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giovedì 27 gennaio 2011

MONDIALI MASCHILI 2011: La Spagna? Meno dura dei francesi, ma sempre forte ...

I danesi rispettano la Spagna, ma sono convinti che affrontare gli iberici sia comunque più agevole che trovarsi di fronte in semifinale i campionissimi della Francia. E' quanto emerso da un articolo pubblicato sulla versione online del quotidiano di Madrid Marca.

A cominciare dal veterano Lars Christiansen (foto sotto, cliccare per ingrandire): 'Credo che il nostro compito sarà più facile che in una eventuale partita contro la Francia. Gli spagnoli sono bravi e rapidi in fase offensiva, ma la loro forma di gioco si adatta bene ai nostri giocatori molto forti fisicamente. Dobbiamo contenerli al centro, perché è lì che vorranno infilarsi' ha detto il 38enne del KIF Kolding.


Dello stesso parere è Michael V. Knudsen, convinto che l'imbattuta Danimarca, piena di fiducia nei suoi mezzi dopo le prestazioni sfornate nel cammino verso le semifinali, sia in grado di superare qualunque avversario, per quanto il pivot scandinavo ammetta che la partita contro la squadra di Valero Rivera sarà "molto più difficile", di quelle fino adesso disputate nel torneo.

Lo stesso coach Ulrik Wilbek ritiene che la sfida con la Spagna sia un gradino più ardua delle precedenti e che, in ragione dello stile di gioco di entrambe le formazioni, il ritmo dell'incontro sarà elevato: 'ci sarà molto da correre, loro corrono quanto noi. Giocano in modo fantastico'. Il veterano delle panchine danesi ha aggiunto che se la Danimarca si dimostrerà capace di giocare al massimo livello, avrà buone possibilità (di farcela) contro gli spagnoli.


Chi può parlare dei rivali con assoluta cognizione di causa è Jesper Nøddesbo, pivot danese del Barcellona (squadra con giocatori presenti in tutte e quattro le semifinaliste), il quale venerdì alla Kristianstad Arena si troverà di fronte più di un compagno di club: 'loro hanno costruito un gruppo forte, in grado di giocare in maniera solida, ed assai più 'collettiva' che in passato. Ma al tempo stesso sono molto bravi a livello individuale e sanno muovere la palla velocemente'. Il nordico specialista dai sei metri ha inoltre evidenziato la bravura dei suoi colleghi 'di reparto' spagnoli e la pericolosità di un 'contrattacco incredibilmente veloce', così come del portiere Arpad Sterbik, un elemento 'sgradito agli avversari'. Ma solo a causa delle sue grandi qualità.

Insomma, forse la Spagna farà anche tremare i polsi meno della macchina da vittorie transalpina, ma nello staff danese non ci si illude troppo: non sarà facile, il rivale è di quelli da prendere con le molle.

lunedì 4 ottobre 2010

Champions League. Kiel-Barcellona, ed è ancora spettacolo!

Gol ed emozioni, giocate spettacolari e parate miracolose. Tensione in campo e pubblico delle grandi(ssime) occasioni. Ed arbitri per una volta all'altezza della situazione. Era appena la seconda giornata del gruppo B delle fase a gironi, ma con tutti questi ingredienti sembrava già una finale.

E non c'è da stupirsi più di tanto, visto che le protagoniste dello scontro tra titani andato in scena ieri pomeriggio alla Sparkassen Arena non erano altro che le finaliste della passata Champions League maschile: THW Kiel e FC Barcelona. La quali, a prescindere dalle assenze (Daniel Narcisse e Kim Andersson per le 'Zebre', con Momir Ilic in campo solo per il tempo neessario a tirare un rigore, e Victor Tomàs per gli azulgrana) hanno interpretato la sfida nel migliore dei modi.

L'incontro parte sotto il segno di Thierry Omeyer, che mette la sua griffe su quattro parate 'd'autore' nei cinque minuti iniziali; peccato per lui che dall'altro lato della pista il Kiel non riesca a decollare, e che il folletto Juanín Garcia trovi il pareggio (1-1) dai sette metri. Omeyer si ripete con una parata strepitosa su Nagy, e con il Barca in superiorità numerica per l'espulsione temporanea di Jicha. Reichmann e Nøddesbo fanno 2-2, e poi se Omeyer ride (negando a Juanín lanciato in contropiede il primo vantaggio catalano), il portiere blaugrana Danjel Saric di certo non piange, e mette in mostra le sue qualità. Il serbo-bosniaco finirà l'incontro con 24 salvataggi all'attivo, ed una percentuale non lontano dal 50%.

'Saracinesca Titi' fa collezione di parate, ma non di miracoli, e non può impedire a Jesper Nøddesbo di portare i suoi avanti sul 3-2 intorno al decimo minuto. Sembra invece davvero vicino al miracolo il portentoso salvataggio di Saric su Jicha al dodicesimo. Omeyer prova a rispondere su Rutenka ma la sua prodezza è resa vana, stavolta dall'arbitro che decreta un rigore trasformato (ancora) da Juanín Garcia, artefice del primo mini-break dei suoi.

A questo punto molte squadre potrebbero già gettare la spugna, ma non certo il Kiel. Nell'ordine: Ahlm beffa Saric sul primo palo (e si arriva a metà tempo su un 3-4 che la dice tutta sulla bravura dei rispettivi portieri), Jicha dai sette metri ritrova il perfetto equilibrio tra le squadre, Omeyer disinnesca per due volte le bombe di Igropulo dalla distanza, Zeitz s'incarica di riportare avanti i tedeschi, e quindi di rispondere a Sarmiento con un'efficace penetrazione/dimostrazione di forza.

Retroguardie e portieri calano un po di intensità, ne beneficia il punteggio - specie dal lato Kiel (parziale di 5-3 in cinque minuti) - ma l'equilibrio rimane sostanzialmente inalterato, complice qualche palo di troppo da una parte e dall'altra. Almeno fino a quando, in sostituzione di un deludente Dominik Klein, arriva il 'ciclone Lundström': una tripletta dell'ala destra svedese, inframmezzata dai soliti numeri di 'Titi' fra i pali, e dal goal dell'ex Jérôme Fernandez, mandano in fuga i campioni d'Europa, e mandano in visibilio i diecimila della Sparkassen Arena, sul 12-8.

Il Barça, per giunta con un uomo in meno, sembra sull'orlo del baratro, e Jicha potrebbe spingerlo definitivamente a fondo dai sette metri, se solo un palo amico non salvasse i catalani, che quantomeno riescono a tamponare l'emorragia, anche grazie ad una rete del giovane Joan Saubich, ed a tornare negli spogliatoi dietro 'solamente' di quattro reti (10-14).

L'inizio della ripresa promette bene per i tedeschi: 'Zebre' subito in goal per il massimo vantaggio, e il poco incisivo Sorahindo spedito sulla panca dei cattivi lasciando il Barça nel bel mezzo della tempesta. Ma per quanto in difficoltà, si tratta pur sempre di una 'Barça' solida, che sa ritrovare le forze necessarie per reagire: Rocas, Entrerrios e Igropulo provano a riportare sotto la loro squadra, aiutata dal solito show di Saric e da una efficace 5-1 in difesa.

Uno degli assi nella manica del THW è la quantità di giocatori in grado di togliere le castagne dal fuoco in particolari momenti dell'incontro: se nel primo tempo era toccato ad Henrik Lundström, ora la fiammata è tutta del pivot Marcus Ahlm, che fa strage nella retroguardia avversaria e, con una straordinaria tripletta in pochi minuti, mantiene i teutonici a distanza di sicurezza, vanificando anche una rete di (pre)potenza di un Sorhaindo finalmente in grado di sfoggiare qualcosa di positivo.

Poi però lo svedese diviene protagonista negativo: si fa affibbiare un due minuti e manda Rocas sulla linea dei sette metri, consentendo al Barcellona di tenersi ancora in gioco (21-19) alle soglie dell'ultimo quarto. Per fortuna del Kiel un assurdo passaggio 'alla cieca' di Laszlo Nagy in versione Babbo Natale regala a Christian Zeitz e compagni la possibilità di tornare a più tre. L'ungherese si riscatta velocemente andando in rete, ma l'opportunità di far sentire ai tedeschi il fiato sul collo è andata, anche perché una spettacolare marcatura dall'angolo destro di Sprenger segna il passaggio ai dieci minuti conclusivi.

Andata? No, semplicemente rinviata. Daniel Sarmiento, tra i migliori dei suoi, trafigge Omeyer (meno in forma che nell'altra frazione: solo sei parate nella ripresa, opposte ai S-E-D-I-C-I interventi del primo tempo), costringendo coach Gislason a chiamare time-out su un pericoloso 23-22 ai nove della sirena. La difesa sei-zero degli uomini di Pascual si fa aggressiva (ne sa qualcosa Ahlm, ruzzolato a terra dopo un 'fraterno abbraccio' del roccioso connazionale Magnus Jernemyr) ma ciò non impedisce a Fernandez di bucarla con un tiro efficace e prezioso. La macchina della rimonta però è ormai avviata, e completa la sua opera con due velocissimi fast breaks, opera rispettivamente di Nøddesbo e Ugalde. Tanto da trovarsi sul 24-24 ai sei dalla fine. L'equilibrio è (tornato) massimo, la tensione é alle stelle, e così le emozioni.

Fernandez e Sarmiento inaugurano la lunga volata finale andando a segno dai rispettivi sei metri, quindi una bordata del giovane fenomeno Palmarsson fa esplodere i tifosi delle Zebre, e lascia esterrefatto il povero Saric. Un simile tentativo di Iker Romero si infrange sui pugni di Omeyer, tornato fenomeno al momento giusto, ma il francese nulla può fare sul successivo contropiede di Cristian Ugalde. Ed è sempre parità ai due dalla fine.

Il gioco si fa durissimo, ed è in questi frangenti che atleti come Filip Jicha sono chiamati a fare la differenza: il suo destro magico si eleva sopra il muro difensivo blaugrana e si infila tra Daniel Saric e il secondo palo della rete avversaria. Un goal inventato dal fuoriclasse boemo, a cui però replica dall'angolo destro Albert Rocas, e si entra nell'ultimo minuto come si era entrati nel primo. Una partita tutta da decidere nei sessanta secondi conclusivi.

I primi quarantadue trascorrono con il Kiel nella metà campo avversaria, e sembrano un'eternità ai tifosi della Sparkassen Arena, almeno fino a quando Jicha - di nuovo lui - si alza in volo e scarica un tiro micidiale che finisce dritto nella porta blaugrana. Nulla è deciso però: Xavi Pascual chiama un opportuno time-out e decide di togliere il portiere Saric e mettere in campo il 'rasta' Cédric Sorhaindo per ottenere un'indotta superiorità numerica. La quale da i suoi frutti: la difesa del Kiel non è all'altezza e lascia ancora una volta libero all'ala il catalanissimo Rocas, che sigilla la sua ottima prestazione battendo un Omeyer in questo caso non impeccabile, e stabilendo la parità definitiva a tre secondi dalla fine.

Le emozioni non sono finite comunque: Nagy si guadagna il rosso diretto per avere ritardato volontariamente la rimessa in gioco avversaria, e Gislason a sua volta gioca la carta 6+1 (fuori Omeyer, dentro Milutin Dragicevic), ma il tempo a disposizione è troppo poco, e l'ultimo, disperato tentativo di Jérôme Fernandez si infrange sulle braccia dei suoi ex-compagni.

Lo spettacolo termina con il Barcellona che esce imbattuto dalla tana avversaria per il secondo anno consecutivo. E se la volta scorsa era stata addirittura vittoria, quello di ieri è un pareggio che Rutenka (piuttosto deludente stavolta, al pari di Romero) e soci festeggiano alla stregua di un successo, in quanto evita tutte le implicazioni di due sconfitte consecutive al debutto di Champions, muove la classifica e manda un segnale ai rivali, che potrebbero ritrovare nuovamente più avanti nella competizione. Rimangono tuttavia i forti dubbi legati all'efficacia della manovra offensiva dei catalani.

Il Kiel a sua volta mette in mostra qualità degne di un Campione d'Europa, con un portiere marziano nella prima parte, e più che buono in generale, ma aspetta il rientro completo di Ilic e Andersson; per Narcisse si dovrà attendere fino a Marzo, anche se Fernandez, chiamato a sostituirlo, ha lasciato buone impressioni - che dovrà ad ogni modo confermare nelle prossime sfide.

Statistiche del match e situazione del Gruppo A (cliccare per ingrandire):


lunedì 14 giugno 2010

Domenica 13 Giugno: Playoff Mondiali 2011. Successo polacco in amichevole.

Nelle altre quattro partite del giorno, relative ai playoff per l'accesso alla fase finale del Mondiale svedese del 2011, netto successo della Russia, che ipoteca la qualificazione, sulla Romania alla Sala Polivalenta di Bucarest. Di fronte a soltanto 1.5000 spettatori circa (molti meno che in occasione della finale di Champions femminile tra Oltchim e Viborg), ma in un'atmosfera comunque 'surriscaldata' a sufficienza dai tifosi locali, i rumeni tengono testa ai più quotati avversari per buona parte dell'incontro ma devono alla fine cedere di quattro.

Anche la Danimarca è ormai ben oltre metà dell'opera dopo aver sconfitto la Svizzera di cinque lunghezze di fronte agli oltre 4.500 tifosi del palazzetto di Brondby. Le reti di Mikkel Hansen e le parate di Niklas Landin stanno alla base del successo scandinavo, maturato nel primo tempo (in cui la Danimarca è andata a segno in contropiede ben sei volte) a dispetto di un inizio di partita piuttosto deludente. Buona la prova di Jesper Nøddesbo, al suo ritorno in nazionale dopo lungo tempo.

Vittoria esterna preziosa, anche se con il minimo scarto, della Spagna nel derby iberico. La forza dei contrattacchi spagnoli regala loro il successo nonostante la resistenza offerta dai lusitani, ed in particolar modo dal portiere Hugo Figueira, bravo a neutralizzare tre dei cinque rigori assegnati ai rivali nel corso del primo tempo. Nemmeno l'infortunio al centrale portoghese Carlos Carneiro sembra aiutare più di tanto gli ospiti, che pure vanno sul più quattro (18-22) nella ripresa, ma devono tenere a bada il ritorno degli entusiasti padroni di casa nel finale.

Infine, il più due - tra le mura amiche - degli sloveni sull'Ungheria lascia ancora i giochi aperti in vista del ritorno in programma domenica prossima. Primi trenta minuti equilibrati, anche se con i magiari avanti per la maggior parte del tempo. Nella ripresa ospiti ancora in vantaggio sul 19-17, ma un parziale di 4-0 rimette le cose in sesto per gli uomini di Zvonimir Serdarušić, il cui miglior marcatore nell'incontro è Ales Pajovič. Si continua punto a punto fino al 23-23, poi un nuovo mini-break porta gli sloveni sul 27-24, seppure un cartellino rosso a Luka Žvižej per un colpo proibito al Cubano-ungherese Carlos Pérez, ed un sette metri messo a frutto dagli ospiti verso la sirena, complichino le cose agli slavi. Ottimo Gergö Iváncsik che finisce in doppia cifra per gli ungheresi.

Campionati Mondiali Svezia 2011:
Play-off di Qualificazione - Andata


** Slovenia - Ungheria 27-25 (12-12)
Slovenia: Skok (2 parate), Škof (9 parate), Vugrinec 4, Pucelj 1, Kavtičnik 3 ( 2 rig.), Miklavčič 2, Skube 1, Špiler 1, Pajovič 5, Gajič 1, Cehte, Miha Žvižej 1, Luka Žvižej 2 (1 rig.), Zorman 6.
Ungheria: Fazekas (13 parate), Mikler, Ilyes, Moscai 2, Gal 3, Gergö Iváncsik 10 (5 rig.), Tamás Iváncsik 1, Pérez 4, Laluska 2, Gulyas, Herbert, Eklemović 2, Schuch 1, Lekai.

** Romania - Russia 28-32 (10-12)
Romania: Ghionea 5, Csepreghi 5, Florea 3, Novanc 3, Sadoveac 3, Şania 3, Sadoveac 3, Sabou 1, Jurcă 1, Stamate 1.
Russia: Aslanian 6, Koksarov 6, Starik 5, Kovalev 3, Cipurin 3, Rasvortev 2, Siskarev 2, Lusnikov 1 Kamanin 1, Filipov 1, Dibirov 1, Ivanov 1.

** Portogallo - Spagna 26-27 (14-14)
Portogallo: Hugo Figueira, David Tavares (2), Cláudio Pedroso (6), Carlos Carneiro, Fábio Magalhães (5), Pedro Solha (3, Tiago Rocha (1), Inácio Carmo (1), Nuno Pereira (3), José Costa (2), João Lopes, Dário Andrade (3).
Spagna: Arad Sterbik, José Javier Hombrados, Víctor Tomás (2), Eduardo Gurbindo, Chema Rodríguez (4), Aguinagalde Akizu, Raúl Entrerríos (4), Juanín García (7), Viran Morros (3), Carlos Prieto, Cristian Malmagro (2), Roberto García Parrondo (5), Óscar Perales, Rubén Garabaya.

** Danimarca - Svizzera 32-27 (17-11)
Danimarca: Mikkel Hansen 8, Lars Christiansen 6 (2 rig.), Jesper Nøddesbo 5, Thomas Mogensen 2, Mads Christiansen 2, Nikolaj Markussen 2, Kasper Søndergaard 2, Kasper Nielsen 2, Hans Ottar Lindberg, Bo Spellerberg 1.
Svizzera: David Graubner 5, Manuel Liniger 5 (1 rig.), Iwan Ursic 5, Oliver Scheuner 3, Alen Milosevic 3, Andre Schmid 2, Marko Vukelic 2, Marco Kurth 1, Daniel Fellmann 1.

Infine, secondo successo della Polonia sulla Croazia in altrettante amichevoli. Slawomir Szmal (ottimo anche stavolta tra i pali, tanto da concedere il secondo goal agli avversari solo dopo una dozzina di minuti) e compagni vincono per 24-19 (primo tempo 11-8). Bene i polacchi in tutta la fase difensiva, male Domagoj Duvnjak, che trova la via delle rete soltanto dopo 43 minuti, non prima che i padroni di casa fossero volati su un massimo vantaggio di sei lunghezze (17-11) al trentanovesimo.

Ricordiamo che il precedente match tra le due nazionali era stato caratterizzato dal gravissimo infortunio (rottura del bulbo oculare sinistro, cliccare sull'immagine sopra per ingrandire) di Karol Bielecki, che è stato operato una seconda volta ad Heidelberg, in Germania. Le condizioni dell'occhio rimangono serie, anche se è stata notata qualche evoluzione in senso positivo, come la risposta a stimoli luminosi.

** Amichevole: Polonia - Croazia 24-19 (11-8)
Polonia: Sławomir Szmal, Adam Malcher, Piotr Wyszomirski - Bartosz Jurecki 1, Tomasz Tłuczyński 2, Marcin Lijewski 3, Bartłomiej Jaszka 3, Mateusz Jachlewski 3, Daniel Żółtak, Kamil Krieger, Mateusz Zaremba 2, Michał Adamuszek 3, Robert Orzechowski 4, Maciej Mroczkowski, Rafał Gliński 3.
Croazia: Ante Vukas, Ivan Pesic, Marin Sego - Antonio Kovacevic 1, Zlatko Horvat 3, Nikola Spelic 1, Manuel Strlek 2, Ivan Cupic 4, Zeljko Musa, Goran Bogunovic 1, Marino Maric 2, Domagoj Duvnjak 2, Alen Blazević 2, Vedran Banić 1.
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lunedì 31 maggio 2010

Champions League - Finale. Commenti nel dopo-partita

Parlano Gislasson, Omeyer, Lund, Pascual, Barrufet e Nøddesbo

** Alfred Gislasson, allenatore del THW Kiel: 'Non riesco ancora a prendere bene coscienza di quel che siamo riusciti a fare. Ci vorranno diversi giorni per rendersene conto. E 'stato qualcosa di incredibile e di molto difficile da descrivere, perché abbiamo superato una grande squadra. Il Barcellona ha giocato in maniera eccezionale, e sono convinto che ci incontreremo di nuovo in un'altra finale.

"Siamo stati fortunati perchè nei momenti-chiave della partita sono venuti fuori anche giocatori come Anic e Lund, che fino ad allora non avevano contribuito molto. Lo stesso Zeitz oggi ha segnato quasi tutto (quel che ha tirato). Il pubblico della Lanxess Arena ci ha aiutato molto nella rimonta'.

'So cosa prova il Barcellona, so quanto è duro, come ci sente quando si perde una finale. Io ci sono passato l'anno scorso. Mi dispiace molto per David (Barrufet) perché è un grande uomo ed un grande sportivo'.

** Thierry Omeyer, portiere del THW Kiel: 'E' stata una grande partita, con un grande ambiente. Nella prima parte non abbiamo giocato bene ma nella seconda, con il sostegno dei tifosi, siamo cresciuti e siamo riusciti a vincere. E' emozionante essere i vincitori della prima Final Four di Champions League di sempre. E' qualcosa di veramente grande. Giocare di fronte a 20.000 tifosi per due giorni consecutivi è stata un'esperienza bellissima'.

** Borge Lund, terzino destro del THW Kiel: 'E' qualcosa di assolutamente surreale. Abbiamo sofferto per quasi tutta la partita e alla fine ce l'abbiamo fatta. Siamo riusciti a portare a casa la Coppa dopo che abbiamo cominciato a far funzionare le difesa, e il portiere ha fatto molto bene. Adesso sono entrato nella storia (in qualità di il primo norvegese a vincere a la Champions League, ndr), ma lo avrei fatto anche in caso di sconfitta, come il primo a perdere tre finali di seguito. Certo entrarci in questo modo è preferibile ...'.



** Xavier Pascual, allenatore del Barcellona Borges, si è rifiutato di accampare l'arbitraggio come scusa, e ha detto che 'Il Kiel ha meritato la vittoria sul campo, e io mi devo congratulare con loro. Certo che con così tanti tifosi è più facile vincere; tutti vorremmo avere una tifoseria come questa, non soltanto oggi ma in tutte le partite'.

'Sono contento del lavoro della squadra. Abbiamo fatto un ottimo primo tempo, che ci ha permesso di rimanere sempre avanti nel punteggio. Poi nel secondo tempo, abbiamo sbagliato molti tiri e questo ha permesso di Kiel di riportarsi in partita. Ci aspettavamo la difesa 5-1 su Rutenka, e siamo riusciti a farvi fronte bene in quanto siamo riusciti a procurarci numerosi tiri da posizione favorevole. Li abbiamo sbagliati per merito di un Omeyer particolarmente ispirato, e questo ha definitivamente consentito al Kiel di rientrare. Non credo che fosse necessario chiamare un time-out prima (di quando l'ho fatto)'.

Infine il coach 'prodotto della casa' blaugrana si è congratulato con l'EHF per il modo in cui hanno organizzato un evento 'importantissimo per il nostro sport. Si è trattato di uno spettacolo incredibile'.

** David Barrufet, portiere del Barcellona Borges: 'Abbandono la pallamano triste per non essere riuscito a conquistare un ottavo titolo europeo, ma contento perché ho trovato molti amici e ottimi ricordi. La mia vita è sempre stata legata al balonmano, e continuerà ad esserlo. Sarò sempre a disposizione della pallamano spagnola quando avrà bisogno di me. Oggi abbiamo giocato una partita completa fino al 45° minuto. Da quel momento abbiamo sbagliato molti tiri, Omeyer è stato efficacissimo, e pure la fortuna non ci ha assistito in quanto abbiamo più volte colpito i pali avversari e loro ne hanno subito approfittato per farci molto danno in contropiede'.

** Jesper Nøddesbo (Barcellona Borges) ha giocato molto bene, ma il suo bottino personale non ha addolcito molto la pillola amara della sconfitta: 'Non è facile spiegare cosa sia andato storto. Direi che nel secondo tempo abbiamo giocato un po' con il freno a mano tirato, senza dare tutto. Così il Kiel è tornato in partita, e di conseguenza noi siamo diventati più nervosi. Ma non è stata tutta colpa nostra, anche Omeyer si è dimostrato molto bravo a chiuderci lo specchio della porta'. Il pivot danese dovrebbe a breve rinnovare il contratto con il suo attuale club, e sarà inoltre di ritorno nella nazionale del suo paese, impegnata a Giugno in amichevoli ed incontri di qualificazione ai Mondiali 2011.
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domenica 30 maggio 2010

Champions League Finale: Kiel - Barcellona 36-34

Il THW Kiel è campione d'Europa. Proprio come ieri, i tedeschi si sono resi protagonisti di una grandissima rimonta nell'ultima parte dell'incontro, e se nel primo caso la vittima era stata il Ciudad Real, anche oggi a bocca asciutta, dopo avere assaporato per lungo tempo il gusto della vittoria, è rimasta una squadra iberica, il Barcellona ha cui non è bastato un grandissimo David Barrufet (al quale per altro ha risposto da par suo 'il solito' Thierry Omeyer, per l'ennesima volta tanto decisivo nella sua bravura quanto irritante in certi atteggiamenti).

Catalani avanti praticamente per tre quarti dell'incontro, ma sopraffatti dalla maggiore grinta e determinazione dei 'padroni di casa' usciti alla distanza, e ancora una volta spinti da un pubblico eccezionale, per tornare sul gradino più alto della massima competizione continentale.

La Germania così conquista uno storico 'triplete' in pochi giorni: giovedì il Gummersbach vincitore della Coppa Coppe, ieri il TBV Lemgo in EHF Cup, ed oggi il Kiel dei campionissimi - da Jicha a Narcisse, da Zeitz allo stesso Omeyer naturalmente - a completare l'opera.



Come nel match di ieri i primi minuti sono spettacolari, anche se stavolta sono i rispettivi attacchi a partire con l'intensità giusta. Le difese non riescono a prendere le misure con le buone, e allora ci provano con le cattive, tanto che ben tre giocatori (Jernemyr, Ahlm, Nagy) finiscono presto sulla panca dei puniti, e nel quarto iniziale Juanin Garcìa è già andato tre volte a segno dai sette metri.

I rigori della piccola grande ala sinistra spagnola contribuiscono alla buona partenza dei blaugrana, forse non travolgenti come ieri - d'altronde il rivale è ben diverso - ma pur sempre capaci di portarsi sul 10-7. Saric ed Omeyer sembrano insolitamente fuori forma però, e vengono entrambi sostituiti. Con buoni risultati almeno per il Barcellona, che trova un David Barrufet determinato a lasciare il segno nell'ultimo atto di una straordinaria carriera: la sua prestazione aiuta gli uomini di Xavi Pascual ad allungare fino ad un promettente 15-10 al diciannovesimo, spingendo Gislasson a chiamare un necessario time-out, con il Barça all'ottantotto percento di efficacia al tiro ed i suoi intorno al cinquanta.

Thierry Omeyer oggi è in versione 'diesel'. Dopo un inizio lento, torna in campo e comincia a calibrare. Se poi ci si mettono anche Jicha, Klein e Zeitz dall'altra parte del rettangolo di gioco, per i tedeschi diventa facile riaprire i giochi, portandosi sul 15-17 ai cinque dall'intervallo. Successivamente l'estremo difensore del Kiel fa un po' di teatro ritardando una rimessa avversaria, ma ogni tanto sembra che nella pallamano ci sia una sorta di 'Lodo Omeyer' per cui al portiere francese viene consentito un po' tutto ...

Meno bene va a Borge Lund quando decide di risolvere a 'sportellate' il derby scandinavo con Jesper Noddesbo; i relativi due minuti affibbiati al norvegese lasciano le zebre in inferiorità numerica fino alla conclusione del tempo. Per loro fortuna, il tiro di Igropulo a fil di sirena si stampa contro il palo. E' forse un segno del destino: sotto 'soltanto' di tre (17-20) all'intervallo, il Kiel rimane comunque ancora in gioco.

Al ritorno in campo Omeyer continua la sua progressione con nuove, mirabolanti parate, di cui i suoi compagni non approfittano più di tanto. Una sola rete su cinque possessi per il Kiel, soprattutto a causa di quella frenesia che, per esempio, porta Jicha a cercare un'impossibile soluzione da quasi metà campo, mentre c'erano ben altre e migliori alternative per finalizzare un contropiede. Juanin Garcia punisce due volte (entrambe dai sette metri) le imprecisioni offensive delle 'zebre', e con un altra rete dell'ottimo Noddesbo si ritorna sul più cinque per Il Barça, e sul time-out per il Kiel. Una buona circolazione di palla in attacco e la scarsa capacità avversaria di trovare la via della porta (con Zeitz e soprattutto Jicha come eccezioni) sembravano indirizzare la coppa sulla via del Mediterraneo.

Ma ecco che, proprio come il giorno precedente, i campioni (anche futuri, secondo logica ...) di Germania trovano la forza di reagire e ribaltare la situazione. Il motore della riscossa è ovviamente la saracinesca umana del Kiel, che aveva appena salvato la squadra dal tracollo definitivo, ma anche la nuova difesa mista su Rutenka fa il proprio dovere mandando in crisi la manovra blaugrana in un ultimo quarto disastroso per i catalani. Con un veloce 3-0, opera di Zeitz, Narcisse e di un contropiede di Lundström dove si può cogliere tutta la grinta e la rabbia dei tedeschi, il Kiel è già a metà della 'remontada', e i suoi ventimila tifosi circa tornano a ruggire.

Né l'ennesimo (giusto) rigore trasformato da Juanin né una doppietta di Noddesbo - a Barcellona farebbero un errore STRATOSFERICO se dovessero lasciarlo partire - mettono il Barça al riparo; il Kiel è ormai diventata una perfetta macchina da guerra, dove riesce a segnare ... perfino Borge Lund (!!). Omeyer continua il suo show. Danijel Saric, ritornato al posto di un Barrufet a cui non si può chiedere di tenere il campo per tre quarti d'incontro, continua a non prenderne una, e si arriva agli ultimi dieci minuti con i catalani che sentono il fiato sul collo: solo 29-28 per gli uomini del presidente Laporta, che le telecamere inquadrano sempre più preoccupato.

Ne ha ben donde: Christian Zeitz pareggia sorprendendo una difesa quasi paralizzata, Omeyer neutralizza Sarmiento (non esattamente decisivo oggi) ed Henrik Lundström porta il THW avanti per la prima volta. Una sequenza micidiale che, oltre a costringere Xavi Pascual a chiamare time-out con colpevole ritardo, fa esplodere la Lanxess Arena, ma non basta: adesso c'è da aprire un gap che possa mettere al sicuro la vittoria di cui ormai tutti sentono il profumo nell'aria. Detto fatto: Ilic su rigore, Narcisse in contropiede e Zeitz, ed è 33-30.

Il Barça ha un'ultima impennata d'orgoglio, che non poteva avere altro protagonista se non Juanin Garcìa, a segno dall'angolo sinistro e dai sette metri. Ma se ci si mette pure il veterano Peter Gentzel, che para un ultimo rigore al fino allora infallibile spagnolo, vuol dire che è proprio finita. La 4-2 ordinata da Pascual non porta frutti, nemmeno Barrufet fa più miracoli, e quando Jicha (ancora lui, e fanno undici goal in totale) scarica dentro la porta rivale il 36-34, i giocatori possono festeggiare. Qualcuno nel modo sbagliato: Omeyer (chi altri?) non trova di meglio che andare a provocare alcuni avversari di fronte alla loro panchina; ne nasce una mezza rissa (soprattutto con Rocas) che termina con David Barrufet a cercare di spiegare al suo collega che certe cose sarebbe meglio evitarle.

In termini di classe, tra i due portieri non c'è proprio storia. Ma in termini di capacità di fare il proprio lavoro nel migliore dei modi, Thierry Omeyer ha pochi rivali, e la Coppa quest'anno la alza lui. Una fine crudele e magari ingiusta per la bella favola di Barrufet, ma anche questo fa parte dello sport.

Secondo successo nella competizione per i tedeschi, dopo quello del 2007 a spese dei connazionali del Flensburg, e vendetta sul Barça servita molto fredda, a dieci anni dalla sfida perduta nel lontano 2000. Il Kiel ha approfittato del fattore campo e, come già detto dopo il match precdente, della Formula F4 (in caso di andata-ritorno, le cose sarebbero magari andate diversamente). E con le prossime edizioni forse ancora in terra di Germania, non è detto che non si apra addirittura un ciclo …
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martedì 11 maggio 2010

Brevissime dell'11 Maggio 2010

** Le voci che, dopo Mirza Dzomba, volevano anche Kiril Lazarov via da Zagabria hanno trovato conferma pure sul sito dell'EHF. 'Vittima' della nuova politica societaria del Croatia Osiguranje (meno soldi per gli stipendi dei campioni, più denaro da investire nel settore giovanile), la macchina da goal macedone potrebbe tornare in patria tra le fila del Metalurg Skopje, il cui coach, 'un certo' Lino Červar, ha confermato le trattative in corso fra la dirigenza della squadra e l'asso balcanico.

** Javier Hombrados, portiere del Ciudad Real e della nazionale spagnola, ha confidato in un'intervista a Marca che si augura di avere un derby iberico nella finalissima di Champions a Colonia. Speranze che in effetti hanno in molti, sia in Castiglia-La Mancha che a Barcellona.

** Parlando del Barça, la 'telenovela Jesper Nøddesbo' sembra ora prendere una piega favorevole ai catalani. Mentre voci della settimana scorsa davano per certo il ritorno in patria del danese, che avrebbe presto firmato per il KIF Kolding, adesso pare vicino un rinnovo del contratto con il club presieduto (fino a Giugno) da Joan Laporta.

** Resta dov'è sicuramente Lotte Grigel. Forse il più grande talento Under 20 della pallamano femminile danese, tanto da aver già debuttato in nazionale maggiore quando aveva 17 anni, la Grigel (curiosamente nata nelle stesso giorno di Nora Mørk, miglior Under 20 attualmente in Norvegia, il 05 Aprile 1991) ha sciolto le riserve e confermato che continuerà a giocare per il Team Esbjerg.

** Nessuna continuità invece per Kristine Lunde-Borgersen. La trentenne nazionale norvegese ha ufficializzato il suo passaggio, dalla prossima stagione, all'Hypo-NÖ, con il quale ha firmato un contratto di un anno con opzione di rinnovo per un'altra stagione. Questa volta dunque le gemelle Lunde verranno davvero separate, anche se solo dalle poche decine di chilometri che dividono Györ (dove sarà di casa Katrine) da Vienna.