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giovedì 6 settembre 2012

L'handball tra crisi spagnola e 'terra promessa' francese

Sull'edizione online del quotidiano sportivo madrileno Marca è apparso, corredato da 'inevitabile' foto di un Mikkel Hansen a tutto sorriso con la maglia della sua nuova squadra, un interessante (seppur lungo e un po' ridondante) articolo a firma Jorge Dargel che tratta l'attualissima questione del trasferimento degli assi di varie nazionalità nel campionato di Francia, visto ormai se non a livello di 'Paese dei Bengodi' dell'handball, quantomeno come una destinazione molto attraente, vuoi anche solo per motivi economici - leggasi in particolare alla voce 'sceicchi del Paris Saint Germain'. Articolo che quindi si sofferma, partendo da presupposti reali ma forse scivolando nel catastrofismo, sulla crisi del 'balonmano' spagnolo, con l'emorragia di campioni (anche della nazionale) verso altri lidi, soprattutto appena oltre i Pirenei.

Traduciamo e riportiamo il contenuto del pezzo (con il quale, va detto, la maggioranza dei lettori spagnoli sembra d'accordo).



Francia, la nuova terra 'promessa'

La Ligue Nationale d'Handball ha fatto un salto di qualità accaparrandosi un buon numero di stelle, alcune delle quali spagnole, provenienti da altri grandi campionati come la Asobal. La massima competizione francese progredisce ogni anno, grazie alla solidità economica che offrono i suoi club, in parallelo al continuo peggioramento di quella spagnola causato sia dalla crisi economica che dalla cattiva gestione finanziaria opera dei suoi dirigenti.

Molti storsero il naso quando, nel 2009, Nikola Karabatić, allora senza dubbio il miglior giocatore del mondo, decise di lasciare il THW Kiel e la Bundesliga per 'tornare a casa'. Il giocatore francese aveva scelto di tornare a Montpellier, nella squadra che lo aveva visto crescere sportivamente e 'spinto' verso il campionato tedesco - il migliore del pianeta - e verso uno dei più grandi club di questo sport.

Alcuni lo criticarono affermando che 'Kara' stesse facendo un passo indietro nella sua carriera, ma il giocatore di origine serba aveva le idee chiare: intendeva tornare in Francia ed a far parte della 'squadra del cuore', vicino al fratello Luka ed al padre Branko, poi morto nel maggio 2011. In uno di quei gesti che sembrano riservati ai geni, questo fuoriclasse aveva deciso di rinunciare ad una maggiore quantità di denaro e titoli internazionali per motivi sentimentali.

Ma anche perché era a conoscenza dell'interessante progetto sportivo del Montpellier, squadra che migliora sostanzialmente in ogni stagione, con l'apporto di gente nuova, per cercare di raggiungere la Final Four e lottare per vincere la Champions League, dato che in Francia oggi è già, in maniera quasi dittatoriale, l'assoluto padrone delle competizioni nazionali. Forse 'Niko', oltre ad essere uno di quei giocatori che saranno sempre ricordati nel mondo della pallamano per le loro qualità, è stato una specie di 'veggente', in grado di aprire ad altre grandi stelle le porte del campionato transalpino.

A seguire subito Il 'genio francese' sulla strada da Kiel a Montpellier ci ha pensato l'ala slovena Kavticnik, tra i migliori in assoluto nel proprio ruolo. Ma anche nella scorsa stagione uno degli atleti di maggior successo, Jérôme Fernandez, ha lasciato lo squadrone tedesco per trascorrere i suoi ultimi anni di carriera sportiva nel Tolosa. A questi nomi si aggiungerà prossimamente Thierry Omeyer, con Sjöstrand pronto a rimpiazzarlo fra i pali della compagine teutonica. L'ultimo della lista potrebbe risultare Narcisse, di cui tempo fa si vociferaba di un futuro approdo al Saint Raphaël.

In procinto di debuttare come parte integrante del campionato francese nella stagione ormai dietro l'angolo sono i fratelli Gille, di ritorno nella 'loro' Chambéry dopo aver vissuto i migliori anni di carriera ad Amburgo, ove sono considerati due autentici miti. Altri, come il norvegese Erlend Mamelund, il croato Metlicic e lo spagnolo Malmagro, vanno a rafforzare ulteriormente l'attuale campione Montpellier, che si troverà Paris Saint-Germain e Chambéry come concorrenti principali per i trofei nazionali. La squadra parigina ha visto la propria traiettoria cambiare di 180 gradi dopo aver raggiunto la salvezza in extremis all'ultimo turno della scorsa stagione. Salvezza che ha consentito l'accesso dei 'petrodollari' della Qatar Foundation, alla base di un progetto sportivo apparentemente faraonico.

Questo nuovo PSG incute timore solo a vederne la formazione, rimodellata (con 11 facce nuove) quest'estate con l'arrivo di numerosi rinforzi, la maggior parte da altri campionati. Il loro ultimo acquisto, Mikkel Hansen, attualmente il migliore giocatore del mondo, va a completare una rosa che se si amalgama in fretta può aspirare a vincere tutte le competizioni nazionali. Al fuoriclasse danese va infatti aggiunto un cast di star del calibro di Luc Abalo, Antonio García, Didier Dinart, Marko Kopljar, Samuel Honrubia, José Manuel Sierra, più gli islandesi Robert Gunnarsson e Asgeir Hallgrimsson.

Anche la seconda divisione francese avrà nomi conosciuti, come il 'globetrotter' Vladica Stojanovic che entrerà nei ranghi dell'Aix-en-Provence, o l'argentino Federico Vieyra, il ceco Tomas Reznicek ed il tedesco Matthias Baur, tutti acquisti dell'Istres che punta a tornare nella LNH il più velocemente possibile.

E adesso quelli che si strappavano i capelli quando Karabatic era tornato a Montpellier cominciano a notare quanto i club francesi si rinforzino ad ogni stagione con pedine di fama internazionale. I motivi di questa 'migrazione' sono chiari: il campionato transalpino ed i suoi team stanno migliorando in virtù di interessanti progetti economici e sportivi, che fra l'altro tolgono protagonismo all'Asobal, tuttora secondo miglior campionato al mondo dopo l'onnipotente Bundesliga, sorta di 'NBA' della pallamano. Da parecchi anni il campionato spagnolo ha perso lo status di 'migliore al mondo' a tutto vantaggio della Bundesliga tedesca, ma adesso rischia persino di scivolare in terza posizione, a benificio del paese limitrofo.

Vedere come un posto nella Ligue garantisca uno stipendio mensile, per giunta con una buona busta paga, è un fattore chiave al momento della scelta di militare in un club francese. Basterebbe domandare a qualsiasi atleta di una squadra spagnola se preferisce avere la certezza di essere pagato alla fine di ogni mese, oppure solo a fine anno ... E' sintomatico che ben tredici giocatori siano emigrati dalla Liga verso il torneo francese, con una nutrita rappresentanza di atleti spagnoli in questo esodo. Mentre solo tre 'coraggiosi' (Barachet, Dahl e Iker Serrano) hanno fatto il cammino opposto, lasciando la Francia in direzione Spagna ...

Alla salute finanziaria dei club transalpini, tranne il caso del Tolosa con i suoi gravi problemi economici (i giocatori hanno dovuto abbassarsi lo stipendio del 17%), va aggiunto il buon lavoro svolto dalla LNH, l'ottima affluenza di pubblico nei vari palazzetti e l'attenzione mediatica. Appare chiaro come, se tutti questi fattori funzionano, sia solo questione di tempo prima che affluiscano gli sponsor, fondamentali perché qualsiasi entità sportiva non si veda costretta a chiedere aiuto alle istituzioni pubbliche, a loro volta obbligate dalla crisi economica a tagliare quelle sovvenzioni in precedenza elargite ai club professionistici.

La Francia è dunque tornata ad essere la 'terra promessa', soprattutto per gli spagnoli, come accadeva dopo la Seconda Guerra Mondiale ed alla fine degli anni '50, in quanto la Ligue assicura stabilità economica ed buon salario che, in generale, permette agli atleti di vivere esclusivamente giocando a pallamano. Cosa che in Spagna sta diventando sempre più patrimonio unico delle maggiori squadre, o di qualche elemento dei club 'minori': é raro che nel corso di una stagione non si parli di società dove gli stipendi non vengono pagati, oppure costrette a rinunciare a giocare in Europa, a retrocedere se non addirittura scomparire in seguito al debito accumulato dopo una nefasta gestione da parte dei dirigenti.

E come succedeva nel lontano passato, i giocatori spagnoli iniziano a vedere di nuovo nella Francia la terra promessa. Prima era difficile trovare qualcuno del nostro paese in una squadra francese, Edu Fernández è stato fra i pochi tentando la fortuna a Chambéry, in un campionato a quei tempi minore, ma adesso, visto come stanno le cose nella Asobal, sta diventando un'opzione altamente consigliata. Un altro 'pioniere' fu Valero Rivera Jr., che aveva scelto di trasferirsi a Nantes per aprire una nuova tappa della sua carriera sportiva in un posto dove i tifosi non guardassero troppo al suo cognome. Ed il figlio dell'allenatore della nazionale non sta facendo affatto male, tanto da risultare capocannoniere della sua squadra nelle ultime due stagioni, ed essere scelto come 'miglior ala sinistra' e 'miglior giocatore' della LNH' nel più recente campionato, quando è pure terminato secondo nella classifica dei top scorer dell'intera Ligue.

Al termine della stagione 2010-11 altri giocatori spagnoli decisero di emigrare nel campionato francese: i pivot Borja Fernández, che scelse il Nantes del suo ex compagno Valero Rivera Jr., ed Iker Serrano, acquistato dal Tremblay, più il terzino destro Salva Puig attualmente al Tolosa. Ma il grande 'fuggi-fuggi' ha sicuramente avuto luogo quest'estate, quando sei giocatori del nostro paese, compresi alcuni membri della nazionale, sono stati 'costretti' ad andarsene dalla Spagna in cerca di un futuro più roseo. Il primo è stato Jorge Maqueda, che ha visto il Nantes come miglior scelta professionale, seguito da Alberto Entrerríos. Poi sono arrivati Rafa Baena (Creteil), Antonio García e José Manuel Sierra (PSG), oltre a Cristian Malmagro (Montpellier).

Continuando di questo passo, probabilmente non saranno gli ultimi a trasferirsi nel torneo francese, di fronte al panorama che offrono la Liga e vari club spagnoli, in un campionato dove ormai non basta più perdere alcune delle sue stelle, ma che comincia a lasciarsi scappare alcuni fra i migliori atleti della selección ... E purtroppo ciò non capita solo nella pallamano maschile spagnola; vi è qualcosa di simile in ambito femminile, che a sua volta patisce un esodo di giocatrici verso altri paesi, tra cui la Francia (Nely Carla Alberto, Eli Chávez, Marta López, Lara González ecc.).

martedì 24 gennaio 2012

EUROPEI MASCHILI PALLAMANO 2012: Francia KO. Il ciclo dei Campionissimi è finito. La Croazia si prende la sua rivincita.

ADIEU LES BLEUS! ADIEU sul serio! Stavolta è ufficiale: il ciclo vincente della Francia pigliatutto è terminato. Lo squadrone capace di monopolizzare la scena da Pechino in avanti se ne torna a casa con le pive nel sacco, eliminata con un turno d'anticipo, e per giunta da quella Croazia che, dopo tante amare sconfitte negli ultimi anni, si prende una rivincita per loro gustosissima. Addirittura con uno score finale umiliante, un 29-22 onestamente punitivo per i francesi, rimasti in partita (e in certi istanti pure in doppio vantaggio) per una quarantina di minuti, prima di crollare nel finale. Per i croati una serata trionfale: la vittoria arriva anche senza l'indisponibile Strlek e con Balić in campo appena quattro minuti e mezzo.

L'acuto di partenza viene da Titi Omeyer, che si presenta neutralizzando un tentativo di Blazenko Lacković, giusto per ricordare agli avversari quanti danni ha fatto loro nelle sfide precedenti. Ma tutto procede su binari di equilibrio, con alternanza di vantaggi, e con Cédric Sorhaindo, tornato in forma dopo l'infortunio alla coscia, a farsi notare grazie ad una doppietta, mentre Nikola Karabatic e Bertrand Gille si fanno notare … per la manifesta incapacità di farsi notare!! Visto che senza il loro apporto la Francia non riesce a pungere troppo in attacco, i croati decidono di provare la fuga, e nonostante gli sforzi del solito Titi fra i pali, scavano un primo solco importante: Lacković e soprattutto un Marko Kopljar in grande spolvero (già pericolosi nei primi minuti, entrambi finiranno il tempo con una tripletta a testa) firmano il 9-6 per i prossimi membri dell'Unione Europea.

A rovinare il momento favorevole ci pensa … il loro stesso allenatore, colpevole di inventarsi un time out del tutto inutile in quella situazione. Anzi, dannoso: al rientro in campo segue un lungo black-out degli slavi, che un po' per colpe loro e molto per merito di Omeyer smarriscono la via del goal durante otto giri dell'orologio. Nei quali i francesi, con Bertrand Gille finalmente in palla e Luc Abalo e Jérôme Fernandez a colpire dalla distanza, li trafiggono cinque volte, ribaltando completamente la situazione: da 6-9 ad 11-9. Drago Vuković e Zeljko Musa tengono però gli uomini di Goluža in partita, e le squadre vanno negli spogliatoi sul 12-11 per i Bleus.

Stessa tonica in apertura di ripresa: la Francia prova a creare il gap, la Croazia non lo consente. A Xavier Barachet rispondono tre reti timbrate dal folletto Ivan Cupić, micidiale dall'ala destra ed in contropiede, e al 38° minuto tutto torna come prima (15-15). L'onore / onere di scappare adesso tocca ai croati, che ne approfittano: Mirko Alilović si esalta in porta, Cupić, ancora lui, saltella di gioia fino alla panchina dopo aver trasformato un rigore, mentre Karabatic finalmente combina qualcosa … si becca un due minuti!! Non fa in tempo a rientrare che Les Experts ritrovano, con perfetta tempistica, l'inferiorità numerica, per 'merito' di Fernandez.

Un parziale di 5-1, che tra le firme porta il nome di Marko Kopljar, autore di una delle sue migliori prestazioni di sempre, sigilla il 22-19 di metà ripresa. Adesso c'è una sola squadra in campo (e sulle gradinate): lo si capisce quando il solito infallibile Cupić non sbaglia mai dai sette metri, e dall'altra parte Alilović, esaltante ed esaltato, neutralizza due rigori. E' il massimo vantaggio (cinque reti) per la Croazia. Onesta chiama i suoi spaesati giocatori a raccolta, ma il time-out è ininfluente, la frittata ormai è fatta. Al doppio rigore del capitano Fernandez rispondono Duvnjak e Horvat (c'è gloria anche per loro) con Blazenko a prendersi la rivincita su Omeyer timbrando l'ultima rete a fil di sirena.

L'immagine di Omeyer chinato a raccogliere l'ultimo pallone finito (beffardamente) in porta dopo aver sbattuto suo palo, in mezzo ai cori di giubilo dei fans croati, e forse la migliore istantanea della débacle di una squadra che qualcuno addirittura vorrebbe arrivata agli Europei ... solo per prepararsi meglio alle Olimpiadi. Non crediamo sia così. Più probabilmente erano arrivati in Serbia con l'intenzione di far ancora bene, ma tra infortuni, scarsa preparazione (solo due test-match disputati contro la non irresistibile Norvegia una settimana prima dell'inizio del torneo) e quant'altro, compresa l'involuzione di Karabatic, non erano abbastanza 'attrezzati'. Fine di un ciclo? Certamente. Fine dei successi di questa Francia? E' tutto da dimostrare … Sarà curioso vedere la performance di Luc Abalo e soci a Londra.

Prima però c'è da trovare il loro successore sul trono continentale. Dopo la prova di stasera, specialmente nell'ultimo terzo di gara, la Croazia rinforza di molto la propria candidatura. Sfide molto dure (a cominciare da una probabile derby con la Serbia, in campo stavolta molto ostile) attendono però i croati, che tra l'altro, alla fine della loro partita, non sono matematicamente in semifinale. Vedremo cosa ci riserverà ancora questa fucina di sorprese che si sta dimostrando l'Europeo 2012.

** Croazia - Francia 29-22 (11-12)
Statistiche 01 (pdf);
Statistiche 02 (pdf);
Statistiche 03 (pdf);
Play-by-play (pdf);
Start List (formazioni) (pdf)

venerdì 13 gennaio 2012

Amichevoli pre-europei di pallamano: la Francia batte ancora la Norvegia.

Seconda vittoria in un paio di giorni per la Francia a spese della Norvegia nel 'Trofeo FDJ', ennesimo mini-torneo di preparazione ai Campionati d'Europa maschili ormai alle porte. Rispetto a martedì sera è cambiato lo scenario (dal Palasport di Tolosa a quello più celebre di Parigi-Bercy) ed il relativo numero di spettatori, che giovedì ha sfiorato 14 mila, con annesso tutto esaurito; non il risultato, anche se gli scandinavi si sono fatti rispettare.

Primo tempo equilibrato, con le parate di Ole Erevik ed una efficace fase difensiva in grado di condurre gli uomini di coach Edin fino al 7-5, e conclusosi in parità (13-13); poi i soliti noti Thierry Omeyer, Nikola Karabatic e Luc Abalo, ottimamente spalleggiati dal capitano Jérôme Fernandez e da Daniel Narcisse, fanno la differenza nella ripresa, fino al 28-24 del sessantesimo. Tra i nordici ancora una grande prova di Erlend Mamelund (foto a sinistra), ma pure Tvedten ha dato il suo contributo in termini realizzativi.

I Bleus volano in Serbia sabato, due giorni prima del loro debutto in un derby latino d'alto lignaggio con la Spagna; sulla carta più agevole l'esordio della Norvegia contro la Slovenia, sempre in data 16 Gennaio.

** FRANCIA - NORVEGIA 28-24 (13-13)
Francia: Omeyer, Dumoulin; Fernandez (4/9), Dinart, Barachet (2/3), Gille G., Gille B. (2/3), Narcisse (4/7), Joli (2/2), Nyokas K., Karabatic (5/10), Accambray, Abalo (4/6), Sorhaindo (1/2), Guigou (3/4; 2/2 rig.), Bosquet, Bingo (1/2).
Norvegia: Erevik, Medhus, Dahl; Jensen, Hippe, Bjornsen (0/1), Myrhol (2/3), Lund (3/8), Tvedten (6/9; 3/5 rig.), Mamelund (7/10), Rambo (1/5), Hansen, Jondal, Samdahl, Koren (1/3), Paulsen (2/3), Tonnesen, Klev (2/5).

lunedì 12 dicembre 2011

Bundesliga Maschile: THW Kiel inarrestabile, pure l'Amburgo va K.O.

Non si dica che non ci hanno provato. L'Amburgo ha reagito alla partenza a razzo avversaria (10-5 al 16°, 13-7 al 23°). E' riuscito a mantenere i giochi aperti all'intervallo (15-12). Ha pareggiato i conti (18-18) dopo 38 minuti, e ha pure messo la testa avanti più di una volta. Ha continuato a rispondere colpo su colpo fino al 25 pari. Ma alla fine ha dovuto alzare bandiera bianca. In Germania è sempre e solo THW Kiel.

Le Zebre consumano la loro vendetta sulla squadra che lo scorso hanno aveva osato rubare loro il posto ai vertici della Bundesliga, e compiono un altro passo importante verso la riconquista del titolo nazionale, mettendo in cassaforte la vittoria numero sedici in altrettante partite. E tenendo così tutti gli 'inseguitori', dalle volpi di Berlino al resto della comitiva, a debita distanza di sicurezza.

Decisive le prodezze del 'solito' Titi Omeyer, che ha tenuto i padroni di casa a galla anche nei momenti più difficili dell'incontro (non che Johannes Bitter abbia fatto poi così male nell'altra porta, ad ogni modo ...) ed un Momir Ilić - foto a sinistra - implacabile dai sette metri. Se il serbo termina in doppia cifra, Hans Lindberg ci arriva molto vicino, ma qualche suo errore di troppo nella trasformazione dei rigori costa caro all'HSV, che smarrisce totalmente la via del goal negli ultimi otto minuti.

Al contrario di un Kiel lanciatissimo, soprattutto grazie al contropiede finalizzato da Dominik Klein, il quale portando lo score sul 27-25 spiana la strada al trionfo locale, per la gioia degli oltre diecimila stipati in una Sparkassen-Arena dal tutto esaurito (nonostante ciò, a livello spettatori il big match della Bundesliga è stato sconfitto dal 'Classico' di Spagna con i suoi oltre dodicimila fans).

Nel link sotto trovate i dettagli numerici della grande sfida di ieri pomeriggio, così come degli altri incontri del turno di campionato, caratterizzato pure dai colpi esterni di Füchse, Rhein-Neckar Löwen - che inguaia sempre più il Gummersbach - e Flensburg (in altre parole, tutte cattive notizie per l'Amburgo...), mentre Lemgo e Lubecca non mollano la presa nella lotta per l'Europa; in chiave-salvezza due punti fondamentali per un Hüttenberg con l'acqua alla gola ma soprendentemente corsaro a Balingen, mentre l'Hannover infierisce sul povero Eintracht Hildesheim, sempre più desolatamente in fondo alla classifica.

Bundesliga Maschile - 14a Giornata
* THW Kiel - HSV Hamburg 30-25 Dettagli
* MT Melsungen - SC Magdeburg 29-35 Dettagli
* TSV Hannover-Burgdorf - Eintracht Hildesheim 31-24 Dettagli
* VfL Gummersbach - Rhein-Neckar Löwen 27-35 Dettagli
* TV Großwallstadt - Füchse Berlin 26-29 Dettagli
* HSG Wetzlar - TuS N-Lübbecke 24-28 Dettagli
* TBV Lemgo - Frisch Auf Göppingen 26-20 Dettagli
* Balingen-Weilstetten - TV 05/07 Hüttenberg 27 -28 Dettagli
* Bergischer HC - SG Flensburg-Handewitt 25-36 Dettagli

Classifica
1. THW Kiel 32:0
2. Füchse Berlin 25:5
3. HSV Hamburg 22:8
4. SG Flensburg-Handewitt 22:8
5. Rhein-Neckar Löwen 21:9
6. TBV Lemgo 18:12
7. TuS N-Lübbecke 18:14
8. SC Magdeburg 16:12
9. Frisch Auf Göppingen 14:16
10. HBW Balingen-Weilstetten 13:15
11 MT Melsungen 13:17
12 HSG Wetzlar 12:18
13 TSV Hannover-Burgdorf 11:19
14. TV Großwallstadt 9:21
15. Bergischer HC 8:22
16. VfL Gummersbach 7:23
17. TV 05/07 Hüttenberg 7:23
18. Eintracht Hildesheim 2:28

martedì 26 aprile 2011

EHF Champions League: tra Barça e Kiel la sfida rimane aperta

La sfida stellare fra Barcellona Borges e THW Kiel, ultimo quarto di finale della Champions League maschile in programma lo scorso fine settimana, non delude le attese. Le finaliste della passata stagione ci regalano una battaglia appassionante, terminata con vittoria dei padroni di casa, ma il margine conclusivo (+2; con lo score finale di 27-25), lascia i giochi totalmente aperti in vista di un ritorno in Germania che si preannuncia sul filo del rasoio.

Inizio con qualche errore da entrambe le parti, segno che la tensione è molto forte. E non potrebbe essere altrimenti, data la posta in palio. Una doppietta dai sette metri di Albert Rocas inaugura la partita, ma la reazione dei tedeschi, con Momir Ilić sugli scudi, non si fa attendere. Anche Christian Zeitz e Marcus Ahlm ci mettono del loro, mentre Titi Omeyer, spesso coadiuvato da una buona difesa 6-0, sembra ipnotizzare Juanín García, i cui contrattacchi risultano meno efficaci del solito.

Con tali premesse, e qualche contributo pure dell'ex di turno Jérôme Fernandez, non sorprende che le 'zebre' tentino la fuga, volando sul 15-11 a tre minuti dall'intervallo. Ma proprio gli istanti conclusivi della prima frazione vedono un ritorno impetuoso dei blaugrana: Rául Entrerríos, Konstantin Igropulo ed Iker Romero - il basco è alla sua ultima sfida internazionale casalinga in maglia azulgrana - riaprono in un battibaleno la contesa, anche grazie ad un'esclusione di Fernandez.

Il Barça completa la 'remontada' al rientro in campo: un ottimo Rutenka ed una rete di Víctor Tomás portano la squadra di casa avanti di due lunghezze (17-15) su un Kiel alle cui difficoltà in fase offensiva (un goal in dieci minuti a cavallo dei due tempi, mentre Palmarsson stavolta non brilla) non è certo estraneo l'arrivo di Daniel Sarić, al posto di Johan Sjöstrand, fra i pali catalani. Il bosniaco è più ispirato del collega svedese, ma dall'altro lato del campo il solito Omeyer non scherza, e la sfida rimane in equilibrio ancora per lungo tempo, con i già nominati Ilić e Rutenka a fare la loro parte ma anche i vari Laszlo Nagy e Filip Jicha (quest'ultimo efficace a dispetto di alcuni problemi alla mano) a minacciare le retroguardie avversarie, fino ad un nuovo allungo del Barcellona, che scappa sul 27-23, sigillato da un contrattacco del pivot danese Jesper Nøddesbo a due minuti dalla sirena.

Un divario che potrebbe indirizzare l'intera eliminatoria nella maniera desiderata dai catalani. Peccato (per loro) che una pessima gestione degli ultimi giri di lancetta da parte dei ragazzi di Xavi Pascual consenta al Kiel di dimezzare lo scarto: la rete di Fernandez, e soprattutto quella a fil di sirena di un Dominik Klein marcato poco adeguatamente, rischiano di avere un peso specifico enorme in vista del match in programma domenica prossima alla Sparkassen Arena. Dove, possiamo prevedere, il clima sarà caldissimo, ancor più di quanto lo è stato in un Palau Blaugrana che finalmente ha esibito un'affluenza di pubblico (ben oltre i cinquemila spettatori) degna di un grande incontro di pallamano.

** Barcelona Borges - THW Kiel 27-25 (14-15)
F.C. Barcelona Borges: Saric, Sjöstrand; Noddesbo (5), Juanín García (1), Víctor Tomás (3), Raúl Entrerriós (2), Sorhaindo (0), Sarmiento (0), Ugalde (O), Iker Romero (2), Nagy (5), Jernemyr, Rutenka (6, 2 rig.), Albert Rocas (2, 2 rig.), Oneto (0), Igropulo (1).
THW Kiel: Omeyer, Palicka; Andersson (1), Dragicevic (0), Sprenger (2), Ahlm (3), Kubes (0), Reichmann (0), Zeitz (2), Palmarsson (0), Narcisse (0), Ilic (5, 2 rig.), Klein (3), Jicha (5), Jerome Fernández (4).
Parziali ogni cinque minuti: 2-1, 4-5, 5-6, 9-11, 11-13, 14-15 (fine pt), 15-15, 18-17, 21-20, 24-21, 25-23, 27-25 (finale).

lunedì 31 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI 2011: ENCORE LA FRANCE, TOUJOURS LA FRANCE!

Francia ancora sul tetto del mondo. I Bleus si impongono su un avversario a dir poco irriducibile in una delle più emozionanti e combattute finali mai viste. Ci sono voluti i tempi supplementari perché Omeyer (stavolta non straordinario) e soci avessero ragione della tenacia danese, con il risultato finale di 37-35. I transalpini hanno tremato prima di riuscire ad imporre la loro legge ottenendo la loro vittoria più sofferta da quando è cominciato il loro ciclo dal 2008. E con questa, proprio partendo da Pechino, raggiungono il poker di grandi successi internazionali consecutivi. La Danimarca e i suoi calorosissimi supporter, che avevano attraversato il ponte di Oresund sperando in un finale diverso, ci hanno provato, ma alla fine ... ENCORE LA FRANCE, TOUJOURS LA FRANCE!

La Francia resta dunque seduta sul trono mondiale, ma ha davvero rischiato di cadere e farsi male. Avanti per tutto l'incontro o quasi - seppure mai con un vantaggio che potesse dare tranquillità - e capaci di rintuzzare i tentativi di rimonta avversaria, i francesi si sono infatti visti raggiungere a pochi secondi dal termine, e addirittura superare all'inizio dei dieci minuti supplementari, che poi li avrebbero visti uscire trionfanti.

Una finale intensa come poche, una Francia in difficoltà come mai in questi ultimi anni, ma alla lunga vincente. Tutto logico, quando di mezzo ci sono personaggi del calibro di Nikola Karabatic e Mikkel Hansen: dieci reti a testa nella finalissima, e la prova che se il primo ha meritato il premio come MVP del torneo, il secondo non avrebbe rubato nulla se l'avesse vinto lui. Oppure come Thierry Omeyer e quello che molti vedono come suo successore nel ruolo di miglior portiere del mondo: Niklas Landin (22 anni), che con ventuno parate si è fatto notare anche nell'ultimo atto. Oppure ancora come Didier Dinart, roccia in difesa a dispetto delle zero penalità subite dagli arbitri spagnoli, ed un Lars Christiansen che ha griffato la finalissima con cinque reti personali.

I transalpini mettono le cose in chiaro dall'inizio: difesa aggressiva (subito un giallo a Bertrand Gille) e la coppia Fernandez-Guigou a mandare lo score sul 2-0. I danesi non si lasciano impressionare così facilmente, e rispondono colpo su colpo, includendo un botta e risposta proprio fra Hansen e Karabatic. I francesi non sono squadra da lasciarsi rimontare facilmente però, e con un sette metri trasformato da Guillaume Joli vanno sul più tre (9-6) intorno a metà tempo. Contro-break nordico, con lo zampino di Landin, e arriva il primo aggancio (9-9); peccato per loro che due minuti rifilati alla stella degli scandinavi spianino la strada ad un nuovo allungo rivale, con il giovane Xavier Barachet a siglare il 12-9, e spingere coach Wilbek verso il time-out. Però al ritorno in campo Sua Maestà Karabatic regala alla Francia il massimo vantaggio. Gli ribatte il Michelone di Danimarca, che William Accambray non riesce a contenere, e si va negli spogliatoi sul 15-12.


La sensazione dopo i primi trenta minuti è quella di una Francia superiore, in virtù di maggiore 'solidità' ed esperienza, ma incapace di mettere del tutto le mani sull'incontro. Anche per merito della controparte, a sua volta brava a non farsi travolgere, ma a cui manca qualcosa per giocare a tu per tu con il più quotato e 'nobile' avversario. Impressioni confermate nei primi dieci-quindici minuti nella ripresa, con il divario sempre oscillante fra due e tre lunghezze, mentre Karabatic continua a perforare la difesa scandinava, si vede finalmente Accambray, e dall'altro lato Jesper Nøddesbo acquista maggiore protagonismo.

Il pivot danese del Barcellona, assieme ad Hansen, contribuisce al nuovo pareggio della sua squadra: un 24-24 (poi 25-25) che insinua i primi seri dubbi in una Francia che si pensava invincibile ed ora si vede costretta a cercare sempre più volte Luc Abalo all'ala destra, visto che al centro non sfonda più di tanto, e quando lo fa rischia di trovarsi la strada sbarrata da Landin. Il fuoriclasse del Ciudad Real fa comunque la sua parte, pure come assist-man per Gille, che riporta i Bleus avanti, con Karabatic ad arrotondare sul 27-25.

Giochi chiusi, anche se a fatica? No. Sale alla ribalta Lars Christiansen: il 'vecchietto' (sempre arzillo) scandinavo punisce tre volte, dall'alto dei suoi 38 anni e dall'ala sinistra: la terza vale il 29 pari. Tripletta rovinata da Bo Spelleberg, che cintura Barachet e manda Guigou ai sette metri, e sè stesso fuori per due giri di lancetta. I francesi ringraziano, segnano e potrebbero addirittura operare il break decisivo; ma Gille tira su Landin, e Lasse Boesen trova uno dei pochi raggi di luce in una serata per lui opaca, firmando il trenta pari.

Scintillante è invece la giornata di Re Nikola: suo il 31-30 che potrebbe decidere partita e torneo. E quale miglior match-winner che l'MVP dei mondiali, il giocatore probabilmente più famoso in assoluto? La trama ideale per un grande finale. Peccato che nessuno avesse avvisato Gille e Bo Spellerberg. Il primo, nel tentativo di difendere l'ultimo attacco danese, si fa prendere dalla foga e si piglia i suoi bei due minuti. Il secondo, con la squadra addirittura in doppia superiorità numerica (portiere tolto da Wilbek, dentro un altro giocatore...), trova il varco giusto per spedire il pallone fra Omeyer e l'angolino in basso, rasente al palo destro della porta francese. Si va ai supplementari! Che partita!


Il 31-31 acciuffato con unghie e denti (e volontà di ferro) a fil di sirena manda in visibilio i tifosi danesi, incluso il principe Frederik, ormai cliente fisso dei match della nazionale. Ed esalta Spelleberg e Knudsen, che smentiscono la Hansen-dipendenza in attacco e, dopo 64 minuti (!!!), trovano il primo vantaggio nordico della partita (33-32). Ora in Danimarca ci credono davvero ...

Non sanno, poveri loro, che il destino ha già preso la sua decisione. Ha scelto la Francia, e vuole mostrarlo nel modo più crudele per i danesi: li lascia illudere per un attimo, poi manda Karabatic a pareggiare, Jérôme Fernandez a rubare palla e lanciare Michaël Gigou, che ristabilisce le gerarchie in contropiede. Il tutto alla velocità della luce. Uno-due micidiale che esalta i telecronisti di France 2 (mettendo alla prova le loro corde vocali) ma spezza le gambe alla Danimarca. Il sette metri di Lars Christiansen è solo il canto del cigno: quando capitan Fernandez prende il mano la situazione e infila la doppietta decisiva (uno dai sette metri), i giochi sono fatti. 36-34 con un solo minuto rimasto: la Danimarca ora si è arresa davvero.

L'ultimo a gettare la spugna è - manco a dirlo - il ragazzone di Helsingør (al secolo Hansen Mikkel, classe 1987), cittadina a poche decine di chilometri da Malmö dove stasera non si festeggerà. Lo faranno invece i ragazzi di Claude Onesta. Dopo che Guigou sigla il 37-35 finale, evitando pure l'onta di una vittoria con il minimo scarto, esplode tutta la loro gioia, e la tensione per una partita che si è rivelata forse più difficile di quanto in tanti pensassero alla vigilia.

Modalità e difficoltà passano comunque in secondo piano. La Francia ha vinto ed è questo che conta. Assieme ad altri numeri, tipo i quattro successi mondiali (1995, 2001, 2009, 2011) di una nazionale che uguaglia la mitica Romania degli anni '60 e '70 e la Svezia. Si può tifare per i francesi o meno, ma bisogna levarsi il cappello di fronte a quanto ha saputo conquistare il movimento dei cugini d'Oltralpe. La Danimarca si lecca le ferite ed esce con la consapevolezza che le sue giovani stelle sapranno regalarle nuove soddisfazioni. Magari, con l'aiuto di una maggiore esperienza, arrivando a quel titolo mondiale che ancora manca al loro palmares e stavolta è sfuggito per un soffio.

Finale 1°-2° Posto
** Francia - Danimarca 37-35 dts (15-12; 31-31)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report

La partita 'raccontata' sul sito del quotidiano L'Equipe
(solo testo, in Francese)


L'incredibile finale delle cinque della sera ha fatto passare in secondo piano la vittoria della Spagna, che in una (quasi) altrettanto tirata battaglia per il terzo posto ha conquistato la medaglia di bronzo a spese della Svezia. Medaglia (la seconda per gli iberici dopo l'oro di Tunisi 2005, cui vanno aggiunti tre argenti Europei, un bronzo pure continentale e tre bronzi olimpici) meritata, e giunta soprattutto grazie alla difesa, come al solito efficace, ed alle buone prove dei vari Alberto Entrerríos, Arpad Sterbik e Joan Cañellas.

Poco convincenti in attacco, anche a causa dei numeri di Johan Sjöstrand, portiere del Barcellona oggi opposto a vari compagni di club, gli spagnoli si trovano sotto (5-4) dopo un primo quarto d'ora avido di reti ed emozioni. Ma equilibrato come tutta la prima parte, che finirà in parità (11-11). La Svezia scatta al ritorno in campo (15-12) ma poi, con lo zampino di alcune penalità, subisce il ritorno spagnolo, sotto forma di un parziale di 6-0 che porta lo score dal 16-13 locale al 19-16 ospite.

Spinti dai tifosi della Malmö Arena, gli uomini di Ola Lindgren reagiscono, senza farsi abbattere dall'infortunio al loro top scorer Jonas Källman (anche lui stavolta impegnato contro i compagni, ma del Ciudad Real) e si arriva ai cinque dalla fine in perfetto equilibrio (22-22). A quel punto Sterbik, Entrerríos e Julen Aguingalde fanno la differenza nello sprint decisivo. Gli spagnoli festeggiano un bronzo che profuma quasi d'oro, gli scandinavi rimangono con l'amarezza della medaglia di legno che sa di occasione perduta davanti al proprio pubblico, in un mondiale da cui, ad ogni modo, escono a testa alta.

Finale 3°-4° Posto
** Spagna - Svezia 24-23 (11-11)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report

domenica 30 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI 2011: All-Star team & MVP


Eccoli qua i magnifici sette (più uno).

Scelti, come al solito prima della finale, dagli esperti (?) IHF.

Portiere: Thierry Omeyer (Francia)
Ala Sinistra: Håvard Tvedten (Norvegia)
Terzino Sinistro: Mikkel Hansen (Danimarca)
Centrale: Dalibor Doder (Svezia)
Terzino Destro: Alexander Petersson (Islanda)
Ala Destra: Vedran Zrnić (Croazia)
Pivot: Bertrand Gille (Francia)

MVP del Torneo: Nikola Karabatić (Francia)

giovedì 20 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI: Riassunto, risultati e statistiche dei match di Mercoledì 19 Gennaio

Dell'acqua di Colonia ormai non resta neanche una goccia. La famosa sconfitta ai Mondiali 2007 nella città tedesca è stata ampiamente cancellata e ricancellata, vendicata e ri-vendicata dalla Francia, che pure questa volta non ha perso occasione di ribadire la propria superiorità di fronte alla Germania. Il risultato del match-clou della giornata non lascia adito a dubbi: un chiarissimo 30-23 per i Bleus, che volano alti al comando del Gruppo A, lasciando i poveri teutonici a giocarsi la qualificazione contro la Tunisia. Ma anche se dovessero ottenerla - cosa assai probabile - arriverebbero al Main Round con zero punti, una non-dote che renderebbe la loro strada per le semifinali quasi totalmente impraticabile.

Tra le squadre vincitrici delle due ultime edizioni c'è stata partita soltanto per una quindicina di minuti, caratterizzati da un discreto avvio tedesco e della immediata risposta transalpina, con relativo equilibrio fino al 7-7 di metà tempo ed i due portieri (Thierry Omeyer e Silvio Heinevetter) in evidenza. Poi è arrivato il micidiale 'triplete' della premiata ditta Jérôme Fernandez / Xavier Barachet / William Accambray che - con la collaborazione di 'Saracinesca Titi' - spiana la strada al successo degli uomini di coach Onesta. Il gap arriva fino al più cinque, prima che le bordate griffate Lars Kaufman (in questo caso meglio lui dei vari Holger Glandorf e Pascal Hens) portino lo score dell'intervallo sul 13-10 e tengano a galla gli uomini di un Heiner Brand dal baffo più corrucciato del solito.

Chi si aspettava una reazione tedesca nella ripresa rimarrà deluso. O forse soltanto impressionato dalla partenza a razzo francese che tra grandi difese, parate del solito, immenso Omeyer e numeri dei vari Nikola Karabatic, Bertrand Gille, Luc Abalo (il quale segna pure dai nove metri) eccetera, e di un sempre più convincente Accambray, permette ai transalpini di decollare fino al 18-12, poi abbellito da un 21-13 che arriva fino al più dieci per i campioni (del Mondo, d'Europa, olimpici ...) in carica. Il tutto mentre le telecamere impietose indugiano più volte sullo sconsolato Heinevetter. Solo il turnover finale permette ai tedeschi, il cui miglior realizzatore risulta Michael Kraus, di rendere il passivo meno pesante, ma la pillola di certo non meno amara.

Francesi esaltanti, ma per ora costretti ad una coabitazione forzata con la Spagna in testa al girone. Aspettando il 'derby dei Pirenei', che deciderà vincitore del gruppo e posizioni ai blocchi di partenza del Main Round, gli iberici superano in scioltezza l'ostacolo Egitto, di cui decretano la matematica eliminazione con un turno di anticipo. A dispetto del 3-0 subito messo a segno, l'inizio spagnolo non è straordinario, ed i nordafricani riescono a passare in vantaggio (minimo) un paio di volte. Ma dopo un opportuno aggiustamento difensivo operato da Valero Rivera, la Roja rimette le cose a posto, piazzando un bel 7-1 che porta Albert Rocas (top scorer dei suoi con sette reti) e compagni sul 12-7.

Si arriva a metà gara (14-9) con lo stesso scarto, ma nel secondo tempo il gap sale di nuovo, dal 18-10 al 22-14 di metà tempo, fino al 28-16 ed al 31-18 che sigilla il trionfo di una squadra che ora punta seriamente al podio. E con due guardiani della porta come J.J. Hombrados ed Arpad Sterbik, e talenti del calibro di Iker Romero, i fratelli Entrerríos, Juanín García e Julen Aguinagalde, oltre a gente come García Parrondo brava a fare il suo lavoro, sognare è più che mai lecito.

Nell'altro match del gruppo, la Tunisia di Issam Tej ed Yassine Sami (quest'ultimo infallibile al tiro) trova i primi due punti a spese del Bahrein, che pure riesce a limitare parzialmente i danni, perdendo appena di sette reti. Adesso alla poco entusiasmante rappresentativa nordafricana serve un miracolo - sotto forma di vittoria con cinque o più reti di margine sulla Germania - per passare il turno. Provarci non costerà niente ...

La Francia certamente ha (stra)vinto solo una battaglia, e la guerra è ancora lunga, ma il morale dei transalpini è stato rinfrancato, oltre che dalla travolgente cavalcata nel loro incontro, pure dalla zoppicante andatura della Croazia, che non riesce ad andare oltre un pareggio sofferto contro la grintosa Serbia in un derby balcanico che hanno persino rischiato seriamente di perdere. Fischi 'di rito' ai rispettivi inni nazionali a parte, si è trattato di un confronto emozionante ed intenso, con vantaggi alternati - però mai oltre la singola rete - nella prima parte, terminata sul 13-12 per Marko Vujin e compagni, in particolare un grandissimo Ivan Nikcević.

I croati piazzano un 4-1 in apertura di ripresa, ma ciò che pare l'aperitivo di un allungo decisivo della squadra più quotata ed esperta si rivela presto un'illusione. Le parate di Darko Stanić, ed alcuni relativi contropiedi, riportano i serbi in partita, e addirittura sul 23-21, a dispetto delle nove meraviglie di Igor Vori, top scorer ed MVP dei suoi. Alla Malmö Arena si arriva allo sprint finale sul 24-22, che però diventa 24 pari allorché i croati approfittano di una superiorità numerica. Il risultato non cambia all'ultimo minuto, con Stanić che respinge il tentativo finale di Ivano Balić e salva un risultato che porta la Serbia alla seconda fase.

Il pari e patta nel derby slavo consente alla Danimarca di rimanere sola in vetta al girone. Scandinavi senza alcun problema contro la malcapitata Algeria. Spinti dalle migliaia di loro tifosi sugli spalti, dalla velocità della squadra e da efficaci contrattacchi, gli uomini di coach Ulrik Wilbek mettono sotto gli avversari sin dalle prime battute. Parziali di 9-2 e 12-4 parlano da soli, e lo stesso dicasi per il 16-9 di metà incontro. Poco cambia nella seconda parte: si arriva fino al 25-13, poi i danesi si concedono un finale di ordinaria amministrazione e lasciano all'Algeria, nella quale comunque brilla il portiere Abdelmalek Slahdji (bravo pure Niklas Landin tra i pali vichinghi), la 'gioia' di ridurre le distanze nell'ultimo quarto d'ora, fino al meno sette conclusivo.

Nell'ultima sfida di giornata, vittoria (di Pirro) della Romania che, trascinata dalla tripletta di Aurel Florea subito dopo il fischio d'inizio, raccoglie i suoi primi due punti a spese dell'allegra brigata australiana – giocatori arrivati in Svezia pagandosi il biglietto aereo di tasca propria - e domina l'incontro dalla partenza (9-2 a metà tempo, 14-6 alla pausa), continuando dopo l'intervallo (20-10 al minuto 40) sino al 29-14 finale. Successo bello ma che non balla: la clamorosa sconfitta di lunedì con l'Algeria ed il punto conquistato dai serbi con la Croazia rendono inutile il match di giovedì contro la Serbia. La Romania continuerà la sua 'campagna di Svezia' nella 'Coppa del Presidente', torneo di consolazione riservato alle squadre non qualificate alla seconda fase. I quattro volte campioni del Mondo (successe tanti anni fa...) si aspettavano ben altro. A pagare per primo sarà coach Vasile Stînga, quasi sicuramente esonerato dopo questa brutta esperienza.

Di seguito trovate risultati, classifiche, e link ai dettagli statistici completi di ogni singolo incontro, e di tutte le squadre dei gironi A e C, dopo quattro turni.


GRUPPO A (Kristianstad / Lund)
** Francia - Germania 30-23 (13-10)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report
** Tunisia - Bahrain 28-21 (15-12)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report
** Egitto - Spagna 18-31 (9-14)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report

Gruppo A - Classifica
* Francia 8 400 131-78 (+53) Statistiche di squadra
* Spagna 8 400 111-82 (+29) Statistiche di squadra
Germania 4 202 115-99 (+16) Statistiche di squadra
Tunisia 2 103 88-101 (-13) Statistiche di squadra
** Egitto 2 103 89-112 (-23) Statistiche di squadra
** Bahrein 0 004 78-140 (-62) Statistiche di squadra

* = Qualificata alla seconda fase (Main Round);
** = Eliminata

GRUPPO C (Malmö / Lund)
** Croazia - Serbia 24-24 (12-13)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report
** Romania - Australia 29-14 (14-6)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report
** Danimarca - Algeria 26-19 (16-9)
Statistiche Match;
Statistiche Squadre;
Play-by-Play del match;
Match Report

Gruppo C - Classifica
* Danimarca 8 400 147-88 (+59) Statistiche di squadra
* Croazia 7 310 119-75 (+44) Statistiche di squadra
* Serbia 5 211 111-101 (+10) Statistiche di squadra
** Romania 2 103 94-95 (-1) Statistiche di squadra
** Algeria 2 103 73-91 (-18) Statistiche di squadra
** Australia 0 004 59-153 (-94) Statistiche di squadra

* = Qualificata alla seconda fase (Main Round);
** = Eliminata.

mercoledì 19 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI: Anteprima incontri di Mercoledì 19 Gennaio

Ai Campionati Mondiali di pallamano maschili non ci si riposa nemmeno al settimo giorno. Oggi vanno in campo i Gironi A e C, con sei partite-chiave per il passaggio al turno successivo. L'incontro di cartello è sicuramente la grande sfida tra Francia e Germania, in diretta sul canale satellitare ARD Das Erste. La capolista del Gruppo A affronta i suoi grandi rivali tedeschi in un 'classico' dell'handball internazionale. La determinazione da entrambe le parti sarà altissima, non solo per la tradizionale rivalità (e la sempre viva voglia dei transalpini di vendicare la mai dimenticata semifinale del 2007, con il goal decisivo non concesso a Michaël Guigou...) ma anche per più concreti motivi di classifica: i Bleus, per quanto sicuri del passaggio al turno successivo, vorranno arrivarci con più punti possibili, mentre la Germania, reduce dalla battuta d'arresto con la Spagna in una battaglia intensa e caratterizzata da molti errori, perdendo rischierebbe di trovarsi la strada per le semifinali praticamente sbarrata.

Una sfida dal sapore particolare per Titi Omeyer, che dovrà chiudere la sua porta ad abituali compagni di squadra ed avversari nella Bundesliga, campionato in cui militano pure Jérôme Fernandez e Bertrand Gille. Tra i francesi da segnalare anche un cambio nel roster: fuori il terzino sinistro-centrale Sébastien Bosquet, a causa della distorsione rimediata nella partita vinta con il Bahrein due giorni fa, dentro al suo posto il veterano Franck Junillon (92 presenze, la prima nel Dicembre 2001, 121 reti con la maglia della nazionale), a sua volta ex del campionato tedesco, in cui ha giocato dal 2008 all'estate scorsa per poi trasferirsi al Nîmes.

Dello scontro diretto tra le due grandi rivali dovrebbe approfittare la Spagna, chiamata ad un nuovo risultato positivo contro l'Egitto di Ahmed El Ahmar, già asfaltato (37-21) in un test-match un paio di settimane fa. Oggi la motivazione (e anche la formazione) degli africani, costretti a fare risultato per rimanere in corsa per il terzo posto nel gruppo, sarà sicuramente diversa, ma il finale rischia di essere il medesimo: vittoria per gli uomini di Valero Rivera, forse poco convincenti nei primi due match del torneo ma pur sempre a punteggio pieno dopo la bella vittoria sui tedeschi. Per quanto la difesa egiziana assomigli a quella della Tunisia, che tanto ha messo in difficoltà la Roja, se Julen Aguinagalde dovesse giocare come lunedì sera per i ragazzi allenati dal tedesco Jorn Uwe Lommel le speranze sarebbero ridotte al minimo. La partita sarà probabilmente trasmessa in diretta sul canale satellitare Al Jazeera Sports Global, visibile in Italia su Hot Bird (13° Est).

Nello stesso raggruppamento, a Lund va in scena il 'derby arabo' fra Tunisia e Bahrein. Nordafricani finora deludenti e fermi al palo dopo la sconfitta patita per mano degli egiziani, ma oggi dovrebbero, secondo pronostico, trovare i primi due punti contro una squadra che, dopo l'onorevole debutto con la Spagna, sembra essere tornata nel suo ruolo di cenerentola del gruppo.

Nel Gruppo C tocca ad un altro derby: Serbia-Croazia, paesi la cui rivalità va oltre il campo di gioco. Partita in sé forse meno affascinante del 'classico' franco-tedesco, ma pur sempre importante. Blaženko Lacković e compagni, finora bravi a conquistare tutti i punti disponibili, sono favoriti rispetto ai 'cugini-nemici' di Mirko Vujin e Momir Ilić, il cui cammino invece non è stato lineare - vittoria sofferta con l'Algeria, pratica-Australia sbrigata e poi lo scivolone contro la Danimarca del sempre più impressionante Mikkel Hansen.

Proprio gli scandinavi, che contendono alla Croazia il primato nel gruppo - ed i quattro punti da portarsi in dote nella fase successiva - se la vedono oggi con l'Algeria che nell'ultimo turno, anche grazie ad una efficace difesa 3-3, ha sgambettato a sorpresa i rumeni (in un match dallo score esageratamente basso). Danimarca sempre senza il centrale del Flensburg-Handewitt Thomas Mogensen, fuori per sei settimane circa dopo l'infortunio al ginocchio subito contro la Romania. Al suo posto è arrivato dal Bjerringbro-Silkeborg il giovanissimo (19 anni) Rasmus Lauge. Pronostico tutto dalla parte dei biancorossi, ma attenzione a Messaoud Berkous ed al portiere Abdelmalek Slahdji, oltre che all'entusiasmo di una squadra che vola sulle ali del trionfo del turno precedente, ed oggi non ha nulla da perdere.

Chiude le danze la sfida tra Romania ed Australia, entrambe ancora a ZERU punti. Est-europei spettacolari solo nel primo tempo del debutto con la Croazia, poi peggiorati gradualmente fino alla clamorosa sconfitta contro gli algerini. Il rivale di oggi, ovvero l'autentica squadra-materasso del torneo, dovrebbe comunque assicurare agli uomini del criticatissimo coach Vasile Stîngă il primo successo ed una mini-boccata di aria fresca, anche se a Bucarest e dintorni ben pochi ormai credono al miracolo-qualificazione. Di certo non Vlad Caba, allenatore dell'HC Odorhei, sorprendente leader del campionato rumeno, che dalla colonne della Gazeta Sporturilor ha tirato una bordata micidiale contro la nazionale del suo paese: 'Ci siamo qualificati ai Mondiali battendo la Russia solo perché i russi avevano preso alla leggera il ritorno dei play-off. Se rigiocassimo quella partita cinque o sei volte, probabilmente non vinceremmo neanche una'. I sogni rumeni di riavvicinarsi ai fasti degli anni '70 sono al momento rimandati ...


PARTITE DI OGGI - PER ORARI
18:00 Tunisia - Bahrain (FFS Arena, Lund)
18:00 Serbia - Croazia (Malmö Arena, Malmö)
18:15 Germania - Francia (Arena Kristianstad, Kristianstad)
20:15 Danimarca - Algeria (Malmö Arena, Malmö)
20:30 Australia - Romania (FFS Arena, Lund)
20:30 Spagna - Egitto (Arena Kristianstad, Kristianstad)

PARTITE DI OGGI - PER GRUPPI

GRUPPO A (Kristianstad / Lund)
18:00 Tunisia (0; -20) - Bahrain (0; -55)
18:15 Germania (4; +23) - Francia (6; +46)
20:30 Spagna (6; +16) - Egitto (2; -10)

GRUPPO C (Malmö / Lund)
18:00 Serbia (4; +10) - Croazia (6; +44)
20:15 Danimarca (6; +52) - Algeria (2; -11)
20:30 Australia (0; -79) - Romania (0; -16)

I numeri tra parentesi si riferiscono ai punti in classifica ed alla differenza reti di ciascuna squadra.

Programma della giornata - Copertura TV
** 18:00 Serbia - Croazia (Sport 1 - Satellite Astra)
** 18:15 Germania - Francia (ARD Das Erste)
** 20:30 Spagna - Egitto (Al Jazeera Sports Global / Sport 1)

Programma della giornata - Copertura WEB
Per quanto concerne internet, la soluzione più comoda sembra essere quella firmata http://www.livehandball.tv/page/Home dove, a quanto scritto sul sito, per trenta euro è possibile registrarsi ed abbonarsi alle dirette di tutte le partite, e rivedere gli incontri ed i relativi highlights 'on demand'.

Per chi invece non vuole spendere, è possibile (spesso all'ultimo minuto o addirittura a partite già iniziate) trovare link agli streaming dei vari incontri spulciando nei seguenti portali:

** http://www.fromsport.com/
** http://www.rojadirecta.org/
** http://www.myp2p.eu
** http://www.livescorehunter.com
** http://www.atdhe.net

Programma della giornata - Aggiornamenti LIVE
E' anche possibile seguire contemporaneamente l'evolversi di tutte le partite in corso, con aggiornamenti 'goal-by-goal', alla seguente pagina web svedese:
** http://www.nyhetskanalen.se/handboll/resultat.

oppure al 'servizio aggiornamenti' del sito ufficiale dei Campionati:
http://213.180.74.49/OnlineFullData.aspx

venerdì 14 gennaio 2011

Player of the Year 2010: vincono Filip Jícha e Cristina Neagu

Due 'prime volte' in un sol colpo: per la prima volta un giocatore di pallamano della Repubblica Ceca viene scelto come 'Giocatore dell'Anno' in ambito maschile, ed un'atleta rumena vince lo stesso premio tra le donne. Una giuria 'mista', composta da esperti, rappresentanti dei media internazionali e fans di questo sport di tutto il mondo (che hanno potuto votare su internet) ha infatti optato rispettivamente per i terzini sinistri Filip Jícha tra gli uomini e Cristina Neagu, già eletta 'Rookie of the Year' la passata stagione, in campo femminile.

Un riconoscimento che va a due campioni (le cui fotografie si trovano più in basso nella pagina, cliccare per ingrandire) di provata qualità: il boemo bocca di fuoco del THW Kiel pigliatutto, campionissimo di Germania ed Europa, e la giovane stella (appena 22 anni) di Bucarest che, pur non vincendo nulla a livello di squadra in ambito internazionale, è risultata decisiva nel portare l'Oltchim Vâlcea in finale di Champions League, e la Romania femminile ad uno storico bronzo europeo, in una rassegna continentale per nazioni di cui è stata pure massima realizzatrice. Jícha è terminato ai vertici di una classifica che sancisce il dominio di giocatori (attuali, ed ex come Karabatic) del Kiel, con due fuoriclasse francesi sul podio, mentre la Neagu ha sconfitto di misura due talentuosissime rivali che avrebbero forse meritato il premio almeno quanto lei, ma purtroppo per la 'saracinesca' norvegese Katrine Lunde-Haraldsen, e per la 'regina del Montenegro' Bojana Popović, la vincitrice può essere soltanto una.

Il presidente dell'International Handball Federation, l'egiziano Hassan Moustafa, ha annunciato i risultati in occasione della conferenza stampa di apertura dei Mondiali maschili 2011, tenutasi giovedì a Gotebörg. I rispettivi premi verranno consegnati ai due vincitori durante il week-end conclusivo dei Mondiali (29-30 Gennaio) in quel di Malmö.

I risultati finali del voto per l'IHF Player of the Year 2010 sono stati i seguenti:


IHF PLAYER OF THE YEAR 2010 - UOMINI:
1. Filip Jícha (Repubblica Ceca, 31%)
2. Nikola Karabatic (Francia, 28%)
3. Thierry Omeyer (Francia,17%)
4. Igor Vori (Croazia, 14%)
5. Arpad Sterbik (Spagna, 10 %)


IHF PLAYER OF THE YEAR 2010 - DONNE:
1. Cristina Neagu (Romania, 25%)
2. Katrine Lunde-Haraldsen (Norvegia, 23%)
3. Bojana Popović (Montenegro, 19%)
4. Grit Jurack (Germania, 17%)
5. Liudmila Postnova (Russia, 16%)

sabato 27 novembre 2010

Champions Maschile: tra Leoni e Zebre è un'altra, emozionante battaglia.

Il Rhein Neckar Löwen evita di concludere il 'trittico' settimanale con un'altra sconfitta, ma non può evitare rimpianti per quello che, nel pareggio (30-30) casalingo con il THW Kiel, rimane probabilmente un punto perso più che uno guadagnato. Non consola molto nemmeno il fatto di essere finalmente riusciti ad ottenere un pareggio contro la squadra che dal 2008 li aveva battuti quattro volte, con una sola vittoria invece per i 'leoni'. I 'soliti noti' riempiono la casella dei migliori marcatori: Filip Jicha ne mette nove per le zebre, ma al ceco rispondono Uwe Gensheimer e Karol Bielecki con sette reti a testa.

Kiel ancora una volta senza gli infortunati Zeitz, Narcisse ed Andersson, ma ad inizio partita pure senza Marcus Ahlm, Christian Sprenger e lo stesso Jicha, per decisione di coach Alfred Gislasson. Sorpresa anche dall'altro lato, con Henning Fritz tra i pali al posto di Slawomir Szmal. Ma il tedesco non fa rimpiangere il polacco; le sue parate contribuiscono infatti alla buona partenza dei padroni di casa, propiziando efficaci contropiedi che puniscono gli errori avversari. Bielecki fa la sua parte, ed il 10-5 del minuto 16 porta Gislasson a chiedere un necessario time-out.

Ed a mandare in campo Jicha e Ahlm, sostituendo pure un Omeyer non nella sua forma migliore con Andreas Palicka. Jicha si fa subito notare trovando la via del goal cinque volte prima che arrivi l'intervallo, mentre la partita di Marcus Ahlm dura appena sette minuti: poi un infortunio al dito finirà col togliere di mezzo lo svedese. Palicka (undici salvataggi a fine partita) si comporta bene, ed i campioni d'Europa tornano sotto fino all'11-13, ma Bielecki è difficile da contenere, e si torna negli spogliatoi sul più tre (17-14) per il Rhein Neckar Löwen, con ben sette sospensioni affibbiate dal duo arbitrale danese in un primo tempo caratterizzato da difese quantomai arcigne.

La rincorsa del THW continua nella seconda parte, ma non si ferma nemmeno la sfortuna delle 'zebre', che perdono un nuovo pezzo: Christian Sprenger si infortuna alla caviglia nel tentativo di recuperare un pallone ed è costretto ad uscire dal campo. Un nuovo brutto colpo per gli ospiti, del quale il Rhein Neckar Löwen approfitta immediatamente per allargare di nuovo il divario, passando dal 22-20 al 25-20; mini-break a cui non sono estranei due contropiedi del giovane Uwe (Gensheimer).

Finita? Macché, ci sono ancora quasi venti minuti da giocare. Il Kiel lo sa bene, e se all'inizio viene tenuto a bada dagli avversari, che rispondono colpo su colpo, arrivando fino al 28-23, riesce in seguito a piazzare il suo 3-0 che riporta Jicha e soci ad appena due lunghezze. Il finale si annuncia incandescente: i due mitici portieri Omeyer e Szmal tornano in campo (in realtà per il polacco si trattava dei suoi primi minuti nell'incontro), e si entra nei cinque minuti conclusivi con il Löwen avanti in maniera significativa (30-27).

Purtroppo per loro, la 'sindrome da ultimi minuti' che già aveva fatto danni ad Amburgo colpisce ancora; il RNL è troppo nervoso in attacco, e dall'altro lato del campo Jérôme Fernandez lo punisce due volte dai sette metri. Lo scoccar dell'ultimo minuto e mezzo vede i padroni di casa sempre al comando, ma con il fiato degli avversari ormai sul collo. E per completare la frittata, questa volta Gensheimer tradisce la sua squadra, inventandosi un tiro senza molte pretese, che non trova la strada del goal, ad una quindicina di secondi dal termine; in modo tale che, ed il serbo Milutin Dragićević, uno degli ultimi arrivati nelle fila del THW, riesce a pareggiare la contesa a coronamento di una 'caccia' durata quasi tutto il match. L'ultimo, disperato tentativo di Bielecki su tiro franco a fil di sirena si infrange sulle braccia della barriera avversaria schierata, e lascia i 'leoni' ed i loro oltre 12 mila tifosi, che sfogano la loro rabbia appena dopo la fine del match in un concerto di fischi, con l'amaro in bocca per quello che ad un certo punto sembrava essere, e poi non è stato.

Il pareggio in extremis consente al THW Kiel di mantenere il primato solitario nel girone A con dieci punti - due di vantaggio sugli avversari di questo match - ed in pratica di ipotecare un utilissimo successo finale nel gruppo.

Cliccare per ingrandire

Classifica girone A:
1. THW Kiel 10 410 190:165
2. Rhein-Neckar Löwen 8 321 180:163
3. Chambery Savoie HB 6 302 129:148
4. F.C. Barcelona Borges 5 212 161:145
5. HC Celje Pivovarna Lasko 2 104 149:170
6. KS Vive Targi Kielce 1 014 134:152

martedì 16 novembre 2010

Bundesliga: Amburgo-Kiel (spettacolare) 26-25

Incredibile finale nello spettacolare scontro al vertice di questa sera in Bundesliga maschile. Sotto gli occhi - e gli impeccabili (si fa per dire) baffi - del coach della nazionale Heiner Brand, l'Amburgo emerge vincitore da una battaglia di straordinaria intensità, e talora di giocate quasi 'da playstation', contro il THW Kiel. A rendere ancor più epico il trionfo dei padroni di casa in una O2 World Arena (manco a dirlo) stipatissima, il fatto che Igor Vori e soci abbiano dovuto rincorrere l'avversario praticamente lungo l'intero arco del match, per superarlo esattamente al momento giusto, merito di una rete decisiva del decisivo Marcin Lijewski ad una dozzina di secondi dal termine.

Kiel subito in goal con Momir Ilic, e autore di un paio di mini-break, ma Amburgo in grado di tenersi a galla e addirittura godere di un minimo vantaggio (10-9), l'unico prima del clamoroso finale, intorno al diciottesimo minuto. Ma Palmarsson, Jicha e soprattutto lo svedese Ahlm propiziano uno scatto degli ospiti appena prima dell'intervallo, che sembra far pendere l'inerzia dell'incontro a favore del Kiel, avanti per 16-12 al ritorno negli spogliatoi.

Nella ripresa l'Amburgo non demorde, ma per quanto si sforzi risulta incapace di raggiungere gli avversari, che rimangono sempre al comando fino al 23-25, opera del 'solito' Ilic (sette meraviglie per lui nel big-match, top scorer dei suoi al pari di Filip Jicha) intorno al 53°. Da quel momento in poi, per i campionissimi di Germania ed Europa cala la notte: un Johannes Bitter in gran forma chiude loro la via della porta, con l'aiuto di qualche scelta avventata negli attacchi del Kiel, ed a poco servono le parate di Titi Omeyer (oggi abbastanza bene, ma non al top) dall'altro lato del campo. Lijewski - miglior marcatore amburghese in condominio con Blazenko Lackovic, sale nuovamente in cattedra, trova il punto del pareggio e quindi, nell'ultimissima azione dell'incontro, tira fuori dal cilindro una bordata che s'infila alle spalle del portiere francese e manda in visibilio i fans di casa.

Amburgo vittorioso ed ora solo in testa al campionato a quota 22 punti dopo 12 partite. Kiel rimandato, staccato dai diretti rivali e forse tra un po' addirittura scavalcato dal Rhein-Neckar Löwen. Ma oltre a sancire la sconfitta dell'Amburgo ed un esito alla fine disastroso per il Kiel la stessa, equilibratissima sfida, in fin dei conti decisa dai dettagli, ha dimostrato che la Bundesliga rimane sempre assai aperta e la strada per il titolo è molto, molto lunga.

Cliccando sul seguente link trovate i tabellini, le statistiche e i dati sull'andamento dell'incontro:

http://liveticker.toyota-handball-bundesliga.de/spiel_001511000000000000000000000000000001108.html

lunedì 4 ottobre 2010

Champions League. Kiel-Barcellona, ed è ancora spettacolo!

Gol ed emozioni, giocate spettacolari e parate miracolose. Tensione in campo e pubblico delle grandi(ssime) occasioni. Ed arbitri per una volta all'altezza della situazione. Era appena la seconda giornata del gruppo B delle fase a gironi, ma con tutti questi ingredienti sembrava già una finale.

E non c'è da stupirsi più di tanto, visto che le protagoniste dello scontro tra titani andato in scena ieri pomeriggio alla Sparkassen Arena non erano altro che le finaliste della passata Champions League maschile: THW Kiel e FC Barcelona. La quali, a prescindere dalle assenze (Daniel Narcisse e Kim Andersson per le 'Zebre', con Momir Ilic in campo solo per il tempo neessario a tirare un rigore, e Victor Tomàs per gli azulgrana) hanno interpretato la sfida nel migliore dei modi.

L'incontro parte sotto il segno di Thierry Omeyer, che mette la sua griffe su quattro parate 'd'autore' nei cinque minuti iniziali; peccato per lui che dall'altro lato della pista il Kiel non riesca a decollare, e che il folletto Juanín Garcia trovi il pareggio (1-1) dai sette metri. Omeyer si ripete con una parata strepitosa su Nagy, e con il Barca in superiorità numerica per l'espulsione temporanea di Jicha. Reichmann e Nøddesbo fanno 2-2, e poi se Omeyer ride (negando a Juanín lanciato in contropiede il primo vantaggio catalano), il portiere blaugrana Danjel Saric di certo non piange, e mette in mostra le sue qualità. Il serbo-bosniaco finirà l'incontro con 24 salvataggi all'attivo, ed una percentuale non lontano dal 50%.

'Saracinesca Titi' fa collezione di parate, ma non di miracoli, e non può impedire a Jesper Nøddesbo di portare i suoi avanti sul 3-2 intorno al decimo minuto. Sembra invece davvero vicino al miracolo il portentoso salvataggio di Saric su Jicha al dodicesimo. Omeyer prova a rispondere su Rutenka ma la sua prodezza è resa vana, stavolta dall'arbitro che decreta un rigore trasformato (ancora) da Juanín Garcia, artefice del primo mini-break dei suoi.

A questo punto molte squadre potrebbero già gettare la spugna, ma non certo il Kiel. Nell'ordine: Ahlm beffa Saric sul primo palo (e si arriva a metà tempo su un 3-4 che la dice tutta sulla bravura dei rispettivi portieri), Jicha dai sette metri ritrova il perfetto equilibrio tra le squadre, Omeyer disinnesca per due volte le bombe di Igropulo dalla distanza, Zeitz s'incarica di riportare avanti i tedeschi, e quindi di rispondere a Sarmiento con un'efficace penetrazione/dimostrazione di forza.

Retroguardie e portieri calano un po di intensità, ne beneficia il punteggio - specie dal lato Kiel (parziale di 5-3 in cinque minuti) - ma l'equilibrio rimane sostanzialmente inalterato, complice qualche palo di troppo da una parte e dall'altra. Almeno fino a quando, in sostituzione di un deludente Dominik Klein, arriva il 'ciclone Lundström': una tripletta dell'ala destra svedese, inframmezzata dai soliti numeri di 'Titi' fra i pali, e dal goal dell'ex Jérôme Fernandez, mandano in fuga i campioni d'Europa, e mandano in visibilio i diecimila della Sparkassen Arena, sul 12-8.

Il Barça, per giunta con un uomo in meno, sembra sull'orlo del baratro, e Jicha potrebbe spingerlo definitivamente a fondo dai sette metri, se solo un palo amico non salvasse i catalani, che quantomeno riescono a tamponare l'emorragia, anche grazie ad una rete del giovane Joan Saubich, ed a tornare negli spogliatoi dietro 'solamente' di quattro reti (10-14).

L'inizio della ripresa promette bene per i tedeschi: 'Zebre' subito in goal per il massimo vantaggio, e il poco incisivo Sorahindo spedito sulla panca dei cattivi lasciando il Barça nel bel mezzo della tempesta. Ma per quanto in difficoltà, si tratta pur sempre di una 'Barça' solida, che sa ritrovare le forze necessarie per reagire: Rocas, Entrerrios e Igropulo provano a riportare sotto la loro squadra, aiutata dal solito show di Saric e da una efficace 5-1 in difesa.

Uno degli assi nella manica del THW è la quantità di giocatori in grado di togliere le castagne dal fuoco in particolari momenti dell'incontro: se nel primo tempo era toccato ad Henrik Lundström, ora la fiammata è tutta del pivot Marcus Ahlm, che fa strage nella retroguardia avversaria e, con una straordinaria tripletta in pochi minuti, mantiene i teutonici a distanza di sicurezza, vanificando anche una rete di (pre)potenza di un Sorhaindo finalmente in grado di sfoggiare qualcosa di positivo.

Poi però lo svedese diviene protagonista negativo: si fa affibbiare un due minuti e manda Rocas sulla linea dei sette metri, consentendo al Barcellona di tenersi ancora in gioco (21-19) alle soglie dell'ultimo quarto. Per fortuna del Kiel un assurdo passaggio 'alla cieca' di Laszlo Nagy in versione Babbo Natale regala a Christian Zeitz e compagni la possibilità di tornare a più tre. L'ungherese si riscatta velocemente andando in rete, ma l'opportunità di far sentire ai tedeschi il fiato sul collo è andata, anche perché una spettacolare marcatura dall'angolo destro di Sprenger segna il passaggio ai dieci minuti conclusivi.

Andata? No, semplicemente rinviata. Daniel Sarmiento, tra i migliori dei suoi, trafigge Omeyer (meno in forma che nell'altra frazione: solo sei parate nella ripresa, opposte ai S-E-D-I-C-I interventi del primo tempo), costringendo coach Gislason a chiamare time-out su un pericoloso 23-22 ai nove della sirena. La difesa sei-zero degli uomini di Pascual si fa aggressiva (ne sa qualcosa Ahlm, ruzzolato a terra dopo un 'fraterno abbraccio' del roccioso connazionale Magnus Jernemyr) ma ciò non impedisce a Fernandez di bucarla con un tiro efficace e prezioso. La macchina della rimonta però è ormai avviata, e completa la sua opera con due velocissimi fast breaks, opera rispettivamente di Nøddesbo e Ugalde. Tanto da trovarsi sul 24-24 ai sei dalla fine. L'equilibrio è (tornato) massimo, la tensione é alle stelle, e così le emozioni.

Fernandez e Sarmiento inaugurano la lunga volata finale andando a segno dai rispettivi sei metri, quindi una bordata del giovane fenomeno Palmarsson fa esplodere i tifosi delle Zebre, e lascia esterrefatto il povero Saric. Un simile tentativo di Iker Romero si infrange sui pugni di Omeyer, tornato fenomeno al momento giusto, ma il francese nulla può fare sul successivo contropiede di Cristian Ugalde. Ed è sempre parità ai due dalla fine.

Il gioco si fa durissimo, ed è in questi frangenti che atleti come Filip Jicha sono chiamati a fare la differenza: il suo destro magico si eleva sopra il muro difensivo blaugrana e si infila tra Daniel Saric e il secondo palo della rete avversaria. Un goal inventato dal fuoriclasse boemo, a cui però replica dall'angolo destro Albert Rocas, e si entra nell'ultimo minuto come si era entrati nel primo. Una partita tutta da decidere nei sessanta secondi conclusivi.

I primi quarantadue trascorrono con il Kiel nella metà campo avversaria, e sembrano un'eternità ai tifosi della Sparkassen Arena, almeno fino a quando Jicha - di nuovo lui - si alza in volo e scarica un tiro micidiale che finisce dritto nella porta blaugrana. Nulla è deciso però: Xavi Pascual chiama un opportuno time-out e decide di togliere il portiere Saric e mettere in campo il 'rasta' Cédric Sorhaindo per ottenere un'indotta superiorità numerica. La quale da i suoi frutti: la difesa del Kiel non è all'altezza e lascia ancora una volta libero all'ala il catalanissimo Rocas, che sigilla la sua ottima prestazione battendo un Omeyer in questo caso non impeccabile, e stabilendo la parità definitiva a tre secondi dalla fine.

Le emozioni non sono finite comunque: Nagy si guadagna il rosso diretto per avere ritardato volontariamente la rimessa in gioco avversaria, e Gislason a sua volta gioca la carta 6+1 (fuori Omeyer, dentro Milutin Dragicevic), ma il tempo a disposizione è troppo poco, e l'ultimo, disperato tentativo di Jérôme Fernandez si infrange sulle braccia dei suoi ex-compagni.

Lo spettacolo termina con il Barcellona che esce imbattuto dalla tana avversaria per il secondo anno consecutivo. E se la volta scorsa era stata addirittura vittoria, quello di ieri è un pareggio che Rutenka (piuttosto deludente stavolta, al pari di Romero) e soci festeggiano alla stregua di un successo, in quanto evita tutte le implicazioni di due sconfitte consecutive al debutto di Champions, muove la classifica e manda un segnale ai rivali, che potrebbero ritrovare nuovamente più avanti nella competizione. Rimangono tuttavia i forti dubbi legati all'efficacia della manovra offensiva dei catalani.

Il Kiel a sua volta mette in mostra qualità degne di un Campione d'Europa, con un portiere marziano nella prima parte, e più che buono in generale, ma aspetta il rientro completo di Ilic e Andersson; per Narcisse si dovrà attendere fino a Marzo, anche se Fernandez, chiamato a sostituirlo, ha lasciato buone impressioni - che dovrà ad ogni modo confermare nelle prossime sfide.

Statistiche del match e situazione del Gruppo A (cliccare per ingrandire):


lunedì 31 maggio 2010

Champions League - Finale. Commenti nel dopo-partita

Parlano Gislasson, Omeyer, Lund, Pascual, Barrufet e Nøddesbo

** Alfred Gislasson, allenatore del THW Kiel: 'Non riesco ancora a prendere bene coscienza di quel che siamo riusciti a fare. Ci vorranno diversi giorni per rendersene conto. E 'stato qualcosa di incredibile e di molto difficile da descrivere, perché abbiamo superato una grande squadra. Il Barcellona ha giocato in maniera eccezionale, e sono convinto che ci incontreremo di nuovo in un'altra finale.

"Siamo stati fortunati perchè nei momenti-chiave della partita sono venuti fuori anche giocatori come Anic e Lund, che fino ad allora non avevano contribuito molto. Lo stesso Zeitz oggi ha segnato quasi tutto (quel che ha tirato). Il pubblico della Lanxess Arena ci ha aiutato molto nella rimonta'.

'So cosa prova il Barcellona, so quanto è duro, come ci sente quando si perde una finale. Io ci sono passato l'anno scorso. Mi dispiace molto per David (Barrufet) perché è un grande uomo ed un grande sportivo'.

** Thierry Omeyer, portiere del THW Kiel: 'E' stata una grande partita, con un grande ambiente. Nella prima parte non abbiamo giocato bene ma nella seconda, con il sostegno dei tifosi, siamo cresciuti e siamo riusciti a vincere. E' emozionante essere i vincitori della prima Final Four di Champions League di sempre. E' qualcosa di veramente grande. Giocare di fronte a 20.000 tifosi per due giorni consecutivi è stata un'esperienza bellissima'.

** Borge Lund, terzino destro del THW Kiel: 'E' qualcosa di assolutamente surreale. Abbiamo sofferto per quasi tutta la partita e alla fine ce l'abbiamo fatta. Siamo riusciti a portare a casa la Coppa dopo che abbiamo cominciato a far funzionare le difesa, e il portiere ha fatto molto bene. Adesso sono entrato nella storia (in qualità di il primo norvegese a vincere a la Champions League, ndr), ma lo avrei fatto anche in caso di sconfitta, come il primo a perdere tre finali di seguito. Certo entrarci in questo modo è preferibile ...'.



** Xavier Pascual, allenatore del Barcellona Borges, si è rifiutato di accampare l'arbitraggio come scusa, e ha detto che 'Il Kiel ha meritato la vittoria sul campo, e io mi devo congratulare con loro. Certo che con così tanti tifosi è più facile vincere; tutti vorremmo avere una tifoseria come questa, non soltanto oggi ma in tutte le partite'.

'Sono contento del lavoro della squadra. Abbiamo fatto un ottimo primo tempo, che ci ha permesso di rimanere sempre avanti nel punteggio. Poi nel secondo tempo, abbiamo sbagliato molti tiri e questo ha permesso di Kiel di riportarsi in partita. Ci aspettavamo la difesa 5-1 su Rutenka, e siamo riusciti a farvi fronte bene in quanto siamo riusciti a procurarci numerosi tiri da posizione favorevole. Li abbiamo sbagliati per merito di un Omeyer particolarmente ispirato, e questo ha definitivamente consentito al Kiel di rientrare. Non credo che fosse necessario chiamare un time-out prima (di quando l'ho fatto)'.

Infine il coach 'prodotto della casa' blaugrana si è congratulato con l'EHF per il modo in cui hanno organizzato un evento 'importantissimo per il nostro sport. Si è trattato di uno spettacolo incredibile'.

** David Barrufet, portiere del Barcellona Borges: 'Abbandono la pallamano triste per non essere riuscito a conquistare un ottavo titolo europeo, ma contento perché ho trovato molti amici e ottimi ricordi. La mia vita è sempre stata legata al balonmano, e continuerà ad esserlo. Sarò sempre a disposizione della pallamano spagnola quando avrà bisogno di me. Oggi abbiamo giocato una partita completa fino al 45° minuto. Da quel momento abbiamo sbagliato molti tiri, Omeyer è stato efficacissimo, e pure la fortuna non ci ha assistito in quanto abbiamo più volte colpito i pali avversari e loro ne hanno subito approfittato per farci molto danno in contropiede'.

** Jesper Nøddesbo (Barcellona Borges) ha giocato molto bene, ma il suo bottino personale non ha addolcito molto la pillola amara della sconfitta: 'Non è facile spiegare cosa sia andato storto. Direi che nel secondo tempo abbiamo giocato un po' con il freno a mano tirato, senza dare tutto. Così il Kiel è tornato in partita, e di conseguenza noi siamo diventati più nervosi. Ma non è stata tutta colpa nostra, anche Omeyer si è dimostrato molto bravo a chiuderci lo specchio della porta'. Il pivot danese dovrebbe a breve rinnovare il contratto con il suo attuale club, e sarà inoltre di ritorno nella nazionale del suo paese, impegnata a Giugno in amichevoli ed incontri di qualificazione ai Mondiali 2011.
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