soprattutto grazie alla difesa, come al solito efficace, ed alle buone prove dei vari Alberto Entrerríos, Arpad Sterbik e Joan Cañellas.

Poco convincenti in attacco, anche a causa dei numeri di Johan Sjöstrand, portiere del Barcellona oggi opposto a vari compagni di club, gli spagnoli si trovano sotto (5-4) dopo un primo quarto d'ora avido di reti ed emozioni. Ma equilibrato come tutta la prima parte, che finirà in parità (11-11). La Svezia scatta al ritorno in campo (15-12) ma poi, con lo zampino di alcune penalità, subisce il ritorno spagnolo, sotto forma di un parziale di 6-0 che porta lo score dal 16-13 locale al 19-16 ospite.

Spinti dai tifosi della Malmö Arena, gli uomini di Ola Lindgren reagiscono, senza farsi abbattere dall'infortunio al loro top scorer Jonas Källman (anche lui stavolta impegnato contro i compagni, ma del Ciudad Real) e si arriva ai cinque dalla fine in perfetto equilibrio (22-22). A quel punto Sterbik, Entrerríos e Julen Aguingalde fanno la differenza nello sprint decisivo. Gli spagnoli festeggiano un bronzo che profuma quasi d'oro, gli scandinavi rimangono con l'amarezza della medaglia di legno che sa di occasione perduta davanti al proprio pubblico, in un mondiale da cui, ad ogni modo, escono a testa alta.

Finale 3°-4° Posto
** Spagna - Svezia 24-23 (11-11)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report

domenica 30 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI 2011: All-Star team & MVP


Eccoli qua i magnifici sette (più uno).

Scelti, come al solito prima della finale, dagli esperti (?) IHF.

Portiere: Thierry Omeyer (Francia)
Ala Sinistra: Håvard Tvedten (Norvegia)
Terzino Sinistro: Mikkel Hansen (Danimarca)
Centrale: Dalibor Doder (Svezia)
Terzino Destro: Alexander Petersson (Islanda)
Ala Destra: Vedran Zrnić (Croazia)
Pivot: Bertrand Gille (Francia)

MVP del Torneo: Nikola Karabatić (Francia)

sabato 29 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI 2011: Riassunto, risultati della partite di Venerdi 28 Gennaio

Il Mondiale di pallamano maschile 2011 avrà l'atto conclusivo che, dopo l'eliminazione della Croazia, in molti si attendevano. Francia e Danimarca infatti si contenderanno il trono (Domenica prossima, ore 17:00, Malmö Arena) dopo essersi aggiudicate le rispettive semifinali.

I Bleus 'espugnano' Malmö battendo la Svezia per 29-26, un risultato forse ancor riduttivo se rapportato alla loro effettiva superiorità in campo. Transalpini un poco in affanno all'inizio, con gli svedesi subito trascinati dall'entusiasmo, ma poi Bertrand Gille e Michaël Guigou in particolare (otto reti a testa nei sessanta minuti) portano i campionissimi al vantaggio, nonostante sia William Accambray che Xavier Barachet sentano il peso della loro relativa inesperienza a questi livelli. Il più tre della pausa (15-12) si allarga a macchia d'olio nel secondo tempo, con il giovane talento nativo di Cannes (ovvero Accambray) finalmente in palla, e sia Luc Abalo che Titi Omeyer a far sfoggio della loro bravura. Tanto che, sul 24-17 a metà ripresa, la pratica-Svezia sembrava davvero archiviata.

Però gli scandinavi, di fronte al pubblico delle grandi occasioni - seppur incapace di creare un ambiente 'caldissimo' - non sono disposti a gettar via un'opportunità storica, e tra un paio di reti di Jonas Källman e qualche bel numero di Mattias Andersson, subentrato nell'ultimo quarto d'ora ad un Johann Sjöstrand in giornata no (anche Oscar Carlén non era in forma fisica ottimale, ma è riuscito comunque a fare una cinquina di reti) piazzano un 6-1 che li riporta a meno due con poco tempo da giocare, ma abbastanza per sperare in una clamorosa rimonta. Speranze mal riposte: la Francia non si lascia impressionare e, complice un opportuno time-out che spezza il 'momento magico' degli avversari, conduce in porto una vittoria meritata, con due reti di Guigou che scacciano ogni paura.

Vittoria che li manda in finale, dove troveranno la temibile squadra danese, brava a sbarazzarsi di un avversario ostico quale la Spagna. Partita strana, con i nordici avanti quasi sempre, ma sul filo dell'equilibrio fino a pochi istanti dalla sirena. Partenza con botta e risposta tra le due parti, e con giocate spesso alla velocità della luce; i danesi, abituati a ritmi rapidissimi sin dalle prime gare, prendono un buon margine di vantaggio, con una doppietta di Kasper Søndergaard a spedirli sul 10-6.

Però sono pur sempre umani, non possono tenere il ritmo altissimo e pretendere di non sbagliare mai. Ed allora ecco che, dopo qualche imprecisione di troppo, frutto di eccessiva frenesia e della finalmente efficace 5-1 avversaria, i combattivi spagnoli ne approfittano e, tra un contropiede e l'altro, ritrovano la parità (10-10), con cui si conclude anche il tempo (12-12). L'entrata di Arpad Sterbik al posto di un non certo stratosferico Hombrados non è estranea alla 'remontada' iberica. Nè lo sono quelle di Raúl Entrerríos e Joan Cañellas.

Ma con Julen Aguinagalde pivot dalle polveri bagnate (e dalle zero reti), e le ali altrettanto inefficaci, l'inizio della seconda parte è favorevole alla 'Danish Dynamite', che stacca di nuovo i 'nemici', in grado di andare in rete appena una volta (Garabaya) in nove minuti, e vola sul 17-13. Strada spianata verso il successo? Macchè. il serbo-ungherese di Spagna torna a sbarrare la via del goal, e l'incontro si riapre: 17-16, 21-20 e poi di nuovo parità a quota 23. E' a quel punto che si decide la gara: i danesi spingono ancora sull'acceleratore e, complice qualche due minuti affibbiato alla selección da arbitri cechi non proprio amici della Spagna, provano a scrollarsi di dosso Viran Morros - finito giustamente sulla panca dei puniti - e compagni. Stavolta è quella buona: una doppietta di Hans Lindberg, spina nel fianco (destro) della difesa spagnola, fissa la score sul 27-23, leggermente ritoccato negli ultimi istanti fino al 28-24 conclusivo, score forse bugiardo di una partita incerta fino a pochi minuti dal termine.

Ma l'anima della squadra danese, il cui trionfo ha mandato in visibilio gli oltre quattromila fans che avevano tinto la Kristianstad Arena di bianco-rosso, e tra loro il principe Frederik in versione 'ultrà', sono soprattutto Mikkel Hansen e Niklas Landin. Il primo, sempre più consacrato nell'elite della pallamano internazionale (e che adesso insidia la Wozniacki come sportivo più popolare del suo paese), va a segno nove volte - sette della quali dalla lunga distanza (a Barcellona quanto si saranno pentiti di averlo lasciato andar via?) Il secondo, principale artefice della vittoria, almeno a sentire le dichiarazioni post-partita del compagno Jesper Nøddesbo, può invece vantare una percentuale di salvataggi intorno al 50%, compresi tre rigori neutralizzati. Con loro al timone, una squadra ed un'intera nazione possono sognare il colpaccio; la Francia è avvertita.

Spagnoli e svedesi si contenderanno il bronzo domenica alle 14:30, mentre nel 'derby delle deluse' (nonché ex vittime predilette della Francia) la Croazia si è imposta di misura all'Islanda in un match equilibrato ed emozionante. Balcanici avanti per buona parte della frazione di partenza, con i soliti Buntić, Zrnić e Vori ad aprire il divario a suon di goal, ma un incredibile contro-break islandese (8-1) sul finire del tempo porta all'intervallo sul 16-14 per i nordici. Al ritorno in campo le distanze rimangono tali, poi però gli slavi agganciano (25-25) e staccano gli avversari, restituendo loro l'otto a uno della prima frazione. Gli uomini del paese dei vulcani non gettano la spugna, e provano a rientrare, ma alla fine devono soccombere, anche se con il minimo scarto (34-33). Per Duvnjak e compagni arriva almeno un quinto posto finale.

La sfida per la settima piazza, più importante della precedente in quanto assegnava l'ultimo posto al 'tavolo' delle qualificazioni per Londra 2012, ha visto l'Ungheria prevalere a sorpresa su una Polonia che chiude nel peggiore dei modi un Mondiale da dimenticare. Altro che podio o addirittura finalissima, come in certe previsioni della vigilia: i polacchi rischiano di essere ormai fuori da ogni prospettiva di partecipazione olimpica (solo un 'ripescaggio' dopo gli Europei di inizio 2012 li potrebbe aiutare).

Vittoria giusta dei magiari, bravi alla partenza (3-0 immediato), e poi bravissimi a ribaltare una situazione che si era fatta difficile: dal 14-10 per Bielecki e soci si arriva al 16-14 pro-Ungheria dell'intervallo, grazie soprattutto alle reti di Tamás e Gergö Iváncsik. Il black-out polacco continua ad inizio ripresa, con conseguente incremento (19-14, pure Ferenc Ilyés ci mette lo zampino) del loro svantaggio. La reazione dei vari Bartosz Jurecki e Bartolomiej Jaszka arriva troppo tardi, e si limita a riportarli a meno due (28-30) a poco dalla sirena; il rigore - nonchè undicesimo goal personale del giorno - di Gergö Ivancsik, ala sinistra del MKB Veszprém KC, non fa altro che sigillare il trionfo della propria squadra.

Semifinale #1 (Malmö Arena, Malmö)
** Francia - Svezia 29-26 (15-12)
Francia: Guigou (8 reti), Bertrand Gille (8), Accambray (3), Karabatic (3), Abalo (2), Barachet (2), Fernandez (2), Joli (1)
Svezia: Källman (6), Ekdhal Du Rietz (5), Carlén (5), Ekberg (3), Doder (3), Arrhenius (2), Larholm 2
goal-by-goal e statistiche dell'incontro

Semifinale #2 (Kristianstad Arena, Kristianstad)
** Danimarca - Spagna 28-24 (12-12)
Danimarca: Mikkel Hansen (9 reti), Lindberg (6), Søndergaard (5), Lars Christiansen (2), Toft Hansen (2), Mads Christiansen (1), Spellerberg (1), Boesen (1), Knudsen (1)
Spagna: Cañellas (6), Raúl Entrerríos (3), Alberto Entrerríos (3), Gurbindo (2), Ugalde (2), Roberto García (2), Chema Rodríguez (1), Viran Morros (1), Juanín García (1), Rocas (1), Romero (1), Garabaya (1).
goal-by-goal e statistiche dell'incontro

* Francia e Danimarca alla finalissima.
* Spagna e Svezia alla finale 3°-4° Posto.

Finale 5°-6° Posto (Malmö Arena, Malmö)
** Croazia - Islanda 34-33 (14-16)
goal-by-goal dell'incontro

Finale 7°-8° Posto (Kristianstad Arena, Kristianstad)
** Ungheria - Polonia 31-28 (16-14)
goal-by-goal dell'incontro

mercoledì 19 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI: Anteprima incontri di Mercoledì 19 Gennaio

Ai Campionati Mondiali di pallamano maschili non ci si riposa nemmeno al settimo giorno. Oggi vanno in campo i Gironi A e C, con sei partite-chiave per il passaggio al turno successivo. L'incontro di cartello è sicuramente la grande sfida tra Francia e Germania, in diretta sul canale satellitare ARD Das Erste. La capolista del Gruppo A affronta i suoi grandi rivali tedeschi in un 'classico' dell'handball internazionale. La determinazione da entrambe le parti sarà altissima, non solo per la tradizionale rivalità (e la sempre viva voglia dei transalpini di vendicare la mai dimenticata semifinale del 2007, con il goal decisivo non concesso a Michaël Guigou...) ma anche per più concreti motivi di classifica: i Bleus, per quanto sicuri del passaggio al turno successivo, vorranno arrivarci con più punti possibili, mentre la Germania, reduce dalla battuta d'arresto con la Spagna in una battaglia intensa e caratterizzata da molti errori, perdendo rischierebbe di trovarsi la strada per le semifinali praticamente sbarrata.

Una sfida dal sapore particolare per Titi Omeyer, che dovrà chiudere la sua porta ad abituali compagni di squadra ed avversari nella Bundesliga, campionato in cui militano pure Jérôme Fernandez e Bertrand Gille. Tra i francesi da segnalare anche un cambio nel roster: fuori il terzino sinistro-centrale Sébastien Bosquet, a causa della distorsione rimediata nella partita vinta con il Bahrein due giorni fa, dentro al suo posto il veterano Franck Junillon (92 presenze, la prima nel Dicembre 2001, 121 reti con la maglia della nazionale), a sua volta ex del campionato tedesco, in cui ha giocato dal 2008 all'estate scorsa per poi trasferirsi al Nîmes.

Dello scontro diretto tra le due grandi rivali dovrebbe approfittare la Spagna, chiamata ad un nuovo risultato positivo contro l'Egitto di Ahmed El Ahmar, già asfaltato (37-21) in un test-match un paio di settimane fa. Oggi la motivazione (e anche la formazione) degli africani, costretti a fare risultato per rimanere in corsa per il terzo posto nel gruppo, sarà sicuramente diversa, ma il finale rischia di essere il medesimo: vittoria per gli uomini di Valero Rivera, forse poco convincenti nei primi due match del torneo ma pur sempre a punteggio pieno dopo la bella vittoria sui tedeschi. Per quanto la difesa egiziana assomigli a quella della Tunisia, che tanto ha messo in difficoltà la Roja, se Julen Aguinagalde dovesse giocare come lunedì sera per i ragazzi allenati dal tedesco Jorn Uwe Lommel le speranze sarebbero ridotte al minimo. La partita sarà probabilmente trasmessa in diretta sul canale satellitare Al Jazeera Sports Global, visibile in Italia su Hot Bird (13° Est).

Nello stesso raggruppamento, a Lund va in scena il 'derby arabo' fra Tunisia e Bahrein. Nordafricani finora deludenti e fermi al palo dopo la sconfitta patita per mano degli egiziani, ma oggi dovrebbero, secondo pronostico, trovare i primi due punti contro una squadra che, dopo l'onorevole debutto con la Spagna, sembra essere tornata nel suo ruolo di cenerentola del gruppo.

Nel Gruppo C tocca ad un altro derby: Serbia-Croazia, paesi la cui rivalità va oltre il campo di gioco. Partita in sé forse meno affascinante del 'classico' franco-tedesco, ma pur sempre importante. Blaženko Lacković e compagni, finora bravi a conquistare tutti i punti disponibili, sono favoriti rispetto ai 'cugini-nemici' di Mirko Vujin e Momir Ilić, il cui cammino invece non è stato lineare - vittoria sofferta con l'Algeria, pratica-Australia sbrigata e poi lo scivolone contro la Danimarca del sempre più impressionante Mikkel Hansen.

Proprio gli scandinavi, che contendono alla Croazia il primato nel gruppo - ed i quattro punti da portarsi in dote nella fase successiva - se la vedono oggi con l'Algeria che nell'ultimo turno, anche grazie ad una efficace difesa 3-3, ha sgambettato a sorpresa i rumeni (in un match dallo score esageratamente basso). Danimarca sempre senza il centrale del Flensburg-Handewitt Thomas Mogensen, fuori per sei settimane circa dopo l'infortunio al ginocchio subito contro la Romania. Al suo posto è arrivato dal Bjerringbro-Silkeborg il giovanissimo (19 anni) Rasmus Lauge. Pronostico tutto dalla parte dei biancorossi, ma attenzione a Messaoud Berkous ed al portiere Abdelmalek Slahdji, oltre che all'entusiasmo di una squadra che vola sulle ali del trionfo del turno precedente, ed oggi non ha nulla da perdere.

Chiude le danze la sfida tra Romania ed Australia, entrambe ancora a ZERU punti. Est-europei spettacolari solo nel primo tempo del debutto con la Croazia, poi peggiorati gradualmente fino alla clamorosa sconfitta contro gli algerini. Il rivale di oggi, ovvero l'autentica squadra-materasso del torneo, dovrebbe comunque assicurare agli uomini del criticatissimo coach Vasile Stîngă il primo successo ed una mini-boccata di aria fresca, anche se a Bucarest e dintorni ben pochi ormai credono al miracolo-qualificazione. Di certo non Vlad Caba, allenatore dell'HC Odorhei, sorprendente leader del campionato rumeno, che dalla colonne della Gazeta Sporturilor ha tirato una bordata micidiale contro la nazionale del suo paese: 'Ci siamo qualificati ai Mondiali battendo la Russia solo perché i russi avevano preso alla leggera il ritorno dei play-off. Se rigiocassimo quella partita cinque o sei volte, probabilmente non vinceremmo neanche una'. I sogni rumeni di riavvicinarsi ai fasti degli anni '70 sono al momento rimandati ...


PARTITE DI OGGI - PER ORARI
18:00 Tunisia - Bahrain (FFS Arena, Lund)
18:00 Serbia - Croazia (Malmö Arena, Malmö)
18:15 Germania - Francia (Arena Kristianstad, Kristianstad)
20:15 Danimarca - Algeria (Malmö Arena, Malmö)
20:30 Australia - Romania (FFS Arena, Lund)
20:30 Spagna - Egitto (Arena Kristianstad, Kristianstad)

PARTITE DI OGGI - PER GRUPPI

GRUPPO A (Kristianstad / Lund)
18:00 Tunisia (0; -20) - Bahrain (0; -55)
18:15 Germania (4; +23) - Francia (6; +46)
20:30 Spagna (6; +16) - Egitto (2; -10)

GRUPPO C (Malmö / Lund)
18:00 Serbia (4; +10) - Croazia (6; +44)
20:15 Danimarca (6; +52) - Algeria (2; -11)
20:30 Australia (0; -79) - Romania (0; -16)

I numeri tra parentesi si riferiscono ai punti in classifica ed alla differenza reti di ciascuna squadra.

Programma della giornata - Copertura TV
** 18:00 Serbia - Croazia (Sport 1 - Satellite Astra)
** 18:15 Germania - Francia (ARD Das Erste)
** 20:30 Spagna - Egitto (Al Jazeera Sports Global / Sport 1)

Programma della giornata - Copertura WEB
Per quanto concerne internet, la soluzione più comoda sembra essere quella firmata http://www.livehandball.tv/page/Home dove, a quanto scritto sul sito, per trenta euro è possibile registrarsi ed abbonarsi alle dirette di tutte le partite, e rivedere gli incontri ed i relativi highlights 'on demand'.

Per chi invece non vuole spendere, è possibile (spesso all'ultimo minuto o addirittura a partite già iniziate) trovare link agli streaming dei vari incontri spulciando nei seguenti portali:

** http://www.fromsport.com/
** http://www.rojadirecta.org/
** http://www.myp2p.eu
** http://www.livescorehunter.com
** http://www.atdhe.net

Programma della giornata - Aggiornamenti LIVE
E' anche possibile seguire contemporaneamente l'evolversi di tutte le partite in corso, con aggiornamenti 'goal-by-goal', alla seguente pagina web svedese:
** http://www.nyhetskanalen.se/handboll/resultat.

oppure al 'servizio aggiornamenti' del sito ufficiale dei Campionati:
http://213.180.74.49/OnlineFullData.aspx

martedì 28 dicembre 2010

Danimarca: Viborg e Copenhagen regine di coppa

A nemmeno dieci giorni dal termine degli Europei, torna la pallamano femminile di alto livello in Danimarca. Protagonista, manco a dirlo, il Viborg HK. Le campionesse (ormai uscenti) d'Europa si rituffano nelle competizioni domestiche per ritrovare il sorriso perduto con la prematura eliminazione dalla Champions League di quest'anno. E se in campionato dettano legge, con dieci successi su altrettanti incontri, in Coppa di Danimarca (quest'anno detta anche Nordea Cup) aggiungono un nuovo gioiello alla loro collezione, portando a casa il trofeo per l'ottava volta, di fronte a circa duemilaottocento spettatori. Vittima di turno dell'Armata Verde il Team Tvis Holstebro, squadra generosa ma che, con un bilancio equamente diviso tra vittorie e sconfitte nel campionato nazionale, non poteva far tremare più di tanto i polsi alle quotate avversarie.

In realtà ci hanno provato, e con una difesa 4-2 piuttosto efficace nei primi minuti, assistita da un portiere di sicuro avvenire quale Sandra Toft (classe 1989), sono anche riusciti a spaventare Jakob Vestergaard e la sua squadra, tanto da costringere il pluridecorato coach del Viborg a chiamare un opportuno time-out su un non piacevole 8-9 al minuto 17. Il TTH riesce a mantenere il comando fino a sei minuti dalla pausa (11-10), poi lo scatto delle favorite nell'ultima parte del tempo non lascia loro scampo. Complice la sostituzione del portiere Christina Pedersen con una più ispirata Louise Bager Due, che parerà tre rigori su quattro e si distinguerà pure in altre occasioni, il Viborg si porta sul 13-11, concludendo la prima frazione su un 17-13 che faceva presagire come sarebbe andata a finire.


Il divario cresce ulteriormente nella ripresa, con il Team Tvis Holstebro sempre più in difficoltà in fase offensiva. Ed a questo punto gli unici dubbi rimasti riguardano l'entità dell'ormai certa vittoria delle campionesse nazionali e continentali, le cui bocche da fuoco Rikke Skov e Grit Jurack stanno demolendo l'avversario a suon di goal, mentre Gorica Acimovic fa bene il suo lavoro in difesa. Si entra nell'ultimo quarto di gioco sul 28-20, poi il Viborg toglie parzialmente il piede dall'acceleratore, lasciando anche spazio alle giovani promesse Pia Hildebrand, Mathilde Kristensen, Katja Marcher e Caroline Müller, le prime due in grado di mettere pure la loro firma sulla vittoria, che si materializza alla sirena sul risultato di 36-28. Bene per il TTH le atlete Tove Seest Jensen, Cornelia Nycke Groot e la nazionale danese Ann Grete Nørgaard, ma la loro prestazione non è stata sufficiente a fermare un Viborg che, dopo la delusione Champions, si candida per una seconda parte di stagione degna del suo blasone, e del suo valore.

** Viborg HK - Team Tvis Holstebro 36-28 (17-13)
Viborg HK: Rikke Skov 9, Grit Jurack 8, Mouna Chebbah 4, Henriette Mikkelsen 4, Gorica Acimovic 3, Marit Malm Frafjord 2, Maja Savic 2, Anja Althaus 2, Pia Hildebrand 1, Mathilde Kristensen 1
Team Tvis Holstebro: Tove Seest 6, Nycke Groot 5, Ann Grete Nørgaard 5, Kristina Kristiansen 4, Lizette Zeigermann 3, Mette Gravholt 1, Hanne Nielsen 1, Karina Pedersen 1, Mette Chemnitz 1, Jenny Gustafsson 1

In campo maschile, il progetto AG København comincia a dare i suoi frutti. Battendo l'ostico Århus Håndbold per 26-20 nella finale di coppa, e per giunta nella tana dell'avversario (la NRGi Arena), la squadra della capitale, costruita per vincere e già dominatrice in campionato, mette in tasca il suo primo trofeo. Grazie anche ad una partenza col piede giusto: il norvegese Steinar Ege chiude la porta al 'nemico' per quasi sette minuti, ed il Copenhagen si porta velocemente sul 3-0.


I padroni di casa, con Jan Tromle Nielsen pure non male tra i pali, comunque impattano e riescono perfino a mettere il naso avanti sul 7-6 a metà tempo, ma la corazzata AG contro-ribalta la situazione, e nemmeno una doppia penalità ferma Kasper Hvidt, subentrato ad Ege fra i pali, ed i suoi compagni. L'Aarhus, incapace di sfruttare a dovere le proprie ali, subisce un parziale di 0-1 pure in superiorità numerica.

Se il 13-10 dell'intervallo è foriero di belle speranze, ancor meglio va al ritorno in campo: subito due reti per portare lo score sul 15-10, e poi il margine aumenta fino al più sette. I cambi tattici attuati dal mister rivale servono appena a ridurre leggermente i danni fino al -4 (20-24) che segna il tabellone a cinque minuti dalla sirena. Ma nulla più di questo. Il punteggio finale è impietoso per gli sconfitti, e regala una gioia alla parata di stelle (da Hvidt a Mikkel Hansen, da Ege a Lars Jørgensen) arrivate nella capitale per fare grande la squadra.