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martedì 28 dicembre 2010

Danimarca: Viborg e Copenhagen regine di coppa

A nemmeno dieci giorni dal termine degli Europei, torna la pallamano femminile di alto livello in Danimarca. Protagonista, manco a dirlo, il Viborg HK. Le campionesse (ormai uscenti) d'Europa si rituffano nelle competizioni domestiche per ritrovare il sorriso perduto con la prematura eliminazione dalla Champions League di quest'anno. E se in campionato dettano legge, con dieci successi su altrettanti incontri, in Coppa di Danimarca (quest'anno detta anche Nordea Cup) aggiungono un nuovo gioiello alla loro collezione, portando a casa il trofeo per l'ottava volta, di fronte a circa duemilaottocento spettatori. Vittima di turno dell'Armata Verde il Team Tvis Holstebro, squadra generosa ma che, con un bilancio equamente diviso tra vittorie e sconfitte nel campionato nazionale, non poteva far tremare più di tanto i polsi alle quotate avversarie.

In realtà ci hanno provato, e con una difesa 4-2 piuttosto efficace nei primi minuti, assistita da un portiere di sicuro avvenire quale Sandra Toft (classe 1989), sono anche riusciti a spaventare Jakob Vestergaard e la sua squadra, tanto da costringere il pluridecorato coach del Viborg a chiamare un opportuno time-out su un non piacevole 8-9 al minuto 17. Il TTH riesce a mantenere il comando fino a sei minuti dalla pausa (11-10), poi lo scatto delle favorite nell'ultima parte del tempo non lascia loro scampo. Complice la sostituzione del portiere Christina Pedersen con una più ispirata Louise Bager Due, che parerà tre rigori su quattro e si distinguerà pure in altre occasioni, il Viborg si porta sul 13-11, concludendo la prima frazione su un 17-13 che faceva presagire come sarebbe andata a finire.


Il divario cresce ulteriormente nella ripresa, con il Team Tvis Holstebro sempre più in difficoltà in fase offensiva. Ed a questo punto gli unici dubbi rimasti riguardano l'entità dell'ormai certa vittoria delle campionesse nazionali e continentali, le cui bocche da fuoco Rikke Skov e Grit Jurack stanno demolendo l'avversario a suon di goal, mentre Gorica Acimovic fa bene il suo lavoro in difesa. Si entra nell'ultimo quarto di gioco sul 28-20, poi il Viborg toglie parzialmente il piede dall'acceleratore, lasciando anche spazio alle giovani promesse Pia Hildebrand, Mathilde Kristensen, Katja Marcher e Caroline Müller, le prime due in grado di mettere pure la loro firma sulla vittoria, che si materializza alla sirena sul risultato di 36-28. Bene per il TTH le atlete Tove Seest Jensen, Cornelia Nycke Groot e la nazionale danese Ann Grete Nørgaard, ma la loro prestazione non è stata sufficiente a fermare un Viborg che, dopo la delusione Champions, si candida per una seconda parte di stagione degna del suo blasone, e del suo valore.

** Viborg HK - Team Tvis Holstebro 36-28 (17-13)
Viborg HK: Rikke Skov 9, Grit Jurack 8, Mouna Chebbah 4, Henriette Mikkelsen 4, Gorica Acimovic 3, Marit Malm Frafjord 2, Maja Savic 2, Anja Althaus 2, Pia Hildebrand 1, Mathilde Kristensen 1
Team Tvis Holstebro: Tove Seest 6, Nycke Groot 5, Ann Grete Nørgaard 5, Kristina Kristiansen 4, Lizette Zeigermann 3, Mette Gravholt 1, Hanne Nielsen 1, Karina Pedersen 1, Mette Chemnitz 1, Jenny Gustafsson 1

In campo maschile, il progetto AG København comincia a dare i suoi frutti. Battendo l'ostico Århus Håndbold per 26-20 nella finale di coppa, e per giunta nella tana dell'avversario (la NRGi Arena), la squadra della capitale, costruita per vincere e già dominatrice in campionato, mette in tasca il suo primo trofeo. Grazie anche ad una partenza col piede giusto: il norvegese Steinar Ege chiude la porta al 'nemico' per quasi sette minuti, ed il Copenhagen si porta velocemente sul 3-0.


I padroni di casa, con Jan Tromle Nielsen pure non male tra i pali, comunque impattano e riescono perfino a mettere il naso avanti sul 7-6 a metà tempo, ma la corazzata AG contro-ribalta la situazione, e nemmeno una doppia penalità ferma Kasper Hvidt, subentrato ad Ege fra i pali, ed i suoi compagni. L'Aarhus, incapace di sfruttare a dovere le proprie ali, subisce un parziale di 0-1 pure in superiorità numerica.

Se il 13-10 dell'intervallo è foriero di belle speranze, ancor meglio va al ritorno in campo: subito due reti per portare lo score sul 15-10, e poi il margine aumenta fino al più sette. I cambi tattici attuati dal mister rivale servono appena a ridurre leggermente i danni fino al -4 (20-24) che segna il tabellone a cinque minuti dalla sirena. Ma nulla più di questo. Il punteggio finale è impietoso per gli sconfitti, e regala una gioia alla parata di stelle (da Hvidt a Mikkel Hansen, da Ege a Lars Jørgensen) arrivate nella capitale per fare grande la squadra.

sabato 11 dicembre 2010

EHF Europei Femminili. Che sera il venerdì sera!

Risultati a dir poco incredibili, emozioni a gogo, nelle ultime due partite della giornata, e dei rispettivi gruppi C e D.

Iniziano Ucraina e Germania, che in quel di Larvik danno vita ad una delle maggiori sorprese di sempre in questo torneo: per passare il turno alle tedesche vanno bene una vittoria, un pareggio, e persino una sconfitta con meno di otto reti di scarto. Per giunta contro una squadra già umiliata dall'Olanda - cui aveva segnato la miseria di tredici goal - e battuta senza appello dalle svedesi. Insomma, nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe puntato un centesimo sull'eliminazione delle semifinaliste di Skopje 2008. E se qualcuno l'avesse fatto ... adesso starà festeggiando una bella vincita!! Già, perché ciò che non poteva assolutamente accadere è accaduto.

Con un primo tempo da favola, ed un secondo ancora migliore (o se vogliamo vederla dall'altro lato, un inizio da incubo ed una fine ancora peggio), le ucraine hanno vinto per 33-23 e mandato a casa la sgangherata truppa di Rainier Osmann. Il vantaggio di cinque reti all'intervallo (15-10), frutto di troppi errori tedeschi subito puniti dalle spietate avversarie, faceva già presagire il miracolo, ma molti pensavano che la Germania avrebbe comunque tenuto la situazione sotto controllo e limitato i danni. Invece il divario è cresciuto nella ripresa, arrivando fino al fatidico più otto. E persino oltre, a nove-dieci lunghezze di vantaggio. Uno scatto d'orgoglio riporta le tedesche a meno sei (22-28) - e quindi in zona-qualificazione - a meno di cinque minuti dalla sirena. A quel punto si credeva che, in una maniera o nell'altra, le tedesche fossero riuscite a salvarsi.

Niente di più sbagliato: un nuovo blackout assoluto nella fase conclusiva, e decisiva, costa carissimo alla Jurack (che con i suoi sei goal stava finalmente dando segni di recupero; peccato che adesso non avrà più chances di dimostrarlo) e alle sua compagne. Le ucraine le puniscono ancora con quattro reti di fila, e stavolta non c'è più nulla da fare. Il portiere Natalya Parhomenko (MVP del match) e le due migliori realizzatrici Iulia Manaharova (8 goal) e Viktoriya Borschenko (sette) sono le principali, ma non certo uniche, artefici di un'impresa storica per la nazionale di Evtushenko che, pur con zero punti in dote, arriva ad un Main Round che ormai sembrava già totalmente perduto. L'esultanza delle ucraine a fine partita (vedasi la foto sotto, cliccare per ingrandire) è più che giustificata.


Vittoria norvegese, con annessi primo posto finale nel girone e pole position, con quattro punti, alla partenza del Main Round, nella sfida contro l'Ungheria, di scena a Lillehammer davanti a 9.183 spettatori. E fin qua niente di strano. Quello che fa specie sono le dimensioni del trionfo nordico, ed in particolare lo score al sessantesimo minuto: 34-13 (!!). Sì, avete letto bene, le Bulle vichinghe hanno quasi triplicato il punteggio avversario.

E pensare che per alcuni istanti si è creduto ad un match equilibrato; giusto il tempo di vedere un parziale di 8-0 che porta la macchina da guerra di Thorir Hergeirsson sul 10-2 successivamente al doppio scambio di reti iniziale. Tra difesa arcigna e contropiedi che spezzano ali e morale agli avversari, tra i numeri di Katrine Lunde Haraldsen (che contro la nazionale espressione del campionato in cui milita chiude con il 67% di tiri neutralizzati!! Percentuale arrivata addirittura oltre al 70 nella prima frazione) in porta ed il solito 'Heidi Løke Show' dai sei metri, con le magiare costrette ad una marcatura iper-aggressiva per cercare (spesso invano) di fermarla, ecco che il divario sale fino al 19-7 dell'intervallo, molto simile a quel 19-6 contro lo Slovenia che ci aveva fatto gridare al ... bullismo.

Nella ripresa l'Ungheria smette in pratica di giocare, finendo ancora di più in balia di una Norvegia che continua a macinare punto su punto. La debacle magiara sembra non avere mai fine; con la stessa Palinger in serata negativa, le ragazze di Eszter Matefi toccano il fondo più volte ... per poi scendere ancora più in basso. Il canto della sirena a fine match è una liberazione per le sconfitte, con la testa da ormai parecchi minuti al Main Round, dove arriveranno con due punti e (sembra assurdo dirlo dopo la gara di stasera, ma è vero) con qualche seria possibilità di approdare alle semifinali. Intanto ci si interroga su chi veramente possa creare grattacapi alla Norvegia, programmata per vincere il suo quarto titolo di fila, e finora avanti con esiti che vanno oltre le più rosee aspettative.

Con un 7 su 7 al tiro che parla da solo, Heidi Løke è la miglior realizzatrice delle nordiche, seguita da Nora Mørk, sempre più una realtà della pallamano internazionale (6 goal per la diciannovenne del Larvik), da Linn-Kristin Riegelhuth (4), l'altro pivot Marit Malm Frafjord (4), Ida Alstad, che torna dall'infortunio e fa subito poker, Camilla Herrem (3), Tonje Nøstvold (2), ed i perni della difesa Gro Hammerseng e Tonje Larsen, anch'esse con una doppietta a testa.

giovedì 9 dicembre 2010

EHF Europei Femminili 2010: Giornata 2. Riassunto Gruppo C

La seconda giornata dei campionati europei femminili vede coinvolti appena due gironi - quelli di Larvik e di Lillehammer - ma emette già verdetti significativi, mandando ben quattro squadre al turno seguente.

La sfida più interessante, del gruppo C e dell'intera giornata era forse quella che opponeva la Germania, clamorosamente sconfitta in gara uno, all'Olanda che veniva dallo spumeggiante esordio contro l'Ucraina. Ed in effetti, pur caratterizzato da molti errori dovuti al nervosismo per la posta in palio, il match non ha deluso le aspettative: è stata una bella battaglia, con le 'tulipane' a rendere la vita difficile alle più quotate avversarie. Che però, in virtù della maggior esperienza, finiscono per imporsi. Di tre reti (30-27): guarda caso il bottino personale di Grit Jurack, in campo solo nella ripresa ed ancora lontana dalla sua miglior versione, ma almeno in grado di dare segni di recupero, tanto che, per l'appunto, cifre alla mano la sua tripletta, strategicamente piazzata nei minuti-chiave del secondo tempo, è risultata decisiva.

Decisiva come le parate di Sabine Englert (entrata in sostituzione di una poco ispirata Katja Schuelke) e le 'sette meraviglie' rispettivamente di Anna Loerper e Sabrina Richter. Tra le fila dell'Olanda, squadra che schierava undici elementi militanti nella Bundesliga tedesca, bene Marieke van der Wal in porta, Diane Lamein con le sue cinque perle nel quarto d'ora iniziale, e la quasi infallibile Laura van der Heijden, oltre alla 'solita' Maura Visser che con le sua mezza dozzina di reti diventa provvisoria top scorer del torneo. Scatto tedesco alla partenza, ma i Paesi Bassi tornano velocemente in partita; poi equilibrio e vantaggi alterni fino al 18-17 per le orange alla pausa. Il più due in apertura di ripresa sarà il massimo divario a favore di Visser e compagne, ma la Germania, priva di Nadine Härdter infortunatasi all'anca il giorno precedente, torna ad impattare e, con la Jurack in cattedra, produce l'allungo determinante nell'ultimo quarto d'ora (in cui, tra errori reciproci e gioco duro, si segna poco).

Olandesi sconfitte, ma qualificate al Main Round grazie alla differenza reti negli scontri diretti con Germania ed Ucraina. Alle tedesche basterà far risultato contro la modesta Ucraina, che ieri evita una nuova figuraccia ma viene comunque battuta senza appello dalla Svezia. Con la Pidpalova meno abulica rispetto al suo disastroso debutto, ed una difesa un po' più efficace, le ex-sovietiche riescono almeno a tener testa alle avversarie, pur ricorrendole per trenta minuti, nella prima frazione, conclusasi sul 18-15 per le nordiche. Ma nella ripresa Linnea Torstenson (sette reti per lei), Annika Wiel (sei volte in goal, non male ...) e le altre prendono subito il largo, arrivando in seguito fino ad un massimo di più dieci (31-21), per poi terminare in scioltezza sul 33-25. Per le scandinave, tra le quali nuovamente degna di nota è il portiere Gabriella Kain, le cui prodezze sono complementarie a micidiali contropiedi, arriva la certezza di staccare il biglietto per il Main Round con un turno d'anticipo; per le ucraine, a dispetto degli sforzi di Olga Vashchuk, arriva il buio, ed una quasi sicura eliminazione.

mercoledì 8 dicembre 2010

EHF Europei Femminili 2010. Il programma della 2a Giornata

Per metà delle contendenti non c'è tempo di riposare: i gironi 'norvegesi' (C; D) degli Europei femminili di pallamano tornano in campo già oggi, con quattro incontri di importanza fondamentale per stabilire le squadre qualificate alla fase successiva, e con che punteggio ci vanno. Alle sei meno un quarto è il turno di Svezia e Ucraina, accomunate dai colori giallo e blu ma uscite dai rispettivi debutti con il morale totalmente diverso: scandinave esaltate dopo il colpo a sorpresa contro la Germania, e pronte a sigillare con una nuova vittoria il passaggio del turno, ex-sovietiche costrette a fare punti (e qualche rete in più di ieri...) per evitare una altrimenti quasi certa eliminazione.

Mezz'ora dopo è il turno di un'altra partita fondamentale: a Lillehammer la Francia, ancora alla ricerca di sé stessa dopo le pessime amichevoli di preparazione e la batosta presa ieri dalla Norvegia, proverà a ritrovarsi contro l'Ungheria. Una mancata vittoria non comprometterebbe la corsa al terzo posto nel girone D, ma metterebbe le Bleues già in una situazione difficilissima anche in caso di qualificazione al turno successivo. Al contrario, le magiare puntano al bottino pieno, sia per staccare in anticipo il biglietto per la fase seguente, sia per assicurarsi almeno due punti alla partenza del Main Round, che consentirebbero loro di avere più chances nella corsa alle semifinali. Da segnalare l'arrivo di un rinforzo nelle fila delle transalpine: Stéphanie Ntsama Akoa (foto in alto, cliccare per ingrandire), terzino sinistro del Le Havre (i suoi numeri: 26 anni, 1 metro e 86, 14 presenze e 4 goal finora con la maglia della nazionale).

Alle 19:45 si torna alla Larvik Arena per Olanda-Germania, sfida abituale in un qualsiasi europeo di calcio, un po' meno nell'handball. Ancor più insolito è vedere le olandesi davanti in classifica alle tedesche in questo sport. Germania alla ricerca della prima vittoria, altrimenti il cammino verso le semifinali si complicherebbe quasi inesorabilmente, ma soprattutto alla ricerca di Grit Jurack. Le prestazioni deludenti - negli ultimi test-match come ieri contro la Svezia - della loro atleta più rappresentativa, e le sue difficoltà ad integrarsi in nazionale, preoccupano i tifosi teutonici. Senza il suo apporto rischiano di non bastare né Anja Althaus né una nuova conferma delle doti di Franziska Mietzner. 'Orange' capitanate da Maura Visser che gioca in un club danese, ma piene di elementi del campionato tedesco, per cui si annuncia più di un 'derby personale' fra abituali compagne di squadra come ulteriore motivo d'interesse della partita.

Non è invece facile trovare motivi d'interesse in un Norvegia-Slovenia dall'esito apparentemente scontato. Se non fanno scherzi, le scandinave che ieri hanno massacrato la Francia dovrebbero fare un sol boccone della 'cenerentola' del gruppo D nell'incontro che chiuderà la giornata (fischio d'inizio alle 20:15) alla Håkons Hall. Potremmo vedere se, con il maggior spazio prevedibilmente concesso questa sera alle 'seconde linee', le ragazzine Mari Molid e Stine Bredal Oftedal (foto a lato), campionesse europee e mondiali da juniores, troveranno la loro prima, storica rete agli Europei con la nazionale maggiore. Raschiando il fondo del barile, potremmo persino trovare un motivo d'interesse nel 'derby di Győr a distanza' fra Katalin Pálinger e Katrine Lunde Haraldsen, arbitro Ana Gros. Ieri la Pálinger ha ipnotizzato il giovane talento sloveno, compagna di squadra di entrambi i portieri nel Győri ETO ungherese, ed a non prendere neanche un misero goal (su dieci tiri!) dalla Gros. La quale, a sua volta, oggi si trova di fronte la Lunde Haraldsen, l'altro massimo difensore del Győr. Riuscirà Katrine ad emulare la compagna-rivale Katalin? Al campo l'ardua sentenza ...

GRUPPO C (Larvik Arena – Larvik, Norvegia)
17:45 Ucraina (2 punti) - Svezia (2)
19:45 Olanda (2) - Germania (0) (Sport 1)

GRUPPO D (Håkons Hall – Lillehammer, Norvegia)
18:15 Francia (0) - Ungheria (2) (Sport+ a pagamento)
20:15 Slovenia (0) - Norvegia (2) (RTV Slovenija 2 - criptato??)

Diretta internet di alcuni incontri su
http://www.ehf-euro.com/Stream.2860.0.html#.

Diretta TV di Germania-Olanda sul canale satellitare tedesco Sport 1 (alle 18:00, sempre sul satellite Astra, c'è l'interessante amichevole maschile Germania-Polonia in diretta su ARD1 / Das Erste)

EHF Europei Femminili 2010: Riassunto 1a Giornata

Sorprese e conferme, prestazioni individuali da incorniciare e flop più o meno clamorosi. Vittorie travolgenti e partite che tengono con il fiato sospeso fino all'ultimo. C'è stato di tutto nella giornata inaugurale degli Europei femminili.

Fra le squadre subito attese al varco la Danimarca, vera padrona di casa (a differenza delle norvegesi, loro giocheranno di sicuro tutti i propri incontri fra le mura amiche), che qualcuno pensava potesse soffrire la tensione per il debutto davanti ai suoi oltre quattromila tifosi. Ma non è stato così: le ragazze di Jan Pytlick hanno svolto bene il proprio compito, andando a sconfiggere la Serbia con autorità, comandando i giochi dal primo all'ultimo minuto (con punte fino al 13-5 della prima parte) e concludendo sul 25-20, con ben sette giocatrici a segno almeno tre volte - una fa pure poker. Bene Mie Augustesen, regina dei contropiedi scandinavi, ed Karin Mortensen (MVP delle sue) in porta con circa due terzi dei tentativi avversari neutralizzati nel primo tempo.

Insomma, la Danimarca ha mostrato di avere molte frecce al proprio arco; oppure, se vogliamo essere cattivi e guardare il bicchiere mezzo vuoto, ha lasciato intravedere l'apparente mancanza di un autentico leader che emerga sulle altre atlete e sappia trascinare la landshold. Intanto però, anche se i dubbi su qualità della squadra e chances di finire tra i primissimi rimangono, le danesi si sono messe in tasca i due punti, per il resto ci sarà tempo. Eppoi a che serve una trascinatrice, se le compagne non la seguono? La Serbia di ieri ne è perfetto esempio: Andrea Lekić superlativa con le sue sette meraviglie, ma ha finito col predicare nel deserto: senza l'aiuto delle altre - in particolare del terzino sinistro Sanja Damjanović, decisamente in serata no con il suo due su dieci al tiro, e la sua inefficacia assoluta dai nove metri - la squadra balcanica non ha può andare lontano.

Lo scontro di cartello nel gruppo A (il 'girone di ferro' della prima fase) vedeva però opposte Romania e Spagna. Ovvero la 'tricolore' di Voina contro la 'furie rosse', che per le rumene erano diventate la 'bestia nera', avendole buttato fuori dagli ultimi Europei e anche dai più recenti mondiali. Ma la vendetta è un piatto che si serve ... al freddo (di Aalborg, Danimarca). E vendetta fu: la Romania vince per 30-26, forse in modo ancor più lampante di quanto lo score finale possa raccontare. Balcaniche avanti per quasi tutto il match, tranne l'iniziale scatto spagnolo, con Manguè e compagnia ad approfittare di una falsa partenza di Neagu e socie, ed andare sul 3-1 dopo pochi minuti. Ma la fiesta appena cominciata è già finita. La reazione rumena, a forza di contropiedi micidiali, è immediata, porta all'immediata parità (4-4) e poi subito ad un vantaggio che le rivali non riusciranno mai ad annullare.

Trascinate da una Varzaru superlativa (nove reti per la giocatrice del Viborg) e dal pivot Ionela Stanca (a segno sette volte) in attacco, ma pure dal grande lavoro difensivo della Tivadar e di Aurelia Bradeanu, che disinnescano la 'miccia Begona (Fernañdez'), la quale avrà due reti come misero bottino, le rumene volano a più cinque, arrivando alla pausa sul 15-10. La musica non cambia nella ripresa, anzi il gap arriva fino al più otto, con Oana Soit, che gioca nella spagnola Itxako, sugli scudi, prima che - complice qualche cambio effettuato da Voina - la Spagna riesca a ridurre lo svantaggio fino al 19-22, ma non vada oltre. Alla truppa di Jorge Dueñas non bastano i sei goal di un'ottima Nerea Peña, e adesso, mentre le rumene si preparano alla grande sfida contro la Danimarca, la Spagna è costretta a fare risultato pieno contro la Serbia per evitare i rischi di una clamorosa eliminazione anticipata.

La vera regina della prima giornata, però, è stata Bojana Popović. Dimostrando ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, il suo valore assoluto (chi può vincere l'IHF Player of the Year se non lei?) la montenegrina battezza il ritorno (dopo sette anni) in un grande evento per nazioni trascinando la sua patria, indipendente solo dal 2006, ad una vittoria storica. Tanto più prestigiosa sia in quanto l'avversario era la Russia, priva di alcune giocatrici importanti ma sempre campionessa del mondo, sia per il modo in cui è stata conquistata, al termine di una rimonta epica.

Alzi la mano chi, con le russe avanti 15-9 appena prima dell'intervallo e Bojana ben controllata - nei limiti del possibile - da Ekaterina Vetkova, avrebbe puntato un centesimo sulla vittoria montenegrina. Ma nel secondo tempo accade l'impensabile: Evgueni Trefilov, 'generale' (da panchina) di mille battaglie, si scopre incapace di gestire il vantaggio, che le avversarie, spinte dalla Popović e da Maria Jovanović, rosicchiano punto su punto fino al 18-18. Riuscendo persino a mettere il naso avanti sul 20-19. Sul 20 pari seguono minuti convulsi in cui, tra nervosismo in attacco e bravura dei rispettivi portieri, nessuna delle due squadre riesce a far male all'avversario, ma poi si ritrova la via del goal, con il Montenegro a portarsi sul 23-21 nella volata finale. A poco serve l'ultima rete russa; Bojana (chi altri?) sigilla a fil di sirena il trionfo, ed esplode in un'esultanza già vista ai tempi delle sue grandi vittorie in Champions League. Con una fuoriclasse del genere, ed altri elementi di qualità in rosa, coach Dragan Adzić può puntare in alto.

Dominio balcanico nel girone B: vince pure la Croazia, brava a fare il suo dovere contro l'Islanda. A differenza del Montenegro, le scandinave arrivano al ballo delle debuttanti senza il vestito della festa, e senza grandi pretese. Il vantaggio iniziale opera di Karen Knútsdóttir sarà l'unico momento da ricordare con piacere nella 'prima volta' dell'isola scandinava (in versione femminile) agli Europei. Poi arriva il ciclone croato e travolge senza pietà le avversarie. Cinque reti di fila aprono la strada a un dominio che arriverà fino al 19-12 dell'intervallo, con molte delle atlete slave a segno. Troppa anche la differenza di percentuali fra i rispettivi portieri. Nella ripresa il coach balcanico lascia maggiore spazio alle seconde linee, risparmiando la stella Andrea Penezić, ma neppure questo aiuta Anna Guðrún Stefánsdóttir (comunque sei reti per la top scorer islandese) e compagne. La Croazia compie la sua missione. Fuori una, adesso avanti la prossima ...

C'è chi riesce a far peggio dell'Islanda: è l'Ucraina, umiliata dalle terribili olandesi, sempre più squadra da prendere con le molle. Pidpalova (a segno solo una volta) e compagne terminano l'incontro con un imbarazzante tredici alla voce 'goal segnati'. La loro gara inizia male (8-13 all'intervallo) e finisce peggio, tanto che le slave non riescono più a segnare negli ultimi tredici minuti e mezzo!! La coppia formata da Maura Visser (dieci reti su tredici per la giocatrice del KIF Vejen. Non male come debutto, eh?) e Pearl van der Wissel (tre 'perle' su cinque, ma tutte al momento giusto) ne approfitta per completare la sua devastante opera fino al 25-13, incredibile score conclusivo di un match che ha visto l' Olanda sempre avanti. La cinquina di Rehina Shymkute serve a ben poco, e a questo punto viene da chiedersi se un'Irina Chernova (le cui recenti prestazioni di Coppa Coppe contro il Rostov, ricordiamo, le avevano fruttato pure i complimenti sul sito della capolista del campionato russo) non avrebbe fatto comodo a questa squadra. Comprensibile l'imbarazzo a fine partita di coach Leonid Yevtushenko, che si spreca in elogi per le avversarie ma in pratica evita ogni commento sulla prestazione della propria squadra.

Se nel gruppo C l'Ucraina piange, la Germania non ride. Tedesche tradite ancora una volta da Grit Jurack, abulica per quasi tutto il match, e battute dalla sorprendente Svezia al termine di una sfida equilibrata ed emozionante. Alle semifinaliste di Skopje 2008 non basta il pokerissimo di Anja Althuas, nè la mezza dozzina di reti di Franziska Mietzner, terzino destro classe 1988 dal braccio potente che si sta facendo conoscere dal grande pubblico. Non basta anche perché dall'altra parte c'è una stra-to-sfe-ri-ca Gabriella Kain in versione saracinesca. Rigori parati ed altre prodezze del portiere scandinavo tengono a galla (a dir la verità assieme al sangue freddo di Isabelle Gulldén dai sette metri) la Svezia in un primo tempo finito sul 14-12 per la Germania. Nella ripresa al suo show personale si aggiungono la stessa Gulldén, Linnea Torstenson (stella poco brillante nel match, ma comunque autrice di una tripletta decisiva) e soprattutto la 'Toulon connection': Therese Helgesson e Kristina Flognman, compagne di squadra nelle fila delle campionesse di Francia, le due salgono in cattedra al momento giusto e piazzano le reti che fanno la differenza, completando il sorpasso delle vichinghe e portando la squadra al 27-25 finale.

Solo la sconfitta islandese macchia il debutto delle formazioni scandinave: oltre a Danimarca a Svezia, anche la favoritissima Norvegia esordisce (a Lillehammer) con una bella vittoria. Trenta minuti stellari, vicinissimi alla perfezione, sono più che sufficienti ad asfaltare la malcapitata Francia. Scandinave esaltate ed esaltanti di fronte al proprio pubblico. Transalpine battagliere nei primissimi minuti, ma la loro resistenza si scioglie come neve al sole quando un poker di reti del terzino destro Tonje Nostvøld spiana la strada alle norvegesi, portando ad un vantaggio che arriva fino al 19-10 dell'intervallo. Arcigna difesa ed efficaci contrattacchi (nei quali si fa notare, sempre sul lato destro, la 'solita' Linn-Kristin 'Ferrari' Riegelhuth), uniti alla 'solita' buona prestazione fra i pali di Katrine Lunde Haraldsen, ed alla classe di una grande Tonje Larsen, sono gli ingredienti principali dello spettacolo offerto dalla landslag.

Nella ripresa coach Hergeirsson offre maggior spazio alle giovani Nora Mørk (a segno per la prima volta in una competizione del genere), Mari Molid e Stine Bredal Oftedal (quest'ultima un po' emozionata, fa bene il lavoro da centrale ma purtroppo fallisce i tre tentativi di battezzare il suo debutto 'fra i grandi' con una rete). Turnover o meno, le norvegesi non lasciano comunque alle avversarie neppure un vero e proprio accenno di rimonta, ed alla sirena il 33-22 finale risulta frustrante per le transalpine, che continuano una serie negativa iniziata nelle ultime tre partite di preparazione, tutte perse. Alison Pineau mediocre, tra le Bleues si salvano forse Audrey Deroin (quattro reti) e Katty Tolla Piejos (tre tiri, tre goal), con Amandine Leynaud almeno brava ad evitare un passivo ancora peggiore.

Buonissima la prima nel girone D per l'Ungheria. Vittoria agevole alla Håkons Hall, come agevole era l'avversario: la Slovenia, incapace di trovare la via del goal per i sette minuti iniziali, è in buona parte troppo giovane ed inesperta per ostacolare le avversarie, che vincono per 28-19 (ma già il 16-10 della pausa, a dispetto di una doppia inferiorità numerica per la magiare, faceva capire come sarebbe finita), trascinate da Anita Bulath (sei goal), da Orsolya Verten (cinque) e dal poker immediato di Zita Szucsánszki, utile a fare subito il break decisivo. Colpiscono però anche gli ZERU goal su dieci tentativi di Ana Gros: la giovane promessa dell'handball sloveno si fa letteralmente ipnotizzare dall'ottima Katalin Pálinger, sua compagna di club al Győri ETO, e non ne azzecca una che sia una. Il pivot Urša Oven e la 'rigorista' Maja Zrnec sono più prolifiche, ed entrano fra le poche note positive viste al debutto delle slave.

giovedì 2 dicembre 2010

Amichevoli pre-europei. Rivincita della Romania in Germania

Nel giorno della sua festa nazionale, la Romania ... fa la festa alla Germania, battendo le tedesche di misura (31-30) nella seconda amichevole disputata (di fronte a 1384 spettatori) nel giro di 24 ore, e vendicando la sconfitta subita in precedenza.

Hildesheim non è Salzgitter, e le ragazze doi coach Voina offrono una prestazione migliore. Oana Manea e Ionela Stanca fanno la loro parte, ma la top scorer rumena questa volta è il terzino centrale Roxana Han. Romania avanti per 17-16 all'intervallo, dopo aver toccato il più quattro sul 14-10; le padrone di casa ribaltano la situazione (18-17) in apertura di ripresa grazie a Nina Wörz e Susann Mueller, ma l'equilibrio continua fino a quando la mano sinistra di Melinda Geiger trova la rete della vittoria rumena a 37 secondi dal termine.

Grit Jurack, ancora lontano dal massimo della forma, per lo meno in nazionale, va a segno appena due volte, ed entrambe su rigore (anche se la 'regina dei sette metri' risulta Cristina Varzaru, sua compagna di club al Viborg). Buona prova di Nina Wörz, in rete otto volte, e non male neppure la Mietzner top scorer dell'incontro precedente, nella fila della Germania, il cui allenatore Rainer Osmann si dice comunque soddisfatto dall'incontro. In campo rumeno cinque goal rappresentano un bottino più che onorevole per Cristina Neagu, stella dell'Oltchim e della nazionale di Bucarest, ma soprattutto una delle candidate al titolo di 'Giocatrice dell'anno IHF'. Soddisfatta anche Luminita Dinu, ex grande giocatrice ed ora trainer dei portieri della Romania.

I maggiori problemi, per coach Voina e le sue ragazze, adesso vengono dal maltempo, che questa mattina ha impedito alla squadra di decollare alla volta della madrepatria.

Germania - Romania 30:31 (16:17)
Germania: Englert, Schuelke, Woltering; Haerdter, Small (4), Jurack (2 / 2 rig.), Long, Mietzner (4), Wörz (8), Bülau (1), Lörper (2), Augsburg (3), Judge (1), Steinbach (3), Mueller (2)
Romania: Ungureanu, Tolnai; Soit, Chintoan (2), Han (6), Nechita, Neagu (5), Stanca (1), Manea (3), Moldovan, Ardean Elisei (1), Fiera (1), Varzaru ( 6 / 5 rig.), Tividar, Paraschiv (1), Bradeanu (2), Geiger (3)
Arbitri: Gjeding / Hansen (Danimarca).
Penalità: Germania 2x2 (Haerdter, Klein). Romania 2x2 (Moldovan, Varzaru).

Parziali (e minuti): 0:2 (4), 3-3 (5), 5-4 (7), 7:9 (15), 8:11 (21), 10:14 (24), 15:16 (29), 16:17 (fine pt) 18:17 (32), 18:19 (34), 20:23 (40), 24:24 (44), 26:26 (48), 26:28 (52), 28:30 (57), 30:30 (59), 30:31 (finale).

domenica 21 novembre 2010

Ultim'ora. Champions donne: è finita l'era Viborg!

Miracolo doveva essere e miracolo ... NON è stato. Il Viborg HK costretto a battere la Dinamo Volgograd con almeno otto reti di scarto per rimanere in quella Champions League vinta negli ultimi due anni fallisce l'obiettivo al termine di un'incredibile sfida dai due volti. Primo tempo in pratica regalato dalla danesi alle avversarie, che con una grande Lambevska dominano e arrivano fino al +4 (11-15), giungendo all'intervallo su un 12-15 che dovrebbe chiudere la porta alle speranze di Jakob Vestergaard e delle sue ragazze. Solo una immensa Grit Jurack evita il tracollo delle scandinave.

Ed è proprio la tedesca a trascinare le sue ad una straordinaria rimonta nella ripresa. Complici anche le parate di Louise Bager Due, il Viborg arriva sulla soglia di una delle più grandi imprese di sempre: 31-24 a poco più di cinque minuti dalla fine. Ma si ferma proprio lì, mentre le russe piazzano un mini-break decisivo, tanto che il 33-29 quando rimane un centinaio di secondi da giocare pare segnare il destino di entrambe le squadre. E così infatti è, nonostante un ultimo ruggito del leone ferito danese, la cui ferita questa volta risulta fatale. Il Viborg segna ancora tre reti, ma servono soltanto a concludere il match su un beffardo 36-29.

Nella seconda parte della gara odierna si è rivista la stessa squadra che aveva regnato sull'Europa per due stagioni. Peccato (per loro) che sia arrivata troppo tardi. L'impero danese è tramontato e, con il Randers già fuori dai giochi con un turno di anticipo, per la prima volta in otto anni nessuna squadra del cosiddetto 'miglior campionato del mondo' riesce a superare il primo turno. Un cattivo segno anche per la nazionale, in vista dell'imminente europeo casalingo. Ma ciò poco importa alla Dinamo, la quale festeggia una tutto sommato meritata qualificazione e continua il suo cammino in una competizione ora più che mai alla ricerca del successore alle regine senza più trono.

mercoledì 12 maggio 2010

Viborg Über Alles

Grit, Anja, Nora. Il contingente teutonico nella 'capitale dell'handball' dice la sua sulla finale di andata di Champions e su quello che le aspetta in Romania.

Ad eurohandball.com adesso fanno le cose in grande. Come se le interviste ai singoli protagonisti della finale di Champions League femminile non bastassero, si sono messi a parlare con tre giocatrici alla volta. Nella fattispecie il trio tutto germanico del Viborg HK: la stella Grit Jurack, il pivot-mastino-panzer Anja Althaus, e la meno conosciuta delle tre, il terzino destro Nora Reiche. Ecco pareri ed opinioni delle signore come sono apparsi sul sito ufficiale dell'European Handball Federation.

eurohandball.com: Un margine di sette reti è un buon punto di partenza. Qual'è il vostro punta di vista su tale risultato?
Grit Jurack: Avrebbero potuto essere dieci se solo fossimo state più concentrate negli ultimi cinque minuti. Ma abbiamo fatto un primo passo, ora il Vâlcea è quello sotto pressione.
Anja Althaus: sette gol rappresentano un margine abbastanza comodo, ma per quanto possa sembrare positivo tutti sanno che non c'è niente di definito; tra noi ed il trofeo rimangono ancora sessanta minuti. Nella pallamano moderna una differenza di sette reti può venire annullata molto rapidamente.
Nora Reiche: Sono d'accordo. Le finali hanno regole tutte loro, si può finire a perdere di dodici se non si sta attenti. Dovremo lottare per ottenere un'altra vittoria invece di adagiarsi sugli allori.

Grit Jurack
(dal sito ufficiale del Viborg HK)

eurohandball.com: Quali sono le ragioni dietro al vostro netto successo nella prima partita?
Grit Jurack: La difesa si è dimostrata forte, e questo ci ha consentito di segnare molte facili reti in contropiede. Siamo anche riuscite a tenere la giocatrice maggiormente di spicco del Valcea, Cristina Neagu, fuori dal match.
Anja Althaus: Per me la partita è cominciata in modo del tutto strano, avendo ricevuto un due minuti dopo appena 93 secondi. Ma poi le cose sono andate bene dal mio punto di vista. Come ha detto Grit abbiamo avuto una difesa straordinaria, con uno straordinario portiere come Katrine Lunde-Haraldsen. E' stata una grande prestazione da parte di tutta la squadra.
Nora Reiche: Abbiamo dimostrato di poter battere un grande avversario come il Valcea, e questo mi rende fiduciosa (in vista del ritorno).

Anja Althaus
qualche pettinatura fa
(dal sito ufficiale del Viborg HK)

eurohandball.com: La partita di ritorno si giocherà sabato a Bucarest in un palazzetto completamente pieno. Che cosa vi aspettate?
Nore Reiche: Che loro preparino un'atmosfera infernale. Già ad Herning i 200 spettatori rumeni hanno fatto un bel po' di rumore ed hanno creato un grande ambiente.
Anja Althaus: ... ma li abbiamo messi a tacere nel secondo tempo.
Nora Reiche: Un'atmosfera da brividi ci può motivare parecchio. Tutti i componenti della nostra squadra vogliono vincere questo importante titolo. Soprattutto io, che non l'ho ancora vinto.
Grit Jurack: Sono curiosa di vedere come reagirà il Vâlcea. Non hanno mai giocato prima nel palazzetto di Bucarest, alla presenza di una pubblico tanto numeroso. Forse questo le renderà nervose.

Nora Reiche
(dal sito ufficiale del Viborg HK)

eurohandball.com: Quali sono i vostri programmi per il dopo-partita?
Anja Althaus: Se si riferisce a party o cose del genere, non ci abbiamo ancora pensato. Prima di tutto dobbiamo giocare quei sessanta minuti, e poi si vedrà.

mercoledì 14 aprile 2010

Grit, il ritratto della felicità.

Mamma e vincente, con un rinnovo del contratto già in tasca. La Jurack parla ad eurohandball.com del suo momento magico.

Quattro Febbraio: Grit Jurack dà alla luce il suo primogenito Lukas. Dieci Aprile: poco più di due mesi dopo, Grit Jurack torna in campo per dare un mano alla sua squadra, e subito vince il premio come MVP dell'incontro, svolgendo la sua parte nell'importante successo (27-21) del Viborg HK sulle norvegesi del Larvik nella semifinale di andata di Champions League femminile. Svolgendola tanto bene che nello Jutland sono pienamente soddisfatti del suo recente rinnovo di contratto con il club, prolungato fino al 2012.

Reduce da tali eventi il trentaduenne terzino destro della nazionale tedesca, e dal 2004 pedina fondamentale del club danese attuale campione d'Europa (con corredo di 1030 reti segnate in 187 partite in maglia verde), non può che essere una donna felice. E ne ha parlato in un'intervista apparsa sul sito dell' EHF Champions League (http://www.ehfcl.com/), che qui riportiamo traducendola in Italiano.

Grit Jurack
(dal sito ufficiale del Viborg HK)

eurohandball.com: Come è stato essere di nuovo in campo?

Grit Jurack: E' stato grande! Non mi aspettavo di rimanere in campo per così tanto tempo, nè che le cose andassero a finire così bene per me. Quindi sono davvero felice.

eurohandball.com: E come si sente il suo corpo?

Grit Jurack: Mi sento molto bene anche fisicamente.

eurohandball.com: Ci può spiegare i segreti di un ritorno così positivo?

Grit Jurack: Forse la lunga pausa mi ha consentito di approcciarmi alla partita in maniera un po' più rilassata del solito, semplicemente perché non avevo aspettative elevate riguardo alla mia prestazione. Come lei ha detto, sono passati soltanto due mesi da quando ho dato alla luce Lukas, per cui le mie aspettative erano piuttosto basse. Fortunatamente sono stata in grado di fare una buona partita, tutto sommato.

eurohandball.com: Come si spiega il fatto che lei e le sue compagne di squadra abbiano costruito un vantaggio di sei reti interamente nel secondo tempo, dopo una prima parte molto equilibrata?

Grit Jurack: La nostra difesa è stata estremamente forte, e dopo l'intervallo siamo riusciti a migliorare pure in attacco. Abbiamo ritrovato alcune schemi che non mettevamo in pratica da molto tempo, e che possono avere confuso un po' il Larvik.

eurohandball.com: Cosa dovrete fare per mantenere i sei goal di vantaggio nella partita di ritorno? Forse ... semplicemente dimenticarvene una volta iniziata la partita a Larvik?

Grit Jurack: Beh, anche quello. Dovremo controllare il gioco come abbiamo fatto con il primo match ... così vinceremo ancora di sei (Jurack ride, ndr.)

eurohandball.com: Dopo aver progredito così tanto, a livello personale, in soli due mesi, sarà possibile migliorare ancora di più per la seconda partita?

Grit Jurack: Lo spero, ma vedremo.


Per vedere Mutter Grit, le sue compagne, e le avversarie norvegesi all'opera, apppuntamento a Sabato prossimo, 17 Aprile, ore 1445.